sabato 30 agosto 2014

Spiaggia in località "Sabbia d'oro" piena di immondizia.




Nicotera. Il mare di questi giorni, inspiegabilmente pulito, rende l’estate più gradevole. Tuttavia, con qualche sforzo in più, da parte dell’amministrazione, tutto potrebbe essere ancora più bello e invitante. Infatti, se il mare è pulito, ad essere sporche sono adesso le spiagge. Quelle date in concessione ai privati sono ovviamente ben curate da parte degli stessi operatori. Le dolenti note riguardano invece le spiagge libere, quelle che, per intenderci, sono meta di quanti non intendono pagare per usufruire di un ombrellone e di una sdraio. In specie nei pressi della spiaggia denominata “Sabbia d’oro”, la situazione appare assai drammatica: qui, come documentano le foto scattate da alcuni cittadini, si trovano cumuli d’immondizia d’ogni genere e sorta. Vi si trova addirittura una bombola di gas arrugginita, adagiata sull’arenile a pochi passi da dove i bagnanti posizionano i loro ombrelloni. Non si conosce il livello di pericolosità di tale oggetto, che somiglia quasi a un ritrovato bellico, sta di fatto che buon senso indurrebbe a rimuoverla da un luogo pubblico.
In generale, le condizioni in cui versa la spiaggia Sabbia d’oro è di grande degrado, e necessiterebbe di interventi massicci ed immediati.
La lunga spiaggia di Nicotera Marina è quasi tutta gestita da operatori privati. Le aree libere, nei pressi della pineta, poco oltre il camping Sayonara, sono invece, come evidenziato, in preda all’incuria. Eppure, nonostante le penose condizioni, qui vi si recano molte famiglie- che non possono permettersi di trascorrere una mattinata al mare presso un lido privato- adattandosi a convivere tra rifiuti e immondizia, il che non deve essere molto gradevole, e nemmeno poi tanto salutare.
L’auspicio di tutti è che il comune provveda a dare igiene e decoro al “sabbia d’oro”, anche per andare incontro a quanti non hanno i mezzi per usufruire dei lidi privati o, semplicemente, preferiscono trascorrere un giorno al marea a due passi dalla pineta.
Il mare pulito di questa estate, è stata in effetti una bella e gradevole sorpresa, anche se le cause finora non sono ben chiare. D’altronde questa è un’estate davvero costellata dai misteri, a cominciare dal furto delle pompe di sollevamento, che qualcuno ha portato via con estrema facilità, quasi come se si infilasse due caramelle in tasca per fuggire via indisturbato. Poi, la sorpresa, questa volta gradevole però, del mare pulito e cristallino.

venerdì 29 agosto 2014

Tombaroli in azione nell'area archeologica di Comerconi.



Nicotera. Tombaroli in azione nella zona archeologica, nota come contrada Chiesola, nella frazione Comerconi di Nicotera. La segnalazione è partita da un privato cittadino, che, avendo notato una cinquantina di buche, scavate con geometrica precisione, ha allertato immediatamente i Carabinieri della stazione di Nicotera. I militari, già nella giornata di mercoledì, si sono recati sul terreno indicato per verificare quanto segnalato;tuttavia, per procedere con eventuali indagini, hanno ritenuto necessario dover allertare la Sovrintendenza ai Beni archeologici, nella persona di Silvana Iannelli, la sola capace di fornire un parere incontrovertibile su quanto veniva segnalato. Così, nella giornata di ieri mattina, la funzionaria della Sovrintendenza si è recata, insieme ai militari dell’Arma, in contrada Chiesola, dove ha potuto operare personalmente un sopralluogo e valutare la portata dell’azione dei predatori. La Iannelli ha constatato che, in effetti, quelle buche nel terreno sono opera di quelli che vengono definiti, in gergo tecnico, archeologi “clandestini”, meglio conosciuti con il nome di “tombaroli”. Inoltre, ha tenuto a precisare che, «non possiamo stabilire se ci troviamo di fronte a un tombarolo specializzato, o al turista di passaggio alla ricerca di qualche antico reperto». Di certo, il rabdomante in azione, sapeva benissimo di trovarsi in un’area archeologica, dove, sembra, in epoca romana, sorgesse una villa patrizia. Quasi sicuramente deve aver usato un metal detector, sofisticato strumento che consente di “percepire” la presenza di oggetti metallici, quindi monete o preziosi monili, al di sotto della terra.
Preso atto del passaggio dei predatori, la Iannelli ha inteso sporgere denuncia, presso la caserma dei Carabinieri di Nicotera, per scavi illegali contro ignoti. Inoltre, ha precisato l’archeologa, il furto, o tentato furto, difficile stabilirlo, sarà tempestivamente segnalato all’NTPA (nucleo tutela patrimonio archeologico) dei Carabinieri di Cosenza.
L’area archeologica non è mai stata vincolata, da parte della Sovrintendenza, perché, ha spiegato la Iannelli, «non ci sono, in tal senso, dei dati certi e degli studi approfonditi suffragati da scavi: non si conosce l’estensione, la tipologia, né la cronologia in cui, orientativamente, l’area era abitata». Quello della Sovrintendenza, sulla zona in questione, può dunque definirsi un “vincolo indiretto”, in quanto, «una serie di reperti archeologici ritrovati inducono oggettivamente a ritenere che ci troviamo di fronte un’area di interesse archeologico».
Già negli anni ’90, la Sovrintendenza aveva segnalato al Comune di Nicotera, l’obbligo di tutelare, tramite il piano regolatore, le zone archeologiche. Ora il comune sta approntando il nuovo Psc, e la Iannelli rinnova il suo monito «E’ necessario- ha ribadito- che in questo nuovo piano strutturale comunale si tutelino e si rispettino le aree archeologiche».
Ma l’attenzione di forze dell’ordine e Sovrintendenza è adesso rivolta ai tombaroli. Ma chi sono questi strani personaggi, esperti di archeologia, anzi, dotati del fiuto di un segugio nel rintracciare un antico reperto?
I tombaroli, ha chiarito la funzionaria della Sovrintendenza, operano illegalmente nelle aree archeologiche. «Cercano di tutto: monete, cocci di vasi, frammenti di mattoni, tegole, insomma quanto può essere immesso nel mercato illegale, e che possono avere un valore economico notevolissimo». «Sono organizzatissimi e preparati- ha spiegato- sono loro gli autori dei tunnel sotterranei scavati in località Scrimbia, nel 2000, a Vibo Valentia».
«Nel caso specifico di Comerconi, non posso dirlo, ma di certo i tombaroli, essendo all’interno del traffico di reperti archeologici, sono in combutta con la ndrangheta. Non ne ho le prove, ma ci metterei la firma».



 


mercoledì 27 agosto 2014

L'architetto Domenica Corigliano unico componente dello staff del sindaco. Opererà nell'ufficio tecnico, nei settori Lavori Pubblici e Urbanistica.


Nicotera. In corso d’opera la creazione dello staff del sindaco Franco Pagano. E’ ciò che si apprende dall’albo pretorio del Comune. Lo staff sindacale è un supporto amministrativo previsto dall’articolo 90 del decreto legislativo 267/2000, che sancisce la possibilità di istituire uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, della giunta o degli assessori. Tale facoltà è prevista anche dall’articolo 29 dello Statuto Comunale, che prevede che l’equipe del primo cittadino sia composta da un numero massimo di tre persone, con compito di programmazione dell’attività istituzionale e di quella della giunta comunale. Dalla delibera in oggetto si apprende inoltre che «è esigenza dell’amministrazione introdurre nuovi processi di organizzazione e pertanto c’è la necessità di procedere ad una maggiore correttezza, funzionalità ed efficienza nella esecuzione delle procedure dell’area tecnica, settore lavori pubblici ed urbanistica mediante una persona qualificata alla diretta direzione politica ai fini di controllo e di supporto».
Dalla lettura della delibera si intuisce che lo staff del sindaco dovrebbe essere composto da una sola persona, un professionista esperto, come enuncia ulteriormente il testo: «si tratta di un incarico particolarmente delicato le cui caratteristiche “intuitu personae” sono particolarmente rilevanti». La delibera informa inoltre che «il Comune di Nicotera non è Ente dissestato e/o strutturalmente deficitario», dato, questo, assai rincuorante, avendo più volte gli amministratori ribadito la situazione decisamente critica in cui versano le casse comunali, dopo il “sacco” della Sogefil. In ogni caso, il sindaco è pronto, «nella sua piena e più ampia discrezionalità» ad individuare «il soggetto esterno di ufficio di staff, esperto del settore». Si tratta di un dipendente a tempo parziale (dodici ore settimanali) e determinato con un trattamento economico D1, quello che si deve a specialisti con funzioni direttive.
Insomma, per ora non emerge il nome dell’esperto componente dello staff. Si sa soltanto che è persona altamente qualificata, che opererà nell’ufficio tecnico, delicatissimo e importante settore di gestione e controllo del complicato territorio nicoterese, oltre che nei settori urbanistica e Lavori Pubblici. Il toto-nomi è comunque già partito: se ne fanno tanti. I cittadini si chiedono, soprattutto, se sarà un nome nuovo, avulso da contesti politici, oppure no. Prima o poi, sarà sciolto il riserbo.



Nicotera. Sciolto il riserbo. L’unico componente dello staff del sindaco ha un nome: si tratta di Domenica Corigliano, professione architetto.
Come previsto dalla delibera che annunciava la formazione dello staff del sindaco, l’incarico che la professionista dovrà svolgere è particolarmente delicato, tanto che, nel testo, si usa la locuzione latina “intuitu personae”, per indicarne la rilevanza delle caratteristiche, ispirate a fiducia, equità e imparzialità, nel contesto del ruolo che le è stato assegnato.
La professionista opererà nel delicato e complicatissimo ufficio tecnico del comune costiero, ma anche nei settori Urbanistica e Lavori Pubblici.
Dal decreto del sindaco si apprende che la Corigliano aveva presentato un curriculum, dal quale risulta «comprovata esperienza professionale nel settore dell’amministrazione pubblica locale».
La delibera di giunta per la selezione di un professionista a cui conferire incarico di Istruttore direttivo presso l’Area Tecnica risale al gennaio del 2013.
Domenica Corigliano è la vedova del compianto ingegnere Laganà, dirigente dell’ufficio tecnico nicoterese per molti anni.

Nicotera. Tutti a lezione da Gratteri. La "lectio magistralis" tenuta dal Procuratore aggiunto antimafia di Reggio Calabria.



(In questo articolo la conferenza tenuta a Nicotera il 20 agosto 2014 dal Procuratore aggiunto antimafia Nicola Gratteri, uomo di legge da sempre in prima linea nella lotta contro il crimine organizzato e impegnato a diffondere una “cultura della legalità”. La conferenza di Gratteri è durata più di due ore, nel corso della quale molti cittadini hanno avuto facoltà di porgli diverse domande. Brillante e interessantissimo convegno che io, per esigenze di stampa, ho dovuto raccontare in “5400 battute”, che non sono certe poche, visti gli spazi consentiti dai giornali, ma nemmeno tantissime. Per tal motivo, ho dovuto essere oltremodo sintetica, ma, spero, esauriente. In ogni caso, mi prefiggo di ritornare in argomento, approfondendo le tematiche affrontate dal coraggioso uomo di giustizia).



Nicotera. Una affollatissima platea, in religioso silenzio, ha ascoltato, mercoledì sera, la lunga conferenza sul tema della legalità tenuta dal Procuratore aggiunto antimafia Nicola Gratteri. Le persone accorse ad ascoltarlo erano tante: la piccola piazzola, presso il locale “Le terrazze di Martina”, organizzatore della conferenza, era stracolma di gente.  Moltissimi in piedi, per due ore di fila, non si sono persi una virgola dell’intervento del Procuratore aggiunto, a cui poi sono seguite le domande del pubblico a cui l’uomo di giustizia ha risposto in modo esaustivo, mostrando estrema attenzione alle problematiche, sociali o personali, esposte dalle persone. Gratteri ha parlato della malavita organizzata, in tutti i suoi aspetti. Le sue parole sono state come un fendente che squarcia il velo dell’omertà, del silenzio, della paura. Forse per la prima volta in assoluto, a Nicotera, cittadina il cui consiglio comunale è stato per ben due volte sciolto per infiltrazioni mafiose, qualcuno ha parlato, in modo chiaro e diretto, della ndrangheta, della sua presenza sul territorio, della sua forza economica, della sua struttura tentacolare.  
Si è parlato di beni confiscati, della cocaina, motore economico della ndrangheta, e quindi del narcotraffico, in un’analisi appassionante e trasversale, partendo dall’Onu fino ai cocaleros, i poveri contadini, gli “sciancati” coltivatori di coca. Dei rapporti della ndrangheta con la massoneria, e di come essa si sia evoluta, grazie al tramite della Santa, che le ha garantito di interagire con i poteri forti, e deviati, dello Stato. Ma anche del coraggio nel lottare contro le mafie. E il coraggio, ha sottolineato Gratteri, «è una virtù che devono possedere, in primis, gli uomini dello Stato, dal carabiniere al magistrato». Per il procuratore aggiunto, chi non ha il coraggio di contrastare la mafia, deve fare altro, o chiedere un trasferimento, in un luogo più tranquillo, ma non bisogna far finta di non vedere o non sapere.
Gratteri ha rivelato, in seguito a una domanda del pubblico, dello sfiorato Dicastero alla Giustizia. «Avevo chiesto garanzia di carta bianca,- ha detto- non solo nella composizione del Ministero, ma anche la possibilità di cambiare i codici. Sognavo di fare la rivoluzione, per questo avrei messo in discussione tutto, e una volta conclusa la mia missione , avrei fatto l’agricoltore, hobby che coltivo con passione. Ma qualcuno non ha voluto che io svolgessi quell’incarico. Subito dopo- ha rivelato- mi hanno proposto tanti incarichi, anche da 20 mila euro al mese, con tanto di benefit, non ho accettato. Non era quello che mi interessava».
Gratteri insegna gratuitamente, all’Università di Reggio Calabria, "economia della criminalità", ovvero, il modo in cui le mafie si arricchiscono. E l’insegnamento è, per il procuratore aggiunto, uno dei punti di forza nella lotta contro il crimine organizzato. «La scuola ha un ruolo fondamentale, perché prepara nuove generazioni, qui andrebbe insegnata la legalità». Entrando in merito alla radicalizzazione della mafia nel territorio vibonese, si è parlato di due tematiche molto attuali, che, come ha sottolineato Peppe Cavallari, un giovane insegnante, intervenuto nel dibattito, «rendono il nostro territorio spettrale», ovvero il numero di discoteche, ristoranti, villaggi turistici, hotel chiusi perché sequestrati alla mafia, senza che si sia messo a punto un meccanismo volto a riaprire l’attività per creare un indotto pulito, con conseguente impoverimento del territorio. «Il problema dei beni confiscati e sequestrati- ha spiegato Gratteri- è un problema gigantesco».
«Intanto- ha aggiunto- abbiamo una legge che va modificata in tante sue parti. A capo dell’Agenzia dei beni confiscati non deve starci il prefetto, perché il prefetto è stato programmato per fare il prefetto, e non è in grado di leggere e di capire il bilancio di un’azienda o come si gestisce un  supermercato. Dopo due anni di agonia e amministratori giudiziari, questi beni confiscati muoiono per vari motivi: intanto, molte volte queste attività commerciali sono delle “anomalie” del mercato, finanziati con i soldi della cocaina, eventuali mancati guadagni vengono integrati con i soldi provenienti dal narcotraffico». Per Gratteri la soluzione potrebbe essere un'asta in cui coinvolgere le grandi multinazionali, che garantiscano il lavoro per le famiglie assunte.
Altro tema caldo, gli scioglimenti dei consigli comunali.
La legge sul commissariamento dei comuni, per Gratteri, «deve essere mantenuta». Non è possibile, ha argomentato il procuratore, «che un capomafia sia, in un paese, l’uomo del monte che decide il respiro e il battito cardiaco di tutti. Però- ha osservato- è anche vero che bisogna cambiare la legge nella parte che prevede che questi prefetti si rechino nei comuni loro affidatigli solo una volta, o due, a settimana».
La proposta di Gratteri, per ovviare a quello che viene percepito come un’assenza da parte dello Stato, è, oltre che modificare la legge in materia, «creare una scuola formazione per amministratori giudiziari. Mi piacerebbe- ha svelato il Procuratore- creare una scuola di formazione per commissari prefettizi, che ascoltino le persone, che vivano la città, giorno per giorno, perché essi rappresentano lo Stato. Devono interagire con i bisogni della gente, perché, in quel momento, sostituiscono il sindaco, “muro del pianto”, a cui i cittadini si rivolgono, dimostrare efficienza, e non esseri freddi burocrati».