sabato 28 marzo 2020

Tutti negativi al Coronavirus i dipendenti comunali e i componenti dell'amministrazione Marasco, dopo la notizia che una dipendente era risultata positiva all'infezione.


Nicotera. Sarebbero tutti negativi al Coronavirus i dipendenti comunali e gli amministratori del Comune medmeo, dopo che si è appreso che una dipendente comunale residente nel reggino era risultata positiva all’infenzione. La notizia aveva mandato in allarme i dipendenti e i componenti dell’esecutivo in carica, preoccupati del fatto che avrebbero potuto essere stati contagiati. Tuttavia, a tranquillizzare gli animi il fatto che la dipendente comunale era stata a Nicotera, per l’ultima volta, il 10 di marzo. Il 22 marzo è emersa la notizia della positività della signora di Gallico. Date rassicuranti per dipendenti e amministratori, visto che i tempi di incubazione del virus, secondo quanto stabilito dagli esperti, è al massimo di 14 giorni. In ogni caso, è stato effettuato il tampone agli impiegati e ai membri della squadra Marasco.
Adesso sono finalmente arrivati gli esiti degli esami a convalidare le speranze degli interessati e dei loro familiari. Un incubo finito, dunque, non solo per loro ma anche per tutta la cittadinanza nicoterese.

mercoledì 25 marzo 2020

Un'imprenditrice di un'agenzia funebre di Bergamo racconta il dramma "dello smaltimento delle salme". "Noi lasciati senza tutele".




BERGAMO. In questo momento così difficile, che probabilmente resterà impresso a caratteri di fuoco nella memoria collettiva degli italiani, c’è una categoria di operatori di cui si parla pochissimo, ed è quella degli impresari delle agenzie funebri. Sono loro a svolgere la parte più triste, quella a contatto con il post mortem, con il dolore dei familiari, con una salma da portare via, verso la tumulazione o verso la cremazione, senza cerimonia religiosa, senza quel rito funebre che sancisce e accompagna l’ultimo saluto al proprio caro e da cui inizia l’elaborazione del lutto. Ai morti stroncati dalla pestilenza del nuovo millennio per ragioni di praticità e profilassi è negato quel decoro riservato a chi moriva in tempi cosiddetti normali. E sono proprio gli impresari funebri a dover fare i conti con questa realtà. A raccontare un dramma che sembra non aver fine  è la titolare dell’onoranze funebri “Regazzi” di Bergamo. «Siamo allo stremo», dice l’imprenditrice, «perché non riusciamo a far fronte a una situazione emergenziale ormai insostenibile»; ma a venire meno, ascoltando quella voce triste dall’altra parte del telefono, sono anche le forze emotive, psicologiche, anche per chi ha a che fare tutti i giorni con la morte. La situazione è collassata, e le pompe funebri non riescono “a smaltire” (terribile verbo, ma trovarne altri che rendano l’idea è impossibile) tutte le richieste. A decine, ogni giorno. «La cosa che più ci fa male», racconta ancora la titolare, «è non poter dare decoro alla morte, non poter allestire quella cerimonia dell’addio, non poter rendere solenne e decoroso quel momento». «Ci chiamiamo onoranze funebri proprio perché “onoriamo” il defunto, questo è il nostro ruolo». Ma adesso, però, non è più così. Sia per le persone morte a casa o in ospedale, la procedura è sempre la stessa: tutto si svolge velocemente e con la massima cautela per evitare il contagio. Il defunto viene infilato in un sacco in fretta e furia, così com’è, senza cioè la vestizione, perché sarebbe troppo rischioso per gli operatori. Dal sacco nella bara e, dopo l’accertamento di morte da parte del necroscopo, il feretro viene sigillato e destinato alla tumulazione o alla cremazione. Le salme vengono poste in un capannone a Ponte San Pietro, in attesa di essere portate via; qui ricevono una veloce benedizione dal sacerdote. Molte di esse sono destinate alla cremazione, ma poiché i forni crematori lombardi sono ormai al collasso, il comune ha disposto il trasferimento altre città. A provvedere al trasporto è l’esercito e l’immagine della luttuosa marcia dei camion militari carichi di bare verso i templi crematori è rimasta impressa negli occhi di tutti. Un addio straziante, senza conforto e consolazione. «Le famiglie- racconta ancora l’imprenditrice- vedono portato via dall’ambulanza il proprio caro che sta male, ma non lo rivedranno più, perché glielo riconsegneranno in un’urna». Un distacco feroce, di cui, a parere dell’imprenditrice, le famiglie ne avvertiranno lo choc solo dopo che tutto questo sarà finito.
Gli impresari funebri, oltre a guardare in faccia la tragedia e gli occhi smarriti di chi perde così i propri cari, devono farsi carico di tutte le incombenze burocratiche che sorvegliano la morte. Il disbrigo di tali pratiche è completamente a loro carico: servono firme e autorizzazioni a non finire e sono loro a girare per gli uffici a completare i certificati, senza i quali non si può procedere allo smaltimento della salma. La burocrazia è rimasta quella che era, complessa, snervante e indifferente di fronte a un caos come questo. «Molti impresari- aggiunge la titolare- sono malati o in quarantena, e quindi non possono più svolgere tali importanti mansioni. Molti sono costretti a rifiutare le tante chiamate».
C’è il rischio concreto, per la scarsità di operatori, che a qualcuno rimanga a casa il morto per giorni, com’è successo a una donna: le è morta la madre, a casa, il 22 marzo, ma solo il 25 si è potuto provvedere a rimuovere la salma. La situazione si fa sempre più complicata per questi lavoratori, i quali ormai non sono più dei lavoratori autonomi ma svolgono un servizio di pubblica utilità senza però avere le tutele garantite dall’Asp. L’equipaggiamento per proteggersi dal virus è dunque tutto a carico degli impresari. «Noi non stiamo più facendo il nostro lavoro- spiega la titolare dell’Agenzia Regazzi- ci stiamo occupando di smaltire le salme, e lo stiamo facendo esponendoci a grandi rischi». L’Azienda sanitaria provinciale di Bergamo non dà loro né tute, né mascherine. E poiché adesso scarseggiano stanno usando quelle fatte in casa, che sono utili, ma sicuramente proteggono meno. Da parte dell’Asp nemmeno delle direttive, o due parole messe in croce per questi lavoratori. «Le uniche direttive che abbiamo ricevuto- sottolinea l’imprenditrice- sono quelle delle associazioni di categoria, attraverso un’email». «Molti colleghi ci chiamano dal Sud Italia e si dicono preoccupati perché se dovesse accadere anche al Sud ciò che sta accadendo a Bergamo, non saprebbero come gestire la situazione». Una preoccupazione più che legittima visto e considerato che la categoria in questione non è degna di particolari attenzioni governative, in questo delicato frangente. Eppure, il ruolo da loro svolto è difficile, rischioso e assolutamente indispensabile. Senza di loro vivremmo un dramma nel dramma. 
Un’evenienza che non è fantascienza, dato che molte imprese funebri non rispondono più alle chiamate delle famiglie: non hanno più mezzi e protezioni per svolgere queste mansioni.

martedì 24 marzo 2020

Muore a soli 39 anni un giovane artigiano prossimo alle nozze con una ragazza di Nicotera.


San Calogero. Aveva solo 39 anni Carmelo Gasparro, un lavoro, una fidanzata da sposare a breve, insomma, una vita davanti. Ma il destino per lui aveva in serbo un finale tragico e inaspettato. Un infarto, infatti, ieri sera lo ha ucciso, in una manciata di minuti. Si stava recando all’ospedale di Tropea, perché aveva accusato un malore. Ma al nosocomio della città costiera è arrivato già in condizioni disperate, per lui non c’è stato niente da fare. Carmelo lavorava come marmista nella ditta del padre, era un ragazzo molto conosciuto e ben voluto. Non aveva problemi di salute e niente lasciava suppore che il cuore gli avrebbe potuto giocare un così atroce scherzo. Insieme alla sua fidanzata, una ragazza di Nicotera, aveva recentemente frequentato il corso parrocchiale di preparazione al matrimonio, in vista delle imminenti nozze. Il suo corpo giace ancora all’ospedale di Tropea; domani mattina sarà trasportato al cimitero di San Calogero dove si svolgerà una breve benedizione della salma alla presenza dei parenti più stretti. La morte di Carmelo ha sconvolto la piccola cittadina pedemontana che, a causa delle restrizioni dovute al terribile virus che infuria ormai ovunque, non potrà stringersi intorno alla famiglia affranta e incredula.

Emessa sentenza di incandidabilità per l'ex sindaco Francesco Pagano e l'ex vice sindaco Francesco Mollese. Rigettata la richiesta per Federico Polito, di fatto candidabile.



Nicotera. A quattro anni dallo scioglimento per mafia del Comune di Nicotera, guidato dall’amministrazione presieduta da Franco Pagano, e dalla successiva richiesta, da parte del Ministero dell’Interno, di dichiarare l’incandidabilità degli amministratori, è giunta la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia. Gli amministratori indicati dal Viminale interessati dal procedimento di incandidabilità erano: l’ex sindaco, Francesco Pagano, l’ex vicesindaco Francesco Mollese, l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Polito Antonio Federico. Il tribunale ha stabilito che «alla luce di quanto sopra affermato (21 pagine di dettagliato resoconto sulle condotte dei tre, in ordine ai rapporti con gli esponenti del clan Mancuso, ndr) si può concludere per la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di incandidabilità per i signori Pagano e Mollese, mentre deve essere rigettata la richiesta relativamente alla posizione del signor Polito». Sono dunque stati dichiarati incandidabili Franesco Pagano, e Francesco Mollese. Semaforo verde, invece, per il giovane ex assessore Federico Politico, la cui condotta, frenquentazioni e atti politici non sono stati ritenuti pregiudizievoli per una sua nuova scesa nell’agone politico.
Ricordiamo che il Comune di Nicotera era stato sciolto il 24 novembre del 2016, su proposta del Ministero dell’Interno. Il 26 gennaio 2017 veniva inoltrata la richiesta al tribunale di incandibilità degli amministratori, e, con una successiva nota del 2 marzo, venivano comunicati i nomi degli amministratori in questione.
 
Nella sentenza in oggetto sono evidenziati quegli elementi "concreti, univoci e rilevanti" che hanno portato prima allo scioglimento del consiglio comunale e ora, per due Francesco Pagano e Francesco Mollese, lo sbarramento del passo a palazzo Convento e ad ogni altra candidatura. Nella narrativa del verdetto sono esplicati non solo gli atti prodotti durante l’attività amministrativa, ma anche riferimenti alla vita privata e professionale dei soggetti in questione, in cui appare chiara la connivenza con il clan egemone dei Mancuso. 
Francesco Pagano e Francesco Mollese erano difesi dall'avvocato Di Mundo. Federico Polito era invece assistito dall'avvocato Domenico Tripaldi. 
(foto: l'ex sindaco Francesco Pagano e l'ex assessore ai Lavori Pubblici Federico Polito)

lunedì 23 marzo 2020

Nicotera. Cosa c'entra la Protezione Civile con Casapound? In atto la politicizzazione delle attività territoriali della Prociv.


Nicotera. Il gruppo volontari Nicotera della Protezione civile riesce a far parlare di sé, e non solo per le mascherine da consegnare ai cittadini presso il municipio, invitandoli dunque a violare il divieto governativo di uscire di casa, ma anche per altro. E’ lo stesso sindaco a porre le basi di una “faccenda” che non può e non deve essere ignorata. Infatti, nei giorni scorsi, in seguito a un appunto mosso dalla scrivente al gruppo Protezione civile che, come precisato, invitava la gente a uscire di casa per recarsi al comune per ritirare la mascherina, interveniva il primo cittadino a difendere l’operato del gruppo di volontari, soprassedendo sul clamoroso scivolone, definendolo una “piccola inesattezza”. Ma non è questo il punto. Il punto è il modus operandi di questo gruppo di volontari. Un’organizzazione che ha un suo presidente ma che si muove in stretta sinergia con il sindaco e l’amministrazione comunale. Innanzitutto, sarebbe interessante capire cosa c’entra la Protezione Civile con il partito politico filo fascista di Casapound. La Protezione Civile, si legge nel relativo sito web, “è una struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri” che “opera in stretto raccordo con le Regioni e le Province autonome, si occupa di tutte le attività volte alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso e all’assistenza delle popolazioni colpite da calamità, al contrasto e al superamento dell’emergenza”. Da nessuna parte c’è scritto che qualcuno può mettervi sopra un cappello politico. Eppure qualcuno l’ha fatto e il sindaco ne ha sfoggiato con orgoglio la prova, rendendosi di fatto complice della politicizzazione del dipartimento governativo. Infatti, nella foto si vede il signor Nino Cupitò, seduto sul mezzo della Prociv, insieme ad altri due volontari, che indossano l’inconfondibile divisa. Cupitò non indossa la divisa, ma la pettorina di Casapound, partito di cui fa parte ed è un entusiasta sostenitore. Non si capisce bene cosa ci faccia su quel fuoristrada, perché non è chiaro se anche lui è volontario della Prociv (e se anche lo fosse, questo non giusitificherebbe la politicizzazione delle attività della stessa). Ma chi è Nino Cupitò? Tanto per cominciare è lo zio della vicesindaca e assessora al Bilancio, Valeria Caronte; non solo: è stato uno dei più agguerriti supporter nella campagna elettorale a favore del sindaco Pino Marasco. L’eclettico Cupitò è anche presidente dell’associazione Taranta Festival, nonché vicepresidente della Proloco Nicotera. Ma è soprattutto uno che ruota costantemente intorno al comune, forse ispirato dal fatto che la giovanissima nipote è vicesindaca, e quindi, per la “proprietà transitiva”, lui avrebbe tutto il diritto di essere il prezzemolino d’ogni minestra nelle azioni amministrative. La figura di Cupitò, ad ogni buon conto, apre uno scenario su altri soggetti, non candidati e quindi mai eletti, ma che svolgono, però, per il comune importanti funzioni burocratiche e consultive, o di factotum, quasi, come dire, degli assessori in pectore. Potremmo definirli consulenti esterni, o come altro si desidera, sta di fatto che nel comune non esiste uno straccio di carta, un documento con quattro parole messe in croce, che definisca, senza infingimenti, il ruolo di costoro, anche nel rispetto della tanta decantata trasparenza. Sta di fatto che a Nicotera “gli spazi” vengono sempre occupati dalle stesse persone, in una sorta di tacito accordo e muto consenso tra amministratori ed occupatori abusivi. Ogni ruolo, all’interno di un’amministrazione, dovrebbe essere chiarito, certificato, reso pubblico, senza strizzatine d’occhio e strane complicità. Quegli spazi, insomma, di cui parlava il procuratore Nicola Gratteri, non è semplice occuparli, dato che sono stati commissariati dai decurioni delle leggi non scritte, stilate da antiche e opache consuetudini, che non lasciano spazio ad altri, e meno che mai alle persone perbene. Occupare anche la Prociv è prova del fatto che non vi è un sano ricambio, tanto meno una ventata d’aria nuova, e che il commissariamento degli spazi civici, ma anche culturali e politici, prosegue con il consenso di compiacenti burocrati, emissari di un sistema politico-mafioso il cui scopo è il controllo totale del territorio.