domenica 11 febbraio 2018

Criminalità. Assaltato un distributore di sigarette.



Nicotera. La speranza condivisa è che con l’avvento della video sorveglianza le scorribande notturne degli irriducili vandali di paese trovino un deterrente e abbiano finalmente fine. Intanto, le strade sguarnite da ogni forma di controllo continuano ad offrire vita facile ai delinquenti che l’altra sera, in piazza Garibaldi, e cioè in pieno centro storico, hanno preso a mazzate la macchinetta delle sigarette posta accanto a un tabacchino. I malviventi sono riusciti a scardinare l’apertura del distributore automatico e a portare via sia le sigarette che il denaro. L’operazione ha certamente richiesto tempo e perizia da parte dei ladri che, c’è da supporre, non si sono certo fatti prendere dall’ansia in una Nicotera desolata e priva di ogni forma di monitoraggio. Solo il mattino seguente i gestori del tabacchino si sono resi conto del danneggiamento e del furto di quanto vi era all’interno del distrubutore automatico. Immediata è scattata la denuncia, a carico di ignoti.
L’episodio dell’altra notte è solo l’ultimo di una lunga serie di danneggiamenti svolti dai soliti malviventi senza volto: oggetto dell’irruenza vandalica già la Scuola Media, nella fattispecie il distributore di merendine, anche in quel caso i ladri hanno portato via le monetine all’interno del dispositivo.

Intercettati i fondi della videosorveglianza. Si tratta del finanziamento per la realizzazione del corso di cucina mediterranea.



Nicotera. Come anticipato dal Quotidiano, la Terna prefettizia alla guida di palazzo Convento ha individuato i fondi necessari per l’installazione della video sorveglianza a Nicotera e frazioni. Una notizia di notevole importanza per la cittadina costiera, in preda alle scorrerie della microcriminalità e colonizzata dai luogotenenti della macrocriminalità. Questo giornale ormai da anni si occupa della questione sicurezza a Nicotera strettamente correlata alla deliquenza dilagante, puntando il dito proprio sull’assenza di un apparato di occhi elettronici deputati a captare eventuali azioni illegali. Ora, finalmente, qualcosa si muove, anche se però è bene tenere i piedi per terra e mettere in conto che, come hanno tenuto a sottilineare i commissari prefettizi,  ogni opera pubblica ha i suoi tempi di realizzazione nonché relativi intralci burocratici.
I fondi intercettati provengono dalla devoluzione del denaro relativo alla “realizzazione della cucina mediterranea con annesso corso di formazione per soggetti svantaggiati”. Si tratta di un finanziamento di 190 mila euro concesso al comune di Nicotera, nel luglio del 2016, dal Dipartimento Affari generali della Regione. Soldi che servivano per una ulteriore ristrutturazione di un locale sito in via Dispensario, sequestrato alla criminilità organizzata. In un primo momento la giunta Pagano dispose che, ultimati gli interventi di riqualificazione, il locale ospitasse l’associazione bandistica cittadina. I municisti, però, hanno dovuto abbandonare, dopo una manciata di mesi, la struttura perché, nonostante i lavori effettuati, vi erano delle grosse criticità relative a infiltrazioni di umidità. La relazione generale descrittiva del responsabile dell’Area tecnica ha attualmente messo in evidenza che la struttura individuata dalla passata amministrazione non è adatta per allocarvi la scuola di cucina. Il rischio era quello di perdere i fondi che, in quanto non utilizzati, dovevano ritornare nelle casse regionali.  Dunque, onde evitare la revoca del finanziamento, si è reso necessario destinare la somma a un altro progetto, e uno dei più urgenti nell’agenda dei commissari è sicuramente quello relativo all’installazione dell’impianto della video sorveglianza, vista e considerata, si legge nella delibera in oggetto, la «difficile situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio comunale, anche in ragione degli scioglimenti intervenuti», nonché «le difficoltà socio-economiche del paese». La Commissione straordinaria ha ritenuto dunque necessario «impiegare il predetto finanziamento per la prevenzione e repressione dei reati e degli altri illeciti rilevanti per l’ordine e la sicurezza pubblica del territorio comunale». Ora rimane da chiedere alla Regione l’assenso della devoluzione del finanziamento. Una formalità, dopo di che si potrà passare all’atto pratico. Intanto si apprende da autorevoli fonti comunali che il prospetto tecnico dell’impianto è già pronto: i responsabili sovraordinati dell’ufficio tecnico ci hanno già lavorato in attesa che saltassero fuori i soldi necessari.  L’auspicio è che entro l’estate Nicotera diventi, finalmente, una città videosorvegliata.

Criminalità. Si allungano i tempi per la videosorveglianza.



Nicotera. Si allungano i tempi per la realizzazione della videosorveglianza. L’incontro che avrebbe dovuto tenersi in Regione giovedì scorso tra Nicola Auricchio, componente della Terna alla guida di palazzo Convento, e il dirigente del Dipartimento Affari generali è stato rimandato a data da destinarsi. L’inviato ministeriale è stato purtroppo colpito da un grave lutto: è, infatti, improvvisamente mancata la madre.
I Commissari prefettizi alla guida del Comune costiero hanno precisato, in svariate occasioni, che la l’installazione della video sorveglianza in paese è un impegno posto in cima alle priorità nell’ambito della loro attività amministrativa. In effetti la Terna, pur non avendo disponibilità economica a causa delle pessime condizioni finanziarie in cui versano le casse dell’ente, ha cercato con grande solerzia di individuare dei fondi, già destinati al Comune, da dirottare per la video sorveglianza. Alla fine i soldi sono saltati fuori: sono quelli che dovevano essere utilizzati per la “realizzazione della cucina mediterranea con annesso corso di formazione per soggetti svantaggiati”. Un progetto del valore di 190 mila euro concesso al comune di Nicotera nel luglio del 2016, dal Dipartimento Affari generali della Regione. Inizialmente tali fondi servivano per una ulteriore ristrutturazione di un locale sito in via Dispensario, sequestrato alla criminilità organizzata, e che per un periodo ha ospitato l’associazione bandistica cittadina. Le pessime condizioni della struttura hanno però indotto i musicisti a sloggiare. Nonostante ciò, l’appartamento, con tutti i suoi limiti, sembrò adatto all’amministrazione Pagano, all’epoca alla guida di palazzo Convento, per allocarvi la scuola di cucina mediterranea. Lo scioglimento del consiglio comunale mise tutto in forse, anzi c’era il concreto pericolo che il finanziamento, non utilizzato, tornasse al mittente; un lusso che un Comune economicamente disastrato come quello di Nicotera non può certo permettersi. E così i commissari hanno deciso che quei soldi siano stornati verso un più urgente fine: l’installazione della videosorveglianza. La decisione, dunque, è stata presa. Ciò che adesso rallenta tutto sono i canonici passaggi burocratici che si frappongono tra un progetto e la sua realizzazione. D’altra parte il paese ha urgentemente bisogno di tale presidio di sicurezza. La micro e la macro criminalità (perversamente legate da un indissolubile filo rosso) decidono a loro insindacabile giudizio quando è ora di spezzare la tranquillità cittadina, quando è ora di ammorbare la serenità della gente, commettando atti criminali capaci di gettare un’intera comunità nel senso di insicurezza. La video sorveglianza non sconfiggerà di certo il male che attanaglia il territorio, ma potrà sicuramente rappresentare un valido deterrente alle azioni degli impavidi delinquenti che scorazzano per ogni dove. Inoltre, le telecamere puntate sul paese potranno fornire un concreto aiuto ai Carabinieri della locale stazione, costretti ad indagare sui fatti quasi brancolando nel buio, tra le bocche cucite e gli occhi chiusi della gente. Un’impresa che definire ardua è poco, mentre intanto si attende il potenziamento della caserma, con nuove unità. Ma questa è un’altra storia.

Comune. Cartelle IMU. Operazione strascico. Pioggia di notifiche sui contribuenti.




Nicotera. Poste precipitate nel caos. La situazione già critica nell’ufficio postale nicoterese a causa del sottodimensionamento del personale, si è fatta ancora più difficile a causa della raffica di raccomandate sull’Imu del 2012. Infatti, i portalettere non sono riusciti a recapitare le cartelle ai destinatari, o per le note questioni di scarsa conoscenza delle vie del paese, aggravate dalla mancanza di toponomostica, o anche perché molti degli utenti vivono in altre città o addirittura all’estero. Sta di fatto che file inteminabili di cittadini si sono presentate all’ufficio postale per ritirare la raccomandata, muniti di avviso. A ciò si è unita la questione che l’effettivo destinatario della cartella è tenuto ad inviare un documento di delega per autorizzare le Poste a consegnare la corrispondenza a una persona di fiducia. Come precisato, questo stato di cose si deve all’arrivo a tappetto a tutti i possessori della seconda casa della cartella dell’Imu, anno 2012. L’anomalia è che la raccomandata viene inviata a tutti, indipendentemente se la tassa sul possesso della seconda casa è stata a suo tempo pagata oppure no. Un’operazione strascico, dunque, che ha coinvolto centinaia di cittadini, morosi, e non. La volontà di recuperare le tasse non pagate, anche quelle degli anni scorsi, è stata chiaramente espressa dal Terna commissariale. Il Comune, com’è noto, ha i conti in rosso, anzi il dissesto è dietro l’angolo: una situazione finanziariamente drammatica che ha indotto i Commissari a mettere in moto un’azione di recupero dei tributi: un’insolvenza che ha contribuito (tra le altre cose) a gettare il Comune nello stato critico in cui versa attualmente. Tutto ciò prevede la riscossione di quelle tasse non pagate, prima che cadano in prescrizione, dunque prima dei fatidici cinque anni che annullano il diritto dell’ente di avanzare richieste di pagamento. Ed è a questo punto che la questione di fa cavillosa, in quanto molti cittadini intendono presentare ricorso, adducendo il fatto che l’ente è ormai fuori tempo massimo per accampare diritti, vista la scadenza dei termini. Evenienza questa, evidentemente non condivisa dal Comune che ritiene di essere ancora in tempo per reclamare ciò che gli è dovuto. Quello che è certo è che il malumore dei contribuenti è alle stelle, specialmente quelli che sono in regola con il pagamento delle tasse e si ritrovano a far la fila alla Posta, o autorizzare un delegato, per poi scoprire che trattasi di un’Imu già pagata. Quelli che invece non avevano onorato il dovere con il fisco intendono rivolgersi a un avvocato per inoltrare ricorso, anche perché, oltre al corrispettivo dell’Imu la tassa è addizionata da tanto di costi di mora. In questo gauzzabuglio tra un Comune disperato che cerca di incamerare ogni centesimo perso per strada e i cittadini in preda al malcontento, c’è chi nota che i costi delle centinaia di raccomandate, spesso inviate a casaccio, sono tutte a carico dell’ente, dunque ancora una volta a carico dei cittadini. Ma il caos di questi giorni ha aperto in realtà uno squarcio sulla situazione di un Comune che non si è mai davvero ammodernato dal punto di vista tributario. Benchè i commissari abbiano messo in atto la digitalizzazione degli uffici, rimane l’assenza di una anagrafe tributaria che individui tutti i contribuenti; di certo il grave gap di una inesistente toponomastica non facilita le cose, anzi getta il manto dell’invisibilità sui tanti evasori, e poi, come in questo caso, il tempo gioca a loro vantaggio, in quanto la prescrizione annulla ogni debito.

Operatori ecologici senza stipendio. La Slai Cobas contro la G.M. la ditta bresciana che detiene l'appalto.


E’ un Nazzareno Piperno in preda alla più viva indignazione a firmare la nota stampa in merito alle affermazioni di Maria Repaci, rappresentante aziendale della “G.M. dimensione ecologica” sul diritto allo sciopero dei dipendenti presso il cantiere di Ionadi. Il Coordinatore Provinciale Slai Cobas stigmatizza con fermezza le parole usate dalla Repaci, che riportiamo fedelmente: “Dovevamo aspettare l'arrivo della G.M. Dimensione Ecologica nel nostro territorio per scoprire come decenni di lotta sindacale e dibattiti parlamentari per riconoscere nei fatti ai lavoratori il diritto di sciopero già consacrato dalla Costituzione in realtà erano stati del tutto inutli se non a far perdere i lavoratori la retribuzione della giornata. Molto rumore per nulla insomma”.
Ma per comprendere la vicenda è bene fare un piccolo passo indietro e delineare un breve antefatto. I lavoratori della G.M. avevano proclamato una giornata di sciopero per protestare contro il ritardo del pagamento degli stipendi, che ad oggi, precisa la nota della Slai Cobas, «hanno raggiunto le due mensilità con la terza in via di maturazione», ma per protestare anche «per le altre macroscopiche inadempienze di cui la società in questione si è da subito resa responsabile». L’atteggiamento e le parole della Repaci hanno suscitato un corale disappunto nella nota organizzazione sindacale, che precisa: «A ben vedere non è l'unica per quanto infelice uscita della rappresentante della G.M. che si è sempre distinta per le proprie aberranti prese di posizioni che hanno  dimostrato un arrogante spregio non solo verso un corretto sistema di relazioni sindacali ma anche nei confronti dei capisaldi della legalità». L’affermazione della Repaci, secondo il noto sindacato, lascia chiaramente intendere che «scioperare è inutile se non a  far perdere ai lavoratori una parte di retribuzione visto che il servizio sul cantiere è stato comunque svolto dall'azienda facendo ricorso ad altro personale prelevato per l'occasione da altri cantieri». Una presa di posizione ritenuta intollerabile, e che ha scatenato l’ira funesta  della Slai Cobas. «Un tale comportamento- tuona l’organizzazione sindacale- integra certamente gli estremi di una condotta antisindacale che ovviamente sarà, insieme a tutti gli altri aspetti, sottoposta all'attenzione dell'Autorità Giudiziaria competente. Ma andiamo avanti, perchè le nefandezze di tale azienda, così brillantemene rappresentata, non si fermano certo qua».
“Un'altra perla” della Repaci, a detta degli estensori della nota stampa,  «è quello di fare netti distinguo tra i lavoratori, distinti tra lavoratori di serie A e di serie B, a seconda della loro appartenenza sindacale visto che, nella medesima giornata – e dopo due mesi di ritardo – l'azienda ha deciso bene di corrispondere un acconto sulle retribuzioni maturate solo ai lavoratori non iscritti allo Slai-Cobas, pentendosi  espressamente di aver corrisposto il medesimo acconto ad un lavoratore che, circostanza di cui la stessa non era ancora a conoscenza, nel frattempo aveva provveduto ad iscriversi alla nostra organizzazione». La stragrande maggioranza dei lavoratori in quel cantiere, scrive ancora l’associazione di categoria, sono assistiti dalla Slai Cobas, e questo «la dice lunga sull'ottusità di un'azienda che, forse pensando di vivere in un territorio di frontiera dove non vi è legge né legalità, pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo continuando ineffabilmente ad affermare di non aver alcun obbligo di retribuire i propri dipendenti prima di aver incassato i relativi canoni dalle stazioni appaltanti».
E ancora, a detta dell’organizzazione sindacale, «le inadempienze dell'azienda sono tante, a cominciare dalla mancata effettuazione delle vaccinazioni per arrivare alle condizioni dei mezzi su cui i lavoratori sono costretti a svolgere il servizio: mezzi  fatiscenti, privi di revisione se non, in alcuni casi, di assicurazione».
Insomma, conclude il comunicato, «un vero e proprio Far West condito, per non farci mancare mai nulla, da un atteggiamento di stolida arroganza che chiude la strada a qualsiasi tentativo di dialogo e che, inevitabilmente, ci impone di portare il confronto, o per meglio dire, lo scontro, nelle sedi opportune».