venerdì 1 marzo 2019

Nicotera. Livello di scolarizzazione medio-basso. La stragrande maggioranza degli abitanti possiede la terza media.


Nicotera. Possono sembrare i dati relativi ad un passato oscurantista, eppure a Nicotera esistono ancora sacche di analfabetismo. Infatti, secondo gli ultimi dati Istat, gli analfabeti nella cittadina costiera, cioè gli adulti che non sanno leggere e scrivere in lingua madre e non sono mai stati scolarizzati, sono 131. Le femmine sono la maggioranza (81) rispetto ai maschi (49). Dato che rappresenta il retaggio storico di un mondo arcaico che permetteva un minimo di istruzione ai figli maschi piuttosto che alle bambine, spessissimo relegate in casa a gestire i lavori domestici. Si tratta, dunque, di persone anziane che non hanno mai avuto accesso al mondo dell’istruzione ma che sono stati inseriti nel mondo del lavoro (in genere agricolo) già da bambini. Un numero consistente è costituito dai cosiddetti “alfabeti”; trattasi di adulti “non scolarizzati che sanno leggere e scrivere, per quanto debolmente, in lingua madre”, lingua di cui hanno appreso gli elementi basilari grazie a percorsi informali. In questo caso, invece, il dato si ribalta, rispetto a quello precedente: gli uomini sono infatti la minoranza (175) rispetto alle donne (193). Un dato interessante che sta indicare il desiderio e la vocazione delle donne di apprendere un minimo di istruzione pur non aver mai avuto la possibilità di accedere ai percorsi istituzionali. E’ probabile che i cosiddetti “alfabeti” siano nati prima del 1953, e non abbiano quindi usufruito della scolarità obbligatoria. Andando avanti troviamo le persone munite di “licenza elementare”. Sono 879. In questo caso a frequentare la scuola elementare sono state di più le bambine: 503 femmine contro 376 maschi. Approdiamo dunque a numeri più consistenti, quelli relativi, cioè, a coloro i quali hanno la “licenza media”. Ancora una volta troviamo in testa le donne: 1413 hanno frequentato la scuola fino alla terza media; i maschi sono invece 809. A Nicotera sono in tutto 2.222 persone, su un totale di 6192 abitanti. Non proprio il doppio, ma quasi, dei diplomati che sono 1290. Qui la differenza tra i generi è azzerata, in entrambi i casi infatti abbiamo 645 persone che hanno frequentato le scuole superiori, conseguendone un attestato. Giungiamo dunque ai laureati. Essi sono in tutto 531. 256 sono maschi, 272 femmine. I dati dimostrano dunque un paese con un livello di scolarizzazione medio-basso, in quanto i suoi abitanti posseggono maggiormente la licenza media. I laureati e i diplomati sono in numero drasticamente minore, rispetto a quelli muniti di “terza media”, cioè la scuola dell’obbligo. Questo dato è probabilmente legato all’età della popolazione, ormai anziana; e anche al fatto che i giovani sono sempre di meno. Nel 2018 i ragazzi in età scolare (dai 6 ai 19 anni) sono 825. Probabilmente molti di loro frequenteranno l’Università, potendo così potenzialmente alzare la media di un paese con un livello di istruzione deprimente. Ma quasi sicuramente le loro competenze saranno al servizio di città più evolute.

Comune. Dieci nuovi volontari del Servizio Civile. Due di loro sarano impiegati negli uffici.


Nicotera. Indetto anche quest’anno il bando di partecipazione del progetto nazionale del Servizio Civile. Sono dieci i volontari da impiegare: giovani dai 18 ai 28 anni con dei requisiti specifici. L’area di intervento è l’educazione e la promozione sociale. Il progetto di quest’anno si intitola “Un tutor per amico”, e, si legge nelle scheda di presentazione, ha lo scopo “di  prevenire la dispersione scolastica, il disagio e l’esclusione sociale dei ragazzi; intende fornire agli studenti che frequentano le Scuole dell'obbligo la possibilità di fruire di una serie di sevizi di sostegno all’attività scolastica, realizzando il tutoraggio scolastico, forme diverse di accoglienza, e integrazione, offrendo spazi innovativi (grazie ai quali poter partecipare pienamente e consapevolmente alla vita sociale e culturale) per  intraprendere percorsi di maturazione e crescita personale”.
I candidati prescelti, dunque, dovranno immergersi in un settore sociale complesso e irto di non poche difficoltà. Una recente ricerca dell’Eurispes ha stabilito che la dispersione scolastica ha origini multifattoriali, per cui è erroneo stabilirne esclusivamente la causa nella provenienza dell’alunno da ceti meno abbienti. Un lavoro impegnativo attende dunque i ragazzi: per le loro prestazioni è previsto un compenso mensile di 433 euro. La novità di quest’anno è che due di essi dovranno essere indirizzati agli uffici comunali attualmente sprovvisti di personale. Della grave crisi che ha colpito la pianta organica del comune costiero abbiamo già ampiamente parlato. Inoltre si intravedono all’orizzonte nuovi imminenti pensionamenti. Un’evenienza che non farà che complicare le cose. Anche se, come annunciato, a portare un po’ di sollievo alla macchina amministrativa dell’ente vi è l’avvio, anche se non in tempi brevissimi, del bando di concorso per l’assunzione di nuovi quattro dipendenti. Anche per queste motivazioni è stato disposto che due dei volontari dovranno attivarsi per rimpolpare la pianta organica. Sembrerebbe, dunque, che sia giunto il momento per i ragazzi del Servizio Civile di darsi concretamente da fare per la città e le esigenze dei cittadini. Finora i volontari succedutisi a palazzo Convento non sono certo brillati per attivismo. E’ anche vero che ogni anno vi è un progetto a cui omologarsi, ma concedersi delle deroghe, per rendere servizio migliore alla comunità, non è certo un reato. Pare, insomma, non sia consentito in tempi così drammaticamente ristretti crogiolarsi in un immobilismo improducente. Finora, la città ha potuto vedere in azione i volontari nell’ambito dell’organizzazione dell’evento delle “scarpette rosse”, quello, cioè, contro la violenza sulle donne. Manifestazione meritoria, ma assai poco concreta a fronte di un paese che naviga in mille disservizi che colpiscono soprattutto i ceti più deboli, come gli anziani e gli ammalati, di cui nessuno più si occupa. Ma i ragazzi del servizio civile hanno un responsabile che indirizza le loro iniziative. Non servono più parole al vento e pieces teatrali, ma pragmaticità e concretezza, più di ogni altra cosa.

Cimitero spesso chiuso. L'ufficio tecnico lancia SOS alle associazioni.


Nicotera. Ancora irrisolto l’annoso problema degli orari di apertura del cimitero. Una questione che si protrae da quasi un anno, da quando, cioè, le ristrettezze economiche dovute alla dichiarazione di dissesto finanziario hanno costretto il Comune a dimezzare gli orari di apertura del luogo sacro, in quanto non ci sono i fondi necessari per pagare il custode, se non per poche ore a settimana. Ma non solo. Sempre a causa dell’impossibilità di far fronte al pagamento di eventuali straordinari, il cimitero rimane chiuso nei giorni di festa. Abbiamo già documentato, sulle pagine di questo giornale, quei tristi mazzi di fiori appesi ai cancelli, in un giorno di festa, quando qualcuno non è riuscito a far visita a un proprio caro defunto e ha lasciato quel pietoso omaggio tra le sbarre di ferro. Scene che avrebbero potuto ripetersi anche il Natale appena trascorso, se non fosse stato per lo spirito di cristianità  e il senso civico di alcuni semplici cittadini che si sono presi l’onere e la responsabilità di aprire quei cancelli. Il Comune, infatti, non poteva disporre del custode, né di qualche altro dipendente. E così si è mossa la cittadinanza. Ma ora, la sensazione condivisa è che non sia più prorogabile la soluzione di tale disservizio. A sentire l’ufficio tecnico, e come si poteva immaginare, la questione deve essere risolta “a costo zero” perché i soldi per aumentare lo stipendio del custode non ce ne sono. Dunque, la risoluzione del problema la si potrebbe trovare nella disponibilità di eventuali cittadini. Anzi, per essere più precisi, nella buona volontà delle associazioni di cui Nicotera pullula. Stesso discorso vale per i ragazzi del Servizio Civile i quali potrebbero impegnare il loro tempo anche per far fronte a questo disagio.
Il dirigente dell’Ufficio Tecnico, Carmelo Ciampa, interpellato sull’argomento, non ha fatto mistero del fatto che il Comune non ha le risorse economiche necessarie per fronteggiare la problematica in atto. «Eventuali associazioni- ha spiegato Ciampa- potrebbero attivarsi per venire incontro al Comune nella soluzione del problema cimitero. L’ente è disponibile a contrarre con una di esse una convenzione per cui, nei giorni in cui non c’è il custode, il sodalizio si assume il compito di aprire e chiudere i cancelli del luogo sacro». Un ruolo, ha spiegato il responsabile dell’Utc, che si limiterebbe alle semplici operazioni di apertura e chiusura, anche perché, ha precisato, «il cimitero è stato recentemente munito di telecamere». La determinazione e la volontà, dunque, che alcuni cittadini hanno mostrato lo scorso 25 e 26 dicembre sarebbe la via maestra per uscire da questa situazione. Bisognerà ora attendere che i civici sodalizi presenti in paese facciano il primo passo. Se ciò non dovesse avvenire, vorrà dire che si ripresenteranno situazioni in cui figli che hanno perso i padri e genitori che hanno perso i figli si ritroveranno ancora una volta di fronte a un cancello chiuso, senza la possibilità di portare un fiore sulla tomba della persona cara. Così è accaduto per l’ennesima volta il giorno di Capodanno. Si consideri che Nicotera è un paese di immigrati e molte persone, non appena rientrano a casa per le feste, desiderano fare visita ai loro defunti, alle tombe delle persone che hanno dentro al cuore: come ha scritto Gabriel Garcia Maquez “appartieni alla terra dove sono sepolti i tuoi morti”, e su questi sentimenti non si può ragionare con supeficialità.

Il grande patrimonio culturale custodito all’interno del Museo diocesano di Nicotera.

Nicotera. Oltre 45 sale espositive, suddivise in sei sezioni: marmi; argenti; paramenti sacri; mobili; statue; manoscritti. Tale è limmenso patrimonio culturale custodito nel museo diocesano d’Arte Sacra di Nicotera, uno dei più ricchi di reperti dell’intera regione. Esso ha, inoltre, un’area etnografica; una biblioteca che comprende almeno 12 mila volumi dal 1500 in poi; un’area dedicata alla numismatica che espone 1400 monete, dal VI secolo a. C.; la preziosissima pinacoteca, che conserva 135 tra quadri e disegni, tra i più noti autori di arte religiosa: Caivano, Ricciolino, Rubino, Girolamo Imparato, Domenico Russo; l’archivio storico vescovile, che annovera matrimoni, nascite e morti del territorio nicoterese, a partire dal 1500. Insomma, un portentoso patrimonio artistico e culturale, dal valore inestimabile. Il museo d’arte sacra è un patrimonio della Chiesa e dell’intera collettività che ha assoluta necessità di essere inserito nel circuito di quel turismo culturale. E’ necessario, soprattutto, che venga smantellato quell’arcaico modello di museo, secondo il quale esso altro non è che una mera esposizione di reperti. In teoria, ma soprattutto in pratica, dovrebbe attenersi allo  statuto dell’International Council of Museums, secondo il quale esso è «un'istituzione al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell'umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto». Dovrebbe avere, dunque, un carattere dinamico, attivo, volto ad indottrinare i cittadini sulle origini del loro territorio, a raccontare la storia della loro città, a promuovere eventi culturali.Il fatto che la struttura attragga dei turisti è un inequivocabile valore aggiunto per la città, ma esso ha, principalmente, un valore pedagogico, a completo beneficio di una società che deve di riappropriarsi del proprio senso di identità

Nicotera. 2018, un anno da dimenticare. La città preda della criminalità e della furia della natura.


Nicotera. L’annus horribilis nicoterese si è chiuso con la speranza condivisa che nel 2019 quegli eventi tragici che lo hanno contrassegnato siano solo un brutto ricordo. Probabilmente nella memoria collettiva dei cittadini nicoteresi il 2018 sarà uno come degli anni più tristi degli ultimi tempi a causa dei nefasti fatti di cronaca che qui di seguito ci apprestiamo a rammentare.
Il 2017 si era chiuso con attentato in grande stile ai danni del negozio “Splendidi splendenti”. Un ordigno incendiario, la notte del 22 dicembre, aveva completamente distrutto l’esercizio commerciale che da lì a pochi giorni avrebbe dovuto aprire i battenti. Pochi giorni prima, e cioè il 7 di dicembre, ignoti si erano introdotti nella tabaccheria Zappia, ancora una volta in piena notte, depredandola di 15 mila euro, custoditi all’interno delle casse. Il 2018 si apriva, dunque, all’insegna dello sconcerto e del senso di insicurezza che, in realtà, non ha mai abbandonato la città. Ma non era finita lì. Giusto il tempo della pausa natalizia e  i malviventi tornano in azione. Presa di mira la gioielleria Limardo in pieno centro storico. Per fare breccia nell’edificio, i delinquenti infransero a picconate una finestra precedentemente murata dai proprietari per paura dell’incursione dei ladri. Nessuno, in quella gelida mattina del 9 gennaio, pare abbia sentito nulla. I delinquenti portarono via un bottino di tutto rispetto, pari a 100 mila euro. Ma il peggio doveva ancora arrivare, e sarebbe arrivato nel mese di maggio. Nel primo pomeriggio di venerdì 11 Francesco Olivieri, conosciuto con il nome di “Ciko”, imbraccia un fucile automatico e mette in atto una vendetta, covata per almeno vent’anni, nei confronti del fratello maggiore, Mario, assassinato nel 1999. Secondo il personale tribunale di morte che gli legiferava nella testa, doveva giustiziare quelli che riteneva i responsabili della morte dell’amato fratello. E così a cadere sotto i suoi colpi furono Giuseppina Mollese e Vincenzo Valerioti. Altri obiettivi, per fortuna, sfuggirono alla sua furia omicida, dato che il paese in una manciata di minuti fu preso d’assedio delle Forze dell’ordine. “Ciko” si diede alla latitanza prima di consegnarsi alle patrie galere, dopo giorni di angoscia e paura vissuti in città. Passò un mese dai tragici fatti, e a far ripiombare Nicotera nello sconforto fu la natura. Era il 18 giugno quando un’alluvione si abbattè sulla città. Una cosa mai vista prima: case allagate, muri crollati, strade impraticabili, costoni venuti giù come biscotti sbriciolati. Un disastro. Il giorno seguente un altro grave fatto di cronaca piombava sullo sfacelo già in atto. Un giovane insegnante di alfabetizzazione, Stefano Piperno, 34 anni, spariva nel nulla. Una cosa strana per un ragazzo tutto casa e lavoro. Così i genitori sporsero denuncia di scomparsa. Scomparsa che ebbe il suo epilogo nel modo più tragico: il giorno seguente, in una campagna allagata e devastata di Preitoni, viene rinvenuta l’auto di Stefano. Completamente carbonizzata. Al suo interno vi era il corpo, eroso dalle fiamme, del docente. I difficili accertamenti svolti sul corpo del ragazzo permisero agli inquirenti di risalire alla terribile verità: Stefano era stato assassinato. Tre mesi dopo, per il suo omicidio, furono arrestati un padre e un figlio, Francesco ed Ezio Perfidio. Ma tra l’omicidio di Stefano e l’arresto dei suoi carnefici, un altro grave fatto di sangue si consumò a Nicotera, precisamente sulla spiaggia affollatissima della frazione Marina. Il 13 di agosto, nel primo pomeriggio, in un lido che pullulava di bagnanti, Giuseppe Olivieri, 38 anni, uccide, esplodendo vari colpi di pistola al torace, il 43enne Francesco Timpano. L’omicida, fratello di “Ciko”, entrò in azione per portare a termine la vendetta iniziata dal fratello: Timpano era infatti contemplato nella “lista” dei responsabili della morte di Mario.
Sullo sfondo di questi tragici fatti, le operazioni antidroga svolte magistralmente dai Carabinieri, i numerosi arresti, le risse sanguinarie tra migranti, in una babele della criminalità per troppo tempo ignorata.