mercoledì 15 agosto 2018

Droga e denaro nascosto in casa, arrestati i fratelli Salvatore e Valentino Delia.


Nicotera. Nuovo colpo messo a segno dai Carabinieri di Nicotera e Limbadi, guidati, rispettivamente, dai Comandanti Luca Caravaglio ed Ezio Giarrizzo, e coordinati dal Maggiore del Comando di Tropea, Dario Solito. I militari hanno impegnato l’intera mattinata di ieri in un vasto servizio di contrasto all’uso ed alla vendita di sostanze stupefacenti e psicotrope nel centro di Nicotera, un lavoro che ha dato i suoi frutti e ha consentito gli uomini dell’Arma di trarre in arresto due fratelli, Salvatore (classe ’76) e Valentino Delia (classe ’78). I militari, nel corso dei controlli domiciliari e veicolari, hanno rinvenuto una banconota falsa, una cospicua cifra di denaro e della droga, cioè hashish e marijuana. In base a quanto riscontrato dai militari, “l’auto era diventata il centro di smistamento e la casa una banca”. Nello specifico, durante il controllo in casa rinvenivano, in piccoli tagli e conservati in barattoli, una somma complessiva di 82.000 euro ed una banconota falsa da 20 euro. Insospettiti, hanno esteso la perquisizione alle loro pertinenze e nell’auto, all’interno della quale, nel vano motore, trovavano ben occultato un borsello con all’interno hashish e marijuana, in tutto più di 250 gr, nonché un bilancino di precisione. Per tutto questo i militari hanno dichiarato in arresto di due fratelli, entrambi utilizzatori nella piena disponibilità della casa e dell’auto, associandoli presso la casa Circondariale di Vibo Valentia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per il rito direttissimo.
L’operazione di ieri è solo l’ultima, in ordine di tempo, di una lunghissima lista di interventi operati dai Carabinieri e che hanno svelato una realtà criminale a Nicotera piuttosto pervasiva, anche se non del tutto insospettabile, e che apre uno scenario inquietante che merita comunque una riflessione. Le Forze dell’ordine, da due anni e mezzo in qua, hanno portato alla luce una Nicotera in cui fare affari con la droga è all’ordine del giorno, anzi costituirebbe una vera e propria economia occulta in un contesto dove il lavoro onesto scarseggia, è sempre scarseggiato, o più precisamente, si predilige la ricerca del cosiddetto “denaro facile” piuttosto che svolgere lavori duri e usuranti. Moltissimi fermati sono spesso recidivi, segno che l’aver fatto i conti con la giustizia non gli ha fatto cambiare idea circa il modo di far quattrini. Anzi, sembrerebbe quasi che chiunque acceda nel mondo della criminalità abbia già messo in conto che prima o poi debba conoscere la galera: un’evenienza che non fa indietreggiare di un centimetro chi si cimenta in tali attività. Lo stesso dicasi per chi detiene armi in casa. Tali velleità criminali, però, potrebbero anche essere state fomentate negli anni dal fatto che la città di Nicotera, notoriamente terra di mafia, stretta come in una tenaglia tra due feroci consorterie criminali (le famiglie mafiose di Nicotera e Rosarno) e città elettiva di diversi esponenti della famiglia Mancuso, sia stata inspiegabilmente privata da ogni forma di controllo da parte da parte dello Stato. In quegli anni di latitanza da parte delle istituzioni fiorivano tutte queste piccole imprese criminali che adesso affiorano lentamente in superficie. Un mondo sommerso, ma non troppo, fatto di droga, armi, soprusi ed estorsioni. Un mondo di paura e rassegnazione, privato di ogni tutela, che ha favorito il dilagare e il potenziamento di una cultura ostinatamente mafiosa.

Armi e droga. Tratti in arresto i fratelli Piccolo.


Nicotera. Nuovo colpo contro la criminalità dilagante messo a segno ieri mattina dai Carabinieri. Sotto la lente di ingrandimento dei militari ci sono finiti alcuni appartamenti siti in contrada Bragò, a Nicotera Marina. Un’intensa attività di contrasto al crimine che ha visto all’opera i Carabinieri della stazione di Nicotera Marina, unitamente ai colleghi di Nicotera superiore, Limbadi, Joppolo ed all’ausilio dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria.
L’attenzione dei militari si è concentrata soprattutto nell’abitazione di Domenico Piccolo, un uomo ucciso dal figlio 15enne nel 2011. La casa teatro del patricidio è di fatto nella disponibilità dei due nipoti dell’uomo assassinato, Domenico Piccolo, classe ‘92, e Salvatore Piccolo, classe ’99. I due, delle vecchie conoscenze delle Forze dell’ordine, sono stati arrestati per possesso di un’articolata serie di cose, e cioè una pistola ed un fucile, entrambi con matricola abrasa, 90 cartucce (compatibili con le armi), un passamontagna, due giubbotti anti-proiettili (di cui uno perforato), 282 gr di marijuana, 20 grammi di cocaina, 3 bilancini di precisione, nonché vario materiale per il confezionamento. Ma all’interno di quella casa c’era dell’altro, ovvero degli oggetti verosimilmente usati  per i rituali di affiliazione alla ndrangheta. Tutto il materiale è stato sequestrato, mentre i due giovani sono ststi tradotti presso il carcere di Vibo Valentia in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria.
E questo è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di arresti e sequestri di armi e droga, in un contesto che non finisce mai di stupire. Un contesto che è un vero e proprio cilindro magico del crimine, dal quale i Carabinieri estraggono di tutto. Le case visitate dai militari dell’Arma non lesinano sorprese. C’è sempre qualcosa da cercare, da trovare e da sequestrare. La vivacità delinquenziale è sempre vibrante e continua a dare i suoi perversi frutti. L’autobomba nella vicina Limbadi, quasi due settimane fa, che ha ucciso un uomo incensurato, ha lasciato tutti nello sgomento: il deflagrare dell’esplosivo ha fatto pensare a uno scenario di guerra inimmaginabile. Ma, un’attenta analisi del clima che vige in questa parte del vibonese induce ad accontonare l’incredulità e ad entrare a patti con la lucida consapevolezza che l’intero territorio è sotto assedio da parte della criminalità organizzata che fa capo allo storico clan Mancuso di Limbadi. E non è raro scoprire che l’ultimo scalcagnato che ruota intorno alla consorteria è in possesso di kalashnikov, pistole, fucili e munizioni (come hanno dimostrato le operazioni messe a segno dai Carabinieri), quasi come una cellula dormiente in attesa di agire, al momento opportuno. Facendo le debite proporzioni, più ci si avvicina ai vertici dell’organizzazione mafiosa più le armi si fanno sofisticate; come può stupire, in tal senso, il possesso di una bomba da far esplodere a proprio piacimento, confidando, ancora una volta, di farla franca? La dura realtà è questa, in un territorio di anime perse, atterrite dallo sconforto.

Ospedale di Nicotera. Più di un anno per un test salvavita.


Nicotera. Dovrà aspettare più di un anno la signora M.D. per poter ripetere delle importantissime prove allergiche all’ospedale di Nicotera. Tempi lunghissimi che potrebbero mettere in repentaglio la sua vita in quanto è affetta da una gravissima forma di allergia alimentare e da contatto che le impone di stare lontana da una interminabile lista di cibi e metalli vari. La signora M.D. è una paziente severamente allergica che deve spesso sottoporsi a dei nuovi test in quanto ai cibi che non può assumere in genere se ne aggiungono altri che improvvisamente diventano nocivi e potrebbero causarle uno shock anafilattico. Intanto la signora convive con una serie infinita di disturbi invalidanti: dalla roncopatia notturna alla dispepsia alla rinite oltre che alla sindrome orticaria angioedema, alla congiuntivite e a un corposo corteo di sintomi che le rendono la vita impossibile. Eppure, nonostante questo quadro allarmante, già noto allo specialista che la sta seguendo, quando si è recata all’ospedale per prenotare la visita al fine di effettuare nuovi test salvavita si è sentita rispondere che la prima data utile è tra un anno, in quanto l’ambulatorio di Allergologia e Malattie respiratorie della struttura ospedaliera nicoterese ha tutte le date piene (lo specialista è presente una volta la settimana).
La paziente, com’è immaginabile, ha incassato l’informazione non senza disappunto, in quanto, vista la celere trasformazione delle sue intolleranze alimentari, aspettare così tanto tempo potrebbe cagionarle seri problemi alla salute. Ora per lei l’unica alternativa è rivolgersi a uno specialista privato che la possa ricevere in tempi brevi, e questa evenienza non fa che aumentare il malcontento in una famiglia di cittadini perbene che pagano regolarmente le tasse e che quindi dovrebbero poter usufruire dei servizi per i quali versano esosi balzelli. Probabilmente la vicenda della signora M.D. è una delle tante in una Calabria dalla sanità disastrata, in cui bisogna aspettare anni per poter accedere a una visita specialistica in una struttura pubblica; in cui si è costretti a rivolgersi a specialisti privati, i cui elevati compensi spesso sono incompatibili con il badget di una famiglia che vive con un solo stipendio. Ma a conti fatti, poichè è troppo rischioso trascurare i problemi di salute, a beneficiare dei disservizi dell’Asp a danno dell’utenza sono i medici e le strutture private, che vedono crescere in modo esorbitante il loro volume di affari. I colpevoli tempi di attesa delle prestazioni mediche nella sanità pubblica dirottano migliaia di pazienti annualmente verso i ambulatori privati e i recenti rapporti stilati per questo settore rivelano che un paziente su due si rivolge proprio ad essi. La Calabria continua a pagare gli sprechi dei decenni precedenti e il recente piano di rientro non ha fatto che far lievitare i costi della sanità pubblica e tagliare più servizi possibile. Ne sanno qualcosa i cittadini nicoteresi: la struttura ospedaliera è stata depauperata da una serie di servizi fondamentali e quelli che sono rimasti annaspano in un mare di incertezze e avversità.

Brutta avventura per una turista tedesca, cade lungo il percorso della “Gnuni” e riporta la frattura del femore.


Nicotera. Brutta avventura per una turista tedesca, venerdì pomeriggio, mentre percorreva la stradina denominata “Gnuni” che dalla stazione ferroviaria conduce a Nicotera Marina. Proprio a causa delle difficili condizioni del percorso, la turista teutonica è scivolata riportando la frattura del femore. La donna, 73 anni, si trovava insieme ad un gruppo di amici. Un allegro e volitivo gruppo di quindici anziani turisti che da Tropea, dove alloggiano, si sono diretti a Nicotera per raggiungere la Marina. Scesi alla stazione, come altri intrepidi visitatori, si sono avventurati nell’impervio e suggestivo percorso, definito in gergo dialettale “Gnuni”, ma che sulle mappe dell’ufficio tecnico è Santa Maria dell’Agnone. La strada conduce dritto nella frazione Marina, proprio dietro la chiesa dell’Immacolata. La signora è verosimilmente inciampata su una delle tante pietre che lastricano il versante, o forse l’erba incolta le ha impedito di vedere dove metteva i piedi, sta di fatto che la 73enne si è resa protagonista di una tremenda caduta. Nell’immediatezza del fatto si trovavano fortunatamente a passare da là due persone residenti a Nicotera Marina che hanno allertato un medico. Il dottore Ubaldo La Rosa, recatosi prontamente sul posto, ha capito che le conseguenze della caduta erano piuttosto severe, ed è stato lui stesso ad allertare il 118 che è arrivato dopo un’ora dalla chiamata. Sessanta interminabili minuti in cui la povera infortunata è rimasta sdraiata a terra in un letto di sterpaglie, trafitta da dolori lancinanti. La turista è stata quindi trasportata all’ospedale di Vibo, dov’è attualmente ricoverata.
L’incresciosa vicenda vissuta dalla signora tedesca, punta ancora una volta i riflettori sulle terribili condizioni della “Gnuni”. Un tema di cui questo giornale si è occupato spesso, essendo questo percorso battuto abitualmente da moltissime persone, e d’estate da centinaia di turisti. Un’area incredibilmente suggestiva, in bilico tra il fascino selvaggio di antichi percorsi da fiaba e un panorama spalancato su tutta la Piana. Ma sono anche notevolissime le criticità che lo attanagliano. L’area dell’Agnone è ramificata da una serie di canaloni e ruscelli che durante i periodi di pioggia battente trascinano a valle detriti e fanghiglia, a pochissimi metri del centro abitato. La criticità dell’area è sottolineata dal Pai (organismo che ha il compito di individuare le aree a rischio idrogeologico) che l’ha contrassegnata con la sigla R4, ciò significa che la zona ha una classe di rischio molto elevato, in quanto è interessata da fenomeni franosi. Mancato monitoraggio dell’area, incuria, degrado e una colpevole negligenza hanno trasformato negli anni la “Gnuni” in un percorso pericoloso e sempre più impraticabile, quando invece era, e avrebbe potuto ancora essere, un punto di attrazione per i tanti turisti che scesi dalla stazione si avventurano a Nicotera Marina. Con un finanziamento regionale, la giunta Pagano aveva messo in sicurezza la prima parte del percorso, lasciando inspiegabilmente nell’abbandono la seconda parte, quella più frequentata.

Operazione "Black widows" (vedove nere). Otto arresti.


Ordinanza di custodia cautelare in carcere per Michele Nardo, 47 anni, Vincenzo Cocciolo, 30, Gaetano Muller 19 anni, Antonio Farina, 42, Domenico, Rosa e Viola Inzillo, rispettivamente 63, 50 e 52 anni (domiciliari invece per la 55enne Teresa Inzillo). Gli arrestati sono tutti di Sorianello, centro delle Preserre Vibonesi, teatro da dieci anni di una tremenda faida (tra gli Emanuele e i Loielo), alla quale gli imputati hanno dato, a vario titolo, il loro contributo. Infatti, sono tutti accusati di aver concorso al tentato omicidio dei fratelli Nesci, intento delittuoso concepito proprio all’interno delle dure rappresaglie tra le due famiglie. I loro nomi, non a caso, erano già balzati agli onori delle cronache lo scorso 9 aprile quando sono stati colpiti da fermo nell’ambito di un’operazione antimafia dal nome evocativo: Black Widows, ossia “vedove nere”. Per loro si prefigura, per come contestato dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, anche l’aggravante dell’articolo 7, cioè finalità ed uso di modalità mafiose. Per inciso, le stesse aggravanti non erano state invece riconosciute dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, in sede di convalida dei fermi di indiziato di delitto.
A portare in carcere i cinque imputati le risultanze delle indagini dirette dai Sostituti Procuratori della DDA, Annamaria Frustaci e Filomena Aliberti, coordinate dal Procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal Procuratore Capo Nicola Gratteri, e che, come precisato, hanno dato vita all’operazione Black Widows. Le investigazioni, partite, come precisato, dal tentato omicidio di Giovanni Alessandro Nesci, 28 anni, e del suo fratellino dodicenne Manuel, affetto da sindrome di Down, hanno permesso agli inquirenti di aprire uno squarcio nelle attuali dinamiche criminali dell’entroterra vibonese, un territorio contraddistinto, ormai da diversi anni, da quella sanguinosa faida nata dall’opposizione tra due famiglie, in aspra lotta per il controllo del territorio. La dura contesa tra i due casati è nota alle cronache come “faida dei boschi” ed ha già un suo bollettino di guerra che contempla i nomi di decine di morti. Il tentato omicidio dei fratelli di Sorianello è da ascrivere a tale cruenta faida in quanto i Nesci sarebbero espressione della famiglia Loielo. Gli Inzillo, invece, tutelerebbero gli interessi degli Emanuele, poichè ad essi contigui. E sono proprio le donne della famiglia Inzillo, secondo gli inquirenti, ad avere un ruolo importante nell’ambito delle azioni criminali messe poi in atto dagli uomini della famiglia, per “l’inusitata violenza nelle affermazioni e la determinazione evidenziata nei propositi omicidiari”. Notevole il loro supporto al braccio armato della consorteria: esse custodivano le armi, nascondendo le pistole tra la biancheria intima dell’anziana madre, ritenendo in tal modo di poter aggirare i controlli delle Forze dell’ordine. Risolute nei loro intenti criminali, le temibili “vedove nere” erano pronte ad affrontare la vedovanza pur di raggiungere il potere.
Tornando al fatto che ha permesso agli investigatori di aprire il vaso di Pandora, quel 28 aprile del 2017 i fratelli Nesci sono stati sorpresi dai sicari mentre si trovavano in una via di Sorianello. Ma Giovanni Alessandro già una volta era sfuggito a un agguato, il 2 aprile dello stesso anno, mentre si trovava a bordo della sua autovettura.