venerdì 11 luglio 2014

Recensioni su Nicotera da parte dei vacanzieri tratte dai siti web.



Nicotera. Fine maggio, l’estate è alle porte. Liceali ansiosi di mettersi il latinorum alle spalle, mentre i primi vacanzieri già assaggiano l’acqua splendida del mare tirreno, diversa e sempre uguale da decenni, specchio di spiriti liberi e cornice di storie, personali e popolari. Da un ventennio le storie sono però sempre le stesse, o meglio la storia. Tutti si domandano se le acque a luglio diventeranno ancora marroni, di mucillaggine per le autorità, di fogna per il resto dell’ecumene, che pur nel rispetto della scienza ufficiale, si arrende alla proprie percezioni. E di storie di questo tipo, su Nicotera Marina, internet è pieno. Tutte tremendamente, stranamente, concordanti. Alle 9.30-10.00 del mattino acqua marrone, fogna a cielo aperto e kaput: Nicotera i turisti non la vogliono più vedere. Bei racconti sull’ospitalità popolare, potenzialità a iosa, ma oltre alla fogna proprio non va giù la storia di essere squadrati nei bar deserti e di stare a passeggiare tra le decine di bancarelle sul lungomare, abusive, rumorose, disordinate, nello squallore di una città «tenuta male». Quasi un pezzo d’Africa sofferente: assenza di servizi, strade trascurate, quando la spazzatura e i tombini maleodoranti non completano il quadro. Su internet, ma anche nella piazza reale, se ne dicono tante e se ne denunciano ancora di più. Gli esposti, le telefonate alla capitaneria, alla procura, non si contano, nelle mattinate con 35° gradi all’ombra e un mare da schifo. I capitani giurano che di funghi si tratta, traendo spunto da rigorosissime analisi, che di più non si può. Ma il turista non si vuol convincere.  Ma c’è chi giura che non si tratta di fogna. Ne è convinto il primo cittadino, che lo scorso hanno ha denunciato e battagliato, ripresosi dall’attentato, contro chiunque si fosse azzardato a denigrare la sua Nicotera.
Ma ecco qualche stralcio raccolto dalle varie recensioni su Nicotera, tratta da siti e forum sul tema delle vacanze.
Trip Advisor, il noto portale viaggi dei vacanzieri, ne regala a iosa. Quasi tutti i commentatori concordano sulle condizioni, assai critiche, del mare nostrum. Dito puntato anche contro la pineta: «non curata», sentenziano i visitatori.
«Il mare è forse la nota più dolente- osserva Federico S. di Gallarate- dopo le ore 10.30 l'acqua assume un colorito marrone/verde e molte volte con tratti di schiuma e sporcizia varia. La pineta è poco utilizzabile vista l'assenza di manutenzione».
Chiara33 racconta: « Purtroppo ci sono ricascata: a distanza di tre anni sono tornata a Nicotera Marina. Ho trovato il mare ancora più sporco. La mattina dopo le 9,30 circa il mare diventa di colore marrone. La spiaggia è quasi sempre pulita, ma la pineta dietro la spiaggia stessa è diventata quasi una discarica. Circa 15 o 20 anni fa, quand'ero bambina e ci venivo con i miei genitori, era quasi un paradiso terrestre. L'unico aspetto positivo: l'ospitalità della gente del posto...sempre straordinaria!!».
Ancora Angelocos67: «Nota dolentissima: il mare. Presenza di acqua sporca, strisce scure, effetto salmastro e con bolle colorate.
C'è qualcosa che non quadra per questo tratto di mare, forse la vicinanza al porto di Gioia Tauro e quindi liquami o scarichi che non davano una bella impressione e la sensazione di un mare pulito».
Un altro vacanziere tuona: «Spero che il mare sia pulito perchè ho speso 2000 euro per una casa a Nicotera e gli altri anni era una (bip) allo stato puro. Ma possibile che i cittadini che hanno interessi economici non si lamentano?».
Gabriele M. Roma: «Mare che puntualmente verso le 11 diventa sporco e inquinato, per liquami provenienti da qualche scarico lì vicino». Francesco P., Roma: «una chiazza marrone che esce tutti, e dico tutti, i giorni alle 10,30 circa!». E altre decine di commenti più o meno dello stesso tenore.
Interessante anche la recensione inserita da Binnie, le cui osservazioni spaziano anche sul resto della città.
«Lo scorso anno ho trascorso a Nicotera le mie vacanze, due settimane nel mese di agosto: io, fidanzato e cane.
Pensavamo che sarebbe stato un periodo rilassante, senza sveglie che suonassero e orari da seguire ed invece così non è stato.
Per riuscire a farci un benedetto bagno al mare dovevamo puntare la sveglia! Ebbene sì signori, il mare ha gli orari come il capoufficio.
Spiego subito il motivo, il mare fino le 10 del mattino al massimo era pulito, più tardi compariva una striscia marrone che non se ne andava per tutta la giornata. Non è bello nemmeno prendere il sole davanti alla fogna galleggiante».
«Il resto il paese- osserva ancora Binnie- è lasciato un po' andare: il lungomare è abbastanza nuovo, ma i caseggiati in "centro" non sono tenuti molto bene. Ci sono poi ristoranti e bar soprattutto sul lungomare, peccato che la sera siano tutti stranamente vuoti. Per carità, non voglio dire che si debba uscire solo per andare al bar, ma quella volta che ti capita non devi sembrare un alieno.  La sera la gente la passa seduta sul muretto del lungo mare, oppure passeggiando avanti indietro sempre sul marciapiede guardando le bancarelle degli abusivi, ce ne sono tantissimi, probabilmente tutti quelli che gli altri scacciano dai loro comuni si ritrovano lì. Un po' triste come scenario.. Peccato per un posto che ha tutte le potenzialità per essere bello, proprio di fronte allo Stromboli con un panorama fantastico, una collina alle spalle e un mare perfetto».
A detta dei vacanzieri, cui molti hanno sporto denuncia per la vacanza andata male, v’è l’assoluta certezza delle potenzialità di Nicotera, ma anche del degrado imperante, a cominciare dal mare: intollerabile quel colore verde-marrone che scolora le acque di questo imboscato scorcio di tirreno. Ma, per dirla con Fabrizio De Andrè, si ricordino prima di straparlare che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.” Le gioiellerie di Capri sono avvisate!

sabato 5 luglio 2014

Unioni civili:il consiglio dice si, ma il paese è oberato dalle criticità.



Nicotera. “L’albergo dei poveri” è un dramma dello scrittore russo Gorkij, dato alle stampe nel 1902. In quest’opera sempre attuale, l’autore russo affronta il tema dell’umanità ferita e derelitta in cerca del suo riscatto personale, morale e sociale. Un gruppo di uomini e donne vivono in un mondo sotterraneo, una specie di discarica dove trovano riparo durante la notte. Qui si intrecciano i destini amari e infelici di anime in pena colpite dai tristi eventi della vita. In una sorta di forzata convivenza emergono meschinità e miseria morale.
Ad instillare in loro la speranza è il filosofo vagabondo Lukas: dà ai derelitti la fede e gli promette il sogno di una società giusta ed emancipata, in cui saranno sciolte le catene che li lega all’arretratezza morale.
Questo capolavoro della letteratura russa, in cui brilla Lukas, il personaggio chiave, ci è utile per raccontare ciò che è avvenuto nell’ultimo civico concesso. Il sindaco, dato sfogo ai soliti fuochi dell’ira contro il nemico di turno, ha reso noto che Nicotera avrà il suo registro delle unioni civili. Come Lukas, Pagano affronta temi altisonanti. Un bel passo di civiltà per la cittadina costiera. Una promessa di emancipazione e un invito a stare a passo con i tempi uscendo dall’arretratezza morale. Da oggi Nicotera è dunque più moderna. Un’iniziativa lodevole che però si staglia sullo sfondo di una serie di criticità che rendono la città costiera degradata e stretta in una morsa di problematiche che ne abbassano la qualità della vita.
Sanità. Per quanto riguarda la sanità la questione del 118 è sempre aperta. Un territorio vasto come quello nicoterese, non dispone dell’importante presidio. Si sono avute le solite passerelle di politici e commissari che hanno promesso quel servizio che rende davvero una società più civile. Come non ricordare la visita di Nazzareno Salerno, militante del Ncd, che ha promesso pubblicamente di impegnarsi? La città lo ha rivisto in occasione delle europee, al seguito della corte di Scopelliti, fastosamente accolta dalla giunta Pagano.
Viabilità. Strade dissestate. Nei bordi cresce indisturbata l’erbaccia. Senza poi contare la soppressione di molti treni locali che di fatto tagliano fuori la cittadina costiera dai circuiti turistici.
Ambiente. Le dolenti note. Della scogliera e della pineta abbiamo già parlato, mostrando anche delle foto molto esplicative. A ciò si aggiunga che la spiaggia della pineta non viene pulita dal comune. Vi saltellano allegramente pulci ed insetti.
Carenza idrica. Una vasta area della città viene lasciata senz’acqua, senza una reale motivazione e senza preavviso. Un comitato spontaneo a difesa dei diritti dei cittadini di Via Filippella, sta raccogliendo le firme nella speranza di poter fare qualcosa per togliere il quartiere dalla continua situazione di emergenza.
Lavori pubblici. Ancora fermi i lavori per la qualificazione di via Baglio. Ciò sta comportando una serie di problemi non solo per i commercianti di piazza Cavour, che hanno già alacremente protestato contro il comune, ma anche per il centro storico paralizzato dall’immobilismo dei cantieri.
Sogefil. L’ammanco di oltre otto milioni euro è la vera spina del fianco della giunta Pagano, ma anche lo scudo magico, l’ostacolo perenne e l’alibi perfetto.
Per concludere, l’aver dedicato la casa della cultura al rosarnese Valarioti, vittima della mafia, è stato salutato dall’opposizione come una sorta di smacco nei confronti dei tanti intellettuali nicoteresi che hanno dato lustro alla città. Ma potrebbe esserci anche del non detto, ossia che l’invocazione di un grande e ridondante nome dell’antimafia sia tesa ad esorcizzare un paventato scioglimento. Semplice ipotesi, come non detto. Ma la verità assume spesso le fattezze di una bambola a due facce, finemente decorata.

domenica 29 giugno 2014

Acqua: il mistero di via Filippella.



Nicotera. Trivellazione pozzi: 26.000 mila euro. 
Ditta esecutrice dei lavori Idropalm, di Reggio Calabria. 
Controllo potabilità dell’acqua immessa in rete: 20.120 euro (503 euro per ogni singola analisi), appalto affidato alla ditta Ecocontrol di Caraffa di Catanzaro. Questi sono i soldi, pubblici, che il Comune si appresta a spendere per migliorare, in teoria, l’erogazione del servizio idrico. Eppure, come già  denunciato dalle pagine di questo giornale qualche giorno fa, una vasta era di Nicotera rimane a secco, privata dell’acqua. Il comitato spontaneo, nato a seguito della grave situazione emergenziale, si sta apprestando a raccogliere le firme: una petizione da sottoporre al prefetto, dato che finora, da parte del Comune, non si è riusciti a cavare un ragno dal buco. I cittadini che si recano al municipio a chiedere ragguagli in merito al disservizio, non hanno finora ottenuto risposte chiare ed esaustive. Né al Quotidiano, che ha puntato i riflettori sulla grave criticità, gli amministratori hanno ritenuto dover fornire delucidazioni. Anzi, hanno alzato un muro di silenzio. Ragion per cui non possiamo comunicare ai lettori come essi intendano fronteggiare un problema che riguarda un notevole numero di famiglie, con bimbi piccoli, persone anziani e disabili. Da quanto è dato sapere, la rappresentanza cittadina rivoltasi all’amministrazione per protestare e per capire cosa si cela dietro il mistero delle carenza idrica, si è già rivolta ai carabinieri, dopo che per giorni si è recata inutilmente in municipio per interagire con il sindaco. A palazzo Convento non hanno trovato nessuno. Tutti assenti. Hanno bussato persino alla porta di casa del primo cittadino, senza nessuno aprisse. Un incontro tra gli amministratori e la rappresentanza, alla fine, però, sembra ci sia stato, ma non è dato sapere quali motivazioni essi abbiano fornito ai residenti di via Filippella.
Intanto, anche gli occhi dei carabinieri sono puntati sul grave disservizio e sulle sue oscure cause. Oscure perché non si è mai davvero capito che fine faccia l’acqua che dovrebbe servire una vasta area cittadina. Un dato però, nel clima di silenzio, timidamente emerge: sembrerebbe che tale quartiere consumi un numero esponenziale di acqua in una giornata, quasi quanto la città di Vibo Valentia. Ora, parafrasando il grande Antonio Lubrano, “una domanda sorge spontanea”: se via Filippella consuma fiumi di acqua in un solo giorno, ma, di fatto, i rubinetti dei cittadini, sono a secco, come si spiega l’incredibile fenomeno. 
Intanto il comitato procede la sua lotta, senza se e senza ma. La lotta, ribadiscono, è per una giusta causa, un diritto basilare, anche in virtù delle salatissime bollette pagate dai contribuenti. La cosa che desta perplessità è che il territorio nicoterese è ricchissimo di acqua: la Sorical addirittura la preleva per servire altri comuni, e poi la vende al comune di Nicotera, che acquista l’acqua del suo stesso territorio a 1,30 euro al metro cubo, senza che la Sorical paghi almeno una royalties. A questo strano dato si associa il disservizio estivo della carenza idrica. Misteri nicoteresi.



giovedì 26 giugno 2014

Via Filippella: cittadini lasciati senz'acqua.



Nicotera. Grandi disagi per gli abitanti del popoloso quartiere Filippella. Con l’arrivo delle alte temperature si ripresenta l’annoso problema idrico. Fin dalle primissime ore del pomeriggio, i rubinetti rimangono a secco; la criticità si protrae fino a tarda notte, quando l’acqua ricompare con boati sotterranei, dovuti alla presenza di aria nei tubi, il cui gettito è capace di danneggiare rubinetti e lavatrici.
Ligi nell’onorare il dovere con il fisco, i cittadini pagano le salatissime bollette dell’acqua che giungono puntuali dal Comune, e, com’è comprensibile, la rabbia monta nel constatare che alla solerzia nel far recapitare nelle case dei cittadini l’esosa tassa, non corrisponda, da parte del Comune, la stessa solerzia nel garantire un servizio essenziale. Anzi. Centinaia di famiglie vengono lasciate senza approvvigionamento idrico, senza preavviso e senza una sensata motivazione. I disagi, come si può immaginare, sono notevoli. Le persone che rincasano dopo una giornata di lavoro, devono recarsi a fare una doccia da familiari che vivono in qualche altra area di Nicotera, dove il problema non si presenta. Disagi per chi ha bambini piccoli, per disabili e persone anziane, e comunque, per tutti, indistintamente, la carenza idrica è una criticità con la quale è difficilissimo convivere.
Ai cittadini che si recano al comune per denunciare il grave disservizio viene rivolto un invito sconcertante, e cioè quello di rivolgersi al dipendente comunale addetto al servizio idrico, come se l’amministrazione fosse un’entità astrusa avulsa da ogni responsabilità.
Oppure si tendono a fornire motivazioni ritenute poco credibili dai residenti: il serbatoio che serve la zona, allocato in via Madonna della Scala, si svuota a causa del gran caldo e per l’aumento demografico. Ma, di turisti se ne vedono ben pochi, e poi perché il fenomeno dovrebbe riguardare solo via Filippella?
Poco persuasi e molto arrabbiati, i cittadini hanno così deciso di ribellarsi a questo stato di cose. Si è così costituito un comitato spontaneo. La prima cosa da fare è raccogliere le firme: la petizione sarà poi sottoposta all’attenzione del Prefetto, al quale si chiederà di intercedere nella risoluzione del problema, e di capire una volta per tutte che fine fa l’acqua che dovrebbe servire via Filippella.
Fin dall’inizio del suo insediamento, l’amministrazione si è prefissa di rimodernare il sistema dell’approvvigionamento idrico del territorio. A più riprese si è annunciata la trivellazione di due pozzi. Da quanto si è potuto apprendere dall’albo pretorio comunale, i lavori sarebbero stati affidati a una ditta reggina. Costo totale degli interventi: 26 mila euro. Le zone interessate alla nascita dei due pozzi artesiani sono località Britto e località Pugliesa. Inoltre, come ha sempre tenuto a sottolineare l’assessore all’ambiente Marasco, ciò consentirebbe al comune di sganciarsi dalla Sorical, anche perché il nostro territorio è pieno d’acqua.
Ma per il momento, grande è il disappunto e lo scoramento di chi viene privato di un servizio basilare, senza una motivazione credibile. «Roba da terzo mondo», obiettano avviliti i cittadini, scuotendo la testa, e, scacciando l’atavica rassegnazione, preparano due righe, asciutte, essenziali ed esplicative da indirizzare al rappresentante territoriale del governo, corredate da un florilegio di firme, di nomi di persone stanche di sopportare in silenzio i soliti disservizi.

lunedì 23 giugno 2014

Torre Parnaso a rischio crollo.



Nicotera. La torre di Parnaso è in pericolo. Negli ultimi giorni sono stati registrati dei cedimenti strutturali della facciata esterna. La torre, definita impropriamente di Joppolo, ricade in realtà nel territorio di Nicotera, e su di essa già in passato sono stati lanciati sporadicamente degli allarmi in merito al deterioramento che ne attenta la struttura.
Da quanto è dato sapere, non si è mai provveduto a mettere in sicurezza uno dei più antichi avamposti di monitoraggio dei mari dell’intero territorio. Adesso il peso dei secoli comincia a farsi sentire, specie nella facciata sud, lato Nicotera. Nell’indifferenza generale, rovina al suolo un baluardo che racconta la storia di un popolo, delle sue strategie di difesa dalle temibili incursioni saracene.
La torre di Parnaso è stata edificata nel XIV secolo. Il materiale usato per la sua costruzione è pietra granitica locale. Strutturalmente più spesso nella parte rivolta verso il mare (per resistere ai colpi di artiglieria che giungevano dai navigli nemici), il presidio militare conserva ancora all’interno un enorme focolare e una canna fumaria, che serviva per lanciare segnali di fumo, mentre di notte in cima ardevano le torce.
Siamo in un’epoca drammatica per la storia del territorio. Da Sud, via mare, giungevano navi cariche di predatori saraceni, capaci di mettere a ferro e fuoco le città, seminare orrore e spavento, saccheggiando e devastando ogni cosa. La costruzioni di queste torri (sulle coste ce n’erano tante, alcune hanno sopportato le ingiurie del tempo) servivano per avvistare le navi dei corsari arabi, e per concertare tempestivamente strategie di difesa. Oltre alla torre di Parnaso ve ne era un’altra, simile, in località Santa Maria dell’Agnone, nei pressi dell’odierna stazione ferroviaria nicoterese. Ma di quest’ultima non c’è più traccia. Non è un caso se le due torri siano state edificate in quelle aree. Il perché lo spiega Silvana Iannelli, funzionaria della Sovrintendenza dei Beni Culturali di Reggio Calabria.
«Si tratta di punti di avvistamento di particolare importanza per la difesa del territorio- precisa- esse (Parnaso e Santa Maria dell’Agnone) sono state poste su quei costoni rocciosi perché più vicini alle Eolie rispetto ad altri. E ciò garantiva non solo la difesa ma anche un più facile scambio commerciale con le Eolie».
«Inoltre- ha argomentato ancora la Iannelli- negli anni ’70 sono stati effettuati degli scavi che hanno provato l’esistenza, in quell’area, in età paleolitica, di agglomerati umani, nonchè di rapporti commerciali che già all’epoca gli abitanti intrattenevano con i dirimpettai isolani. Infatti- svela la funzionaria- sono stati trovati dei suppellettili in pietra ossidiana, vetro vulcanico che è tipico delle isole prospicienti». In merito ai rischi di crollo, Silvana Iannelli ha palesato vivo rammarico ma, ha precisato, «la torre Parnaso e l’eventuale restaurazione, sono di competenza della Sovrintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici delle provincie di Reggio Calabria e di Vibo Valentia. Ciò che io posso fare- ha promesso la funzionaria- è segnalare il pericolo cui è esposta la struttura alla Sovrintendenza di riferimento».
Intanto, come auspicato da più parti, sarebbe necessario che anche il comune di Nicotera si desse da fare affinchè non si perda un importante baluardo storico-culturale. Perché Nicotera, si sa, è la città della cultura.