giovedì 23 luglio 2015

Operazione "Purgatorio". Le attività dei tombaroli. In via De Gasperi 2 il punto focale.




Vibo Valentia. Via Alcide De Gasperi n.2. E’ questo uno dei punti focali dell’operazione “Purgatorio”, condotta dai carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale della Calabria e del Ros, coordinata dalla Dda di Catanzaro, su un traffico di reperti archeologici. Al centro della corposa inchiesta i “tombaroli”, archeologi clandestini al servizio del mercato illegale di opere d’arte di epoca remotissima, trafugati in Italia, ma più spesso all’estero.
Le indagini dei Carabinieri hanno permesso di delineare come si articolava l’organizzazione criminale che gestiva il traffico illecito, una struttura complessa e tentacolare, fatta di finanziatori, operai, insospettabili “colletti bianchi”. Tutti, a vario titolo, partecipavano al business illegale, al cui vertice sedeva Pantaleone Mancuso, il sessantottenne presunto boss dell’omonima cosca, noto alle cronache giudiziarie con il soprannome di “Vetrinetta", finito in carcere. Ai domiciliari sono stati messi, invece: Giuseppe Braghò, 68 anni, di Limbadi, archeologo, esperto d’arte, addetto alla vendita e all’importazione degli oggetti trafugati; Giuseppe Tavella, coordinatore dell’attività e finanziatore; Francesco Starapoli, finanziatore (ha messo a disposizione dell’associazione qualcosa come 84 mila euro). Divieto di dimora a Vibo per Pietro Proto, 53 anni, di Nicotera, addetto alla vendita e fidatissimo di Braghò; Orazio Cicerone, 42 anni, finanziatore di Nicotera; Luigi Fabiano, 47 anni, di Berna, addetto alla commercializzazione dei reperti trafugati.
Era il 20 dicembre 2012 e, a seguito di una intensa attività di appostamento, i carabinieri, «simulando un controllo casuale presso l’immobile ubicato in Vibo Valentia, via Alcide de Gasperi, di cui risultava locatario Di Bella Alberto, individuavano all’interno dello stesso appartamento uno scavo e un tunnel clandestino». Questo è quanto svela l’ordinanza di custodia cautelare, che ha visto sei persone coinvolte, firmata dal giudice Abigail Mellace, su richiesta del sostituto procuratore Camillo Falvo. Un tunnel, dunque, che attraversava l’intero sottosuolo dell’area un tempo dedicata alla Ninfa Scrimbia. E proprio nel soggiorno buono dell’appartamento c’era la porta segreta che conduceva in un mondo sotterraneo in cui le attività criminali avevano preso d’assedio i reperti di una storia sepolta e dimenticata, quella di un territorio ad elevatissimo interesse archeologico. E così il varco segreto praticato nel pavimento, dalle dimensioni di 60cm per 60cm, comunicava, per mezzo di una scala a pioli con il garage sottostante. Qui i militari trovarono attrezzature e indumenti sporchi di fango, elementi importantissimi che fecero immediatamente pensare agli operanti di trovarsi di fronte «una base logistica di un’associazione stabilmente dedita ad illecite operazioni di scavo e prelievo». E infatti, proseguendo nell’ispezione, i carabinieri scoprirono un foro nel pavimento del garage «dal quale si dipanava un cunicolo scavato al di sotto delle fondazioni del fabbricato che, tagliandolo trasversalmente, si prolungava ben oltre la via Scrimbia, traversa di via Alcide De Gasperi, contigua con il giardino dell’Hotel “Vecchia Vibo”». Un labirinto complesso, ma realizzato con grande maestria e per nulla affidato all’approssimazione. Segno della perizia degli operai al servizio dell’organizzazione. Il cunicolo è infatti puntellato, al fine del rafforzamento, da pali di ferro, e ciò per evitare frane o smottamenti. Vi sono cavi per l’illuminazione elettrica e addirittura un tubo per garantire lo scarico di eventuale acqua che poteva rappresentare un ostacolo alle operazioni di scavo.
Immediato il sequestro da parte dei carabinieri di quanto ritrovato tra la viscere della città di Vibo: reperti di grande interesse archeologico databili tra la fine del VI e l’inizio del IV secolo a.C., così come stabilito dagli archeologi Francesco Cuteri e Rotella Anna Maria.
Inizialmente la procura della Repubblica di Vibo apriva un procedimento penale a carico del solo Alberto Di Bella, locatario dell’appartamento. Ma il Di Bella rappresentava solo il bandolo della matassa, che fu sbrogliata con grande cura dagli inquirenti. Al vertice dell’associazione, con il ruolo di organizzatore, promotore e finanziatore, il già citato Pantaleone Mancuso. Poi, in ordine piramidale, gli altri esponenti dell'associazione.


Migranti 3. Individuati sul barcone 6 scafisti. Uno minorenne.




Vibo Marina. Tra gli 835 migranti giunti giovedì sera al molo Bengasi del porto di Vibo Marina, le complesse operazioni di polizia hanno permesso di individuare sei scafisti. Provengono, al pari delle altre persone tratte in salvo dall’incrociatore Luigi Dattilo, da quattro distinti recuperi effettuati dalla Guardia Costiera di Messina nel canale di Sicilia.
Al momento dell’attracco, personale della Squadra Mobile, in collaborazione con i militari dell’Arma, della Guardia di Finanza e i sottufficiali della Guardia Costiera hanno sottoposto a stato di fermo, in quanto sospettati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sei persone, di cui uno è un minore, che è stato dunque denunciato in stato di libertà. I nomi delle altre persone fermate dai militari, sono:  Camara Lamine, nato in Guinea, classe ’96; Fatty Lamin nato in Gambia nel 91; Gay Omar, Sanegal, classe 92; Han Amhad nato in Siria nell’88. Hbila Marwan, Tunisia, ’93.

Migranti 2. A Brognaturo e Briatico 35 di essi. Gli altri in viaggio verso le strutture di accoglienza del Nord Italia.





Vibo Marina. Le operazioni di sbarco, soccorso e identificazione dei migranti giunti giovedì sera al porto di Vibo Marina sono proseguite fino a tarda notte. Complesso e operativo il sistema di accoglienza dei passeggeri della Dattilo, il pattugliatore polifunzionale della Squadriglia della Guardia Costiera di Messina che ha recuperato, nei giorni scorsi, nelle acque del Canale di Sicilia, i migranti che si trovavano a bordo di due barconi e due gommoni alla deriva a circa trenta miglia dalle coste libiche. Il dispositivo di accoglienza e identificazione è stato disposto dal prefetto di Vibo Giovanni Bruno, e ha visto impiegate le varie forze dell’Ordine: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Forestale, la questura di Vibo, i Vigili del Fuoco, l’Asp di Vibo, la Protezione Civile e le Associazioni di volontariato presenti sul territorio. Tra gli 835 migranti tratti in salvo dall’incrociatore Dattilo, vi erano 615 uomini, 189 donne di cui 10 in stato di gravidanza e 31 minori. Tra questi moltissimi non accompagnati. Per essi sono già state attivate tutte le procedure di tutela, previste dalla legge. Nella tarda nottata di ieri, molti di loro, a bordo dei pullman, hanno raggiunto le varie località di ricezione, del Centro e Nord Italia.
35 di essi però sono rimasti in Calabria, e spediti in due diverse destinazioni: l’Hotel Lacina di Brognaturo e l’Hotel Il ducale di Briatico.
Ad aprire uno squarcio sulla vita e le storie di queste persone è Marco Talarico, presidente dell’Associazione polivalente Monteleone protezione civile. «Sfuggono dalla guerra, dalla fame. Si mettono in viaggio perché non hanno alternative».
E quelle intere famiglie scese dalla Dattilo spiegano il dramma di chi parte, incalzato da un destino impietoso, la scelta obbligata di abbandono delle proprie radici. Le madri avvolte nei loro chador con i figlioletti in braccio con gli occhioni neri sgranati di sorpresa di fronte alle divise perfette ed eleganti disposte di fronte a loro ad accogliergli al termine della fuga per la salvezza.
Queste 35 persone, ospitate nei due centri del Vibonese, vanno a prendere il posto di altrettanti migranti che sono scappati via, rendendosi irreperibili.
Una volta giunti nelle strutture di accoglienza cominceranno le complesse fasi burocratiche che andranno ad accertare quanti di essi potranno ottenere lo status di rifugiati politici. Un iter burocratico assai complesso, cui fa capo una commissione, le cui delibere non arrivano certo in tempi brevi, e ciò anche per il notevole numero (sempre crescente) di questi ospiti. Secondo le leggi europee, in materia di accoglienza, i migranti dovrebbero permanere nelle strutture non più di 45 giorni, e cioè il tempo necessario che occorre alla Commissione preposta per i rifugiati politici. In realtà, i tempi si prolungano in modo esponenziale: possono passare dai 90 ai 180 giorni. Sei mesi dunque, in cui gli ospiti continueranno a vivere negli alberghi adibiti a strutture di ricezione. E questo è solo un primo livello. Un secondo livello, passati i 180 giorni, si chiama Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e costituisce una rete di centri di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale.
L’associazione Protezione civile Monteleone che ha in carico questi migranti si occupa, in base alle direttive delle Convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia, di  intermediazione culturale e ambientale, dell’iter amministrativo che ogni singolo ospite deve intraprendere per il riconoscimento dei diritti di rifugiato politico, delle cure sanitarie, del vestiario e  dell’alimentazione. Massima assistenza, anche economica: 2,50 al giorno. Poi ci sono vari corsi formativi organizzati dall’associazione: primi passi verso l’integrazione completa con il territorio che li ospita.

Mare 7. Parla Giuseppe Mangialavori.



Nicotera. Non si placano le polemiche intorno alla questione mare sporco. Cresce anzi il disappunto dei cittadini che ieri si sono recati a Palazzo Convento per avere delle risposte da parte degli amministratori, in particolare dal sindaco Franco Pagano. Ma le poltrone assessorili erano vuote, così come chiusa è rimasta la porta del primo cittadino.
Intanto la questione del mare è approdata in ambito politico. Dopo la nota diffusa dal consigliere forzista Nazzareno Salerno, a prendere la parola ieri, sulla vexata questio, è stato Giuseppe Mangialavori, consigliere regionale di opposizione.
«Mentre la politica perde tempo nella ricerca di equilibri impossibili in
un Pd lacerato dalle contraddizioni, il nostro mare, ancora una volta, si
presenta  in più punti decisamente malmesso», così esordisce il politico vibonese, ponendo ancora una volta l’attenzione sull’emergenza senza precedenti. «La situazione relativa alle acque marine del tratto Capo Vaticano-Nicotera, per esempio, risulta gravissima e non può lasciare indifferenti», prosegue il consigliere regionale
della Cdl.
Ormai da giorni, per come doverosamente riportato dalle cronache, si registrano segnalazioni, lamentele e disagi collegati alla sporcizia delle acque marine. «La situazione- osserva Mangialavori- risulta
particolarmente preoccupante in quanto tutto ciò arreca gravissimo
nocumento all’ambiente, con particolare riferimento a tutta la fascia costiera del
medio  Tirreno». Per il consigliere regionale, oltre al grave danno arrecato all’ambiente, l’emergenza mare compromette «l’immagine di una delle aree marine più belle e più apprezzate della Calabria, con danni ingenti al turismo che è l’unica o la principale risorsa del territorio».
Ma, alla luce degli ultimi allarmi lanciati da pescatori e gestori dei lidi, in particolare quelli di Nicotera Marina, il turismo sembra ormai irrimediabilmente compromesso, né si intravedono per il momento soluzioni possibili.
Il perdurare di tale situazione, argomenta ancora Mangialavori, «è destinato ad accrescere la condizione di estremo disagio di un comprensorio già minato dalla crisi del settore privato e di quello pubblico. Urge, quindi- afferma Mangialavori- predisporre ogni mezzo necessario alla risoluzione della  problematica in questione, anche mediante lo stimolo circa l’adozione di
tutti i provvedimenti e la sollecitazione degli specifici interventi risolutori».

Per il consigliere di minoranza non è più procrastinabile «un intervento politico-amministrativo volto a focalizzare l’attenzione sulla pulizia delle fiumare».
A tal proposito, Mangialavori annuncia un’interrogazione indirizzata alla Giunta regionale, al fine di sapere «quali rimedi intenda adottare e perché predisponga, con estrema urgenza, un intervento politico-amministrativo presso tutti gli enti e le autorità interessate per il mantenimento della pulizia delle acque marine
di  Capo Vaticano-Nicotera».
La speranza dei cittadini, sempre più disillusi, è che finalmente si faccia chiarezza su una situazione ormai divenuta insostenibile.