martedì 26 dicembre 2017

Al via la 20esima edizione del presepe vivente di Comerconi.



Nicotera. Il suggestivo presepe vivente di Comerconi compie vent’anni. Un anniversario speciale, che sarà festeggiato in modo emozionante il 26 dicembre, giorno della sua inaugurazione. A tagliare il nastro saranno infatti i 19 “bambinelli” che in questo ventennio hanno impersonato Gesù Bambino nella sua culla. Un’inaugurazione particolare, in virtù della quale è stata allestita una mostra fotografica che ritrae questi vent’anni di presepe vivente nell’affascinante centro storico della frazione pedemontana nicoterese. Qui, prima di addentrarsi nel borgo antico vero e proprio, una lunga esposizione di fotografie racconteranno vent’anni di vita paesana attraverso la magica trasformazione del centro storico nella Betlemme di duemila anni fa. I volti, i sorrisi, gli sguardi della gente della piccola comunità, anche di chi non c’è più, o di chi è stato costretto ad emigrare per lavoro.
Dietro le quinte di uno dei presepi viventi più visitati della Calabria, un lavoro straordinario condotto con fede, passione e abnegazione dall’intera comunità sotto la guida attenta e amorevole del parroco Don Saverio Callisti, sacerdote alla guida delle anime di questo piccolo borgo di campagna. Don Saverio si adopera ogni anno con passione per la buona riuscita dell’evento, un’occasione, spiega il parroco, “di comunione per l’intera comunità”, che si ritrova a condividere un meritorio impegno, tra fede e lavoro per ricreare la vita com’era una volta, tra lavoro artigianale e semplicità. Il presente vivente di Comerconi è, dunque, aggiunge ancora Don Saverio, “un’incursione nel passato, tra arti e mestieri antichi, ormai scomparsi, la rapprestazione scenica e vivida della vita di campagna, a contatto con la natura, con gli animali; un mondo lontano in cui si era immersi in un’esistenza spesso dura ma genuina e semplice, accompagnata dalla fede e dalla speranza di un domani migliore”. Nel presepe vivente di Comerconi di potrà vedere da vicino l’antica arte della realizzazione della ricotta, del pane fatto in casa, le mansioni del fabbro, dell’arrotino e di tutti quei mestieri ormai soppiantati dalla tecnologia. Ma non manca il palazzo del feroce Erode e ovviamente la grotta santa con la sua mistica rappresentazione dell’incarnazione di Dio.

sabato 23 dicembre 2017

Allarme criminalità: il silenzio e l'indifferenza di politica locale, associazionismo e Chiesa.



Nicotera. Ancora una volta la cittadina costiera deve fare i conti con l’arroganza del potere criminale. Un potere che ha agito nel cuore del centro storico ponendo in atto un attentato bellico, domenica notte, di natura presumibilmente intimidatoria. Un gesto delinquenziale che aumenta quel senso di desolazione e scoramento che attanaglia i tanti cittadini perbene che continuano a sperare che il paese possa finalmente cambiare. Purtroppo, tutto sembra come un film già visto. Abbiamo già sottolineato sulle pagine di questo giornale l’inefficacia delle misure preventive messe a punto dallo Stato: Nicotera, snodo strategico appetibile nelle logiche della criminalità organizzata, non ha finora ricevuto le attenzioni che meritava. A fare da contraltare a una certa negligenza istituzionale c’è l’atteggiamento della politica cittadina, del mondo dell’associzionismo, ma anche della Chiesa. Come in una sorta di “deja vu”, la città sembra rivivere i vergognosi giorni che seguirono l’atterraggio dell’elicottero sulla marmorea rosa dei venti, in viale Castello, quasi un anno e mezzo fa, quando tutti gli attori protagonisti di politica, associazioni e mondo ecclesiase si chiusero in un ostinato silenzio, senza mostrare segni di sconcerto, rabbia o indignazione. Senza mostrare, insomma, alcun segno di vitalismo civico. Un atteggiamento che fatalmente si sta ripetendo adesso. Da parte degli esponenti della politica cittadina non arrivano parole di condanna per quanto accaduto. A ben vedere, le loro esternazioni, in genere, proliferano su qualsi ìvoglia,  fuorchè su ciò che puzza di mafia. Vergano note e postille, ma solo dopo che la tormenta è passata e su argomenti che nulla hanno a che fare con il dramma vero di Nicotera. In momenti difficili come questo i rappresentanti locali dei più importanti partiti politici nazionali non trovano le parole per dissociarsi, farsi portavoce dello scoramento generale, chiedere maggiori controlli per il territorio. Diventano semplicemente trasparenti. Così come anche d’aria si fanno le associazioni locali: un senso civico schizoide le spinge a scagliarsi contro la terna prefettizia per una lampadina che non si accende la sera, ad alzare la voce, anche nel corso di turbolenti sedute pubbliche, contro i commissari accusati delle più svariate manchevolezze, ma le rende miopi e sorde di fronte ad un efferato gesto delinquenziale. E poi c’è la Chiesa, il cui ruolo morale e sociale ha un peso enorme nelle comunità in cui essa stessa diventa punto di incontro e ritrovo tra i fedeli. Dovere di cronaca ci spinge a sottolineare che anche i suoi rappresentanti locali stanno perpetuando quell’atteggiamento di indifferenza già visto in altre tristi circostanze. Con una eccezione, però. Quando l’ex sindaco Salvatore Reggio fu fatto oggetto di un atto intimidario presso la cappella di famiglia al cimitero, don Francesco Vardè organizzò una manifestazione di solidarietà per la famiglia Reggio. Ora, invece, c’è bisogno che si levi un collettivo grido di indignazione contro la criminalità organizzata, e che la solidarietà sia rivolta a tutti i cittadini perbene. C’è bisogno che le forze civiche, politiche e religiose del paese si oppongano contro chi sta uccidendo la speranza di crescita civile ed economica del paese. E’ comprensibile che sia più facile alzare i toni contro le persone perbene, ma non si può sempre girare la testa dall’altra parte.

Allarme sicurezza a Nicotera: l'abiura della Politica e dello Stato.



Nicotera. Il grave attentato di domenica ai danni del negozio Splendidi splendenti ha ammorbato il clima natalizio nella cittadina costiera. Dopo una domenica convulsa in cui viale Luigi Razza era un via vai di Carabinieri e Vigili del Fuoco, ieri, sul luogo del misfatto, non è rimasto altro che un lungo nastro segnaletico che perimetrava il palazzo. Ora non resta che attendere che qualche novità arrivi dalle indagini, non resta che attendere che tutto finisca nel dimenticatoio, che la rabbia e lo sconcerto della gente si affievolisca e che il fatto che la città sia stata oggetto di un attentanto militare da parte della criminalità diventi un ricordo. Almeno fino al prossimo gesto delinquenziale, quando i problemi irrisolti di sempre torneranno alla ribalta ricordandoci che nulla è stato fatto per cambiare le cose in questo disgraziato territorio. Si, perché il problema principale è capire ciò che si è fatto per aiutare un paese e i suoi abitanti sul piano della sicurezza. Ciò che merita una riflessione è che nonostante sia eclatante la presenza e l’azione della criminalità organizzata a Nicotera, divenuta ormai da tempo una colonia infelix della viciniora Limbadi, patria d'origine dell’incontrastato del clan Mancuso, non si muove una foglia per tutelare una città sempre più insicura e schiacciata dalle spire del malaffare che non le consente nessuno sviluppo sociale ed economico. La politica e lo Stato non hanno, finora, dato risposte esaurienti. La prima sembra aver alzato le braccia, defilandosi dal suo ruolo originario, che era quello di essere la referente dei cittadini e dei suoi problemi. Essa ha ora dimostrato, a Nicotera, ma anche altrove, di essere al servizo di altri poteri, e le dettagliate relazioni sugli scioglimenti del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose sono là a dimostrarlo. D’altro canto lo Stato fatica a prendere le redini della situazione, anche se proclama spesso il contrario. E così Nicotera, geograficamente appetibile dal punto di vista criminale, rimane un’area desolata, una landa colombiana in cui non transitano solo gli stupefacenti, ma tutto l’armamentario al servizio del crimine; posta com’è tra due provincie sempre in fermento, a due passi dal porto di Gioia Tauro, segnata da labirintici percorsi, tra mare, montagna, e interessi di varia natura. Eppure, nonostante queste cose le sappiano pure le pietre- a comprovarle le operazioni dei Carabinieri, le indagini della magistratura, le informative degli inquirenti- nulla accade per invertire il senso di marcia: è come se una volontà superiore mirasse alla desertificazione economica e sociale del posto, in modo da renderlo funzionale ad altri interessi. Il paese a più alta densità criminale del Vibonese, e forse dell’intera fascia costiera tirrenica, viene lasciato con una piccola caserma con pochi Carabinieri, senza un distaccamento di Polizia, senza un sistema di videosorveglianza, a combattere, con pochi mezzi e pochi Carabinieri, dei nemici invisibili e fin troppo ambigui.

Attentato a Nicotera: incendiato un negozio Splendidi Splendenti.



Nicotera. Avrebbe dovuto essere inaugurato il 21 dicembre il mega negozio della catena “Spendidi Splendenti”. Un’apertura che però non avrà luogo. Un incendio di origine dolosa, infatti, nelle prime ore della mattinata di ieri lo ha completamente devastato. Ora, del punto vendita non è rimasto che un cumulo di macerie; l’odore acre ha invaso l’intera via Luigi Razza, a due passi dal centro storico, per l’intera giornata di ieri. I Carabinieri, guidati dal Maggiore Dario Solito della Campagnia di Tropea, hanno rinvenuto davanti all’ingresso del negozio una tanica di benzina, chiaro innesto di un rogo portentoso che in una manciata di secondi ha avvolto quanto c’era all’interno del locale: gli scaffali già ricolmi di prodotti, le casse pronte per essere azionate, centinaia di bombolette spray disposte sulle scansie di ferro. E probabilmente è stata la contemponea esplosione di questi contenitori di alluminio a generare la deflagrazione che si è udita in tutto il quartiere e anche oltre. La notte era già scossa da un temporale tra boati di tuoni e fulmini, e anche quel fragore all’interno del negozio in un primo momento ha fatto pensare ad un altro tuono. Ma non agli inquilini del palazzo che al piano terra ospita l’esercizio commerciale, tra loro anche il vice prefetto di Vibo, Sergio Raimondo: ad essi è parso subito chiaro che qualcosa di terribile era accaduto, dato che i muri degli appartamenti per un attimo sembrava stessero per sbriciolarsi e i vetri delle finestre vibravano paurosamente. Gli abitanti del palazzo si sono riversati in strada trovando riparo nelle loro automobili, allerando nel contempo Carabinieri e Vigili del Fuoco. Questi ultimi hanno avuto un gran da fare per sedare le fiamme. Nell’immediatezza non si sono potuti svolgere gli opportuni rilievi a causa del fumo che ammorbava il locale. Solo in tarda mattinata una seconda squadra ha potuto effettuare un accurato sopralluogo. I tecnici dei Vigili hanno confermato ciò che ai Carabinieri era sembrato subito chiaro: si è trattato di incendio doloso e non di un ordigno. Ora spetterà ai militari dell’Arma dare un volto agli autori di questo scempio, agli eventuali mandanti di un attentato che ha gettato nello sconforto l’intera cittadinanza, già gravata dall’eterno problema della sicurezza. I proprietari del negozio sono dei ragazzi di Polistena; per loro il sogno di aprire un’attività finisce qui e per Nicotera la speranza della ripresa appare sempre più lontana: muore un’opportunità di crescita economica e diventa sempre più grande il senso di insicurezza. La sensazione condivisa è che la criminalità che imperversa a Nicotera stia alzando pericolosamente il tiro. Gli atti vandalici, i furti, le rapine e gli attentati, come quello di ieri, mostrano che il paese, diviso tra due territori di fuoco tra la provincia di Vibo e quella di Reggio, appare sempre più come un’area cerniera abbandonata se stessa. Gli sforzi della terna prefettizia e dei Carabinieri per riportare il paese nella carreggiata della legalità si scontrano con intoppi di ordine superiore che frenano i più ostinati propositi: la videosorveglianza, il potenziamento della locale stazione dei Carabinieri, il distaccamento del Commissariato di Polizia.

giovedì 23 novembre 2017

Nicotera. Comune sul ciglio del dissesto economico.



Nicotera. Il settore economico dell’Ente continua a destare preoccupazioni nella Terna commissariale. È un ambito afflitto da criticità, come spesso sottolineato da questo giornale, a causa della pregressa malagestione delle finanze pubbliche da parte degli amministratori che si sono succeduti a palazzo Convento ma, soprattutto, a causa della notissima vicenda del sacco perpetrato dalla Sogefil. Il sistematico furto dei proventi delle tasse da parte della società cosentina di riscossione tributi si è fermato nell’agosto del 2012 quando, cioè, la Procura cominciò ad indagare sui mancati versamenti del denaro nelle casse comunali. Un saccheggio che ha letteralmente messo in ginocchio lo stato delle finanze comunali e i cui effetti, come un boato che fa rimbalzare onde di eco, continuano a farsi sentire anche adesso. Il Comune, da allora, marcia pericolosamente sull’orlo del dissesto economico. Il commissario Nicola Auricchio, in quanto funzionario economico-finanziario della Terna, è al lavoro per cercare di scongiurare lo sprettro del dissesto, le cui conseguenze graverebbero ancora una volta sulle spalle dei cittadini. Per questo la Commissione ha dato incarico al dottor Giuseppe Curciarello- convocato lo scorso maggio per ricoprire il ruolo di responsabile dell’area finanziaria- di relazionare sulle condizioni economiche del comune. Un rendiconto di grande importanza che non solo dirà come sono conciate le casse comunali ma che indicherà ai commissari prefettizi la strada da intraprendere. Il commissario Auricchio, che da settimane è impegnato in tale ambito, non nasconde una certa apprensione. D’altronde sarebbe impensabile stare sereni visti i ragguardevoli disavanzi che attanagliano il Comune, come ad esempio i soldi che deve alla Regione per il debito sulla raccolta rifiuti, oppure l’aumento scriteriato dei debiti fuori bilancio, maturati nel corso degli anni a causa delle varie sentenze passate in giudicato, e per cui l’ente non ha mai, finora, studiato un metodo per alleggerirne il peso. Per queste passività lo Stato avrebbe anticipato, durante l’amministrazione Pagano, una cospicua somma (oltre sei milioni di euro). Poi c’è la questione sempre aperta dei residui attivi che il Comune non riesce ad incamerare; a questo si deve aggiungere il fatto che i trasferimenti statali sono ormai ridotti al lumicino per cui gli unici proventi che entrano nelle casse dell’ente sono quelli riconducibili alle tasse. Una situazione delicata e pronta a deflagrare. Il “sacco” della Sogefil continua, a distanza di tempo a far sentire i suoi nefasti effetti, e la brutta notizia è che il Comune fatica a recuperare, almeno in parte, quanto sottratto dalla Società cosentina. Se poi si considera che lo spazio temporale tra la Sogefil e la terna commissariale è stato occupato dalla Giunta Pagano, la quale non è certo brillata per frugalità ed economia, il quadro si fa ancora più chiaro: anzi, l’ex amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose è nota per le reiterate richieste di anticipazioni di cassa (anche tre volte in un anno), oltre che per un uso facile del denaro pubblico. Ora a raccogliere la pesante eredità di anni oscuri è l’attuale terna prefettizia e, come, sempre, i cittadini.