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sabato 9 febbraio 2019

Giovanni Raimondi mette i puntini sulle i : "Il Cantiere Sociale non ha niente a che vedere con il Cantiere Civico"


Nicotera. «Il cantiere sociale è una cosa, il cantiere civico è un’altra». Con questa breve ma incisiva dichiarazione comincia la nota stampa di Giovanni Raimondi, presidente del “Cantiere sociale”, attivo da nove anni e che nulla ha a che fare con il neonato “Cantiere civico” di recentissima costituzione. Una precisazione che si è resa necessaria, agli occhi di Raimondi, in quanto in paese in tanti sono caduti in errore confondendo i due “cantieri” o semplicemente ritenendo che quello “sociale” fosse confluito in quello “civico”, in questi giorni in pieno travaglio: a breve dovrebbe infatti partorire una lista da presentare alle comunali di maggio.
«Noi siamo comunisti, quelli veri- precisa Raimondi, e non c’è nulla, a parte il nome, che ci renda affini a questa associazione. Noi non ci identifichiamo con nessun partito di sinistra in Italia, figurarsi, dunque, se potevamo avere qualcosa da spartire con il Pd (parte attiva del “cantiere civico”, ndr)». Parole chiarissime quelle del presidente, che aggiunge: «se proprio ci tenevano a dare un’idea di lavoro e costruzione, potevano benissimo definirsi officina o fonderia. Non vedo perché bissare il nostro nome, mostrando così di essere poco originali».
Il “Cantiere sociale” è nato nel febbraio del 2010, esattamente all’indomani della rivolta di Rosarno. Il loro impegno è sempre stato incentrato nell’ambito delle grame condizioni degli immigrati di tutti i tempi, tra disagi e sfruttamento. L’obiettivo, nobile e audace, «è quello di risollevare il destino degli sfruttati, dei deboli e dei malpagati».
«Di sensibilizzare- aggiunge Raimondi- soprattutto i giovani sui grandi temi attuali dell’immigrazione, ma con uno sguardo al passato, e cioè a i tanti immigrati italiani nel mondo, sfruttati e oppressi che sono morti mentre svolgevano un lavoro durissimo». Nel 2010 il Cantiere sociale ha prodotto un cortometraggio drammatico e intenso sulla tragedia di Marcinelle, sul massacro dimenticato degli operai italiani nelle saline francesi, ed altre tragedie dell’immigrazione italiana nel mondo. «Cortometraggi a disposizione delle scuole- spiega il presidente di “Cantiere sociale”- e che vogliono avere il compito di sensibilizzare sul fenomeno dell’immigrazione”. Il loro impegno è anche rivolto agli operai africani nella Piana di Gioia Tauro, un impegno affinchè i loro diritti vengano rispettati. E poi c’è in corso il ripristino della storica Fiume, arteria del secolare quartiere Giudecca: «Abbiamo acquistato undici immobili, intendiamo ristrutturarli e creare in quella via suggestiva un teatro sperimentale, con degli appositi laboratori».
Ma adesso ciò che sta a cuore al “Cantiere sociale” è marcare le differenze con il loro omonimo “civico”, con il quale, ribadisce con forza Raimondi, «non abbiamo, dal punto di vista politico, alcun punto in comune». E aggiunge: «giocare con l’equivoco del nome non è stata una cosa che abbiamo gradito, perché in tanti hanno fatto confusione pensando che noi avessimo qualcosa a che fare con questa neonata compagine politica». Una scelta, aggiunge il presidente, che «ha tratto in inganno molte persone, era dunque doveroso chiarirlo una volta per tutte».

sabato 20 gennaio 2018

Dietro l’Acuarinto, l’associazione che ha vinto l’appalto del centro di accoglienza a Nicotera, la Gespa, multinazionale francese delle carceri e costola della GdF-Suez multinazionale miliardaria dell’energia.



Nicotera. A gestire il Centro di accoglienza che è in procinto di nascere nella città medmea è l’associazione culturale Acuarinto. Ma cosa si sa dei futuri gestori del Centro nicoterese, oltre al fatto che hanno vinto la gara d’appalto indetta dalla prefettura di Vibo? Si sa che è agrigentina e che da circa un ventennio opera nel settore. A ben guardare, però, l’Acuarinto ha un notevole bagaglio di esperienza, ha nella sua storia dati, numeri, vicende che l’hanno resa ben nota alle cronache nel mondo della gestione dei Cara e dei Cie, ma ha soprattutto è legata a un nome importante: la Gepsa. Chi è a digiuno degli acronimi che siglano le grandi multinazionali questo nome non dice niente; chi, invece, in tale ambiente ci naviga, sa benissimo che la Gepsa è una multinazionale francese specializzata nella gestione delle carceri d’Oltralpe, e che è, a sua volta, controllata, attraverso la Cofely Italia, dalla Gdf Suez, oggi Engie, un colosso mondiale dell'energia, al secondo posto per fatturato nel 2013 con oltre 80 miliardi di euro. La Gepsa in Italia riesce ad aggiudicarsi molti appalti nel settore dell’accoglienza. Ora, la domanda è: che legame c’è tra la grande multinazionale francese e la piccola associazione agrigentina? Quello che si sa è che il loro sodalizio è spesso uscito vincente in molte prefetture italiane, aggiudicandosi diversi appalti, a cominciare da quello famosissimo del Cie di Roma, a Ponte Galeria (dove ha sostituito la società “Auxilium”) a quello di via Corelli a Milano al Cara di Castelnuovo di Porto.
La Gepsa, dunque, e la multinazionale cui fa capo, miravano alla gestione dei centri di immigrazione in Italia, già in tempi non sospetti. Un accordo con l’associazione Acuarinto ha in effetti spalancato le porte ai colossi francesi. E così la Gespa, cavalcando quel cavallo di Troia che era l’Acuarinto, ebbe vita più semplice, un bel passe-partout dal nome italianissimo per iniziare la florida stagione della mietitura dei successi. La tecnica per uscire sempre vincenti nelle gare d’appalto è ormai consolidata anche negli uffici tecnici nostrani: è quella del ribasso, si offre meno di tutti gli altri offerenti e il gioco è fatto. Si pensi che per quanto riguarda il Cie di Ponte Galeria, il duetto Gepsa-Acuarinto offrì 28 euro a persona, a fronte dei 41 della società Auxilium. La stessa cosa si è verificata nella gara esperita dalla Prefettura di Vibo: Acuorinto ha sparigliato la concorrenza offrendo una diaria economicamente vantaggiosa rispetto agli altri.
Il caso Nicotera dimostra che il duetto vincente non punta soltanto alla gestione dei grossi Centri, ma anche ai piccoli. Nel trapanese un alberghetto, l’Hotel Poma di Custonaci, è stato trasformato in Centro di accoglienza, a gestirlo sempre la società francese. Ma focalizziamoci ancora un attimo sugli affari della Gepsa: come abbiamo visto è una costola della Gaz de France-Suez, che oggi si chiama Engie. Tale multinazionale è il quarto produttore mondiale di elettricità e primo distributore in Europa di gas: fattura qualcosa come 80 miliardi di dollari. E’ stata anche azionista della Tirreno Power, la centrale elettrica di Vado Ligure, poi indagata dalla Procura di Savona per disastro ambientale ed omicidio colposo. La GdF Suez deteneva il 50% delle azioni e la Sorgenia, società del gruppo Cir della famiglia De Benedetti, il 39%. Finiti male gli investimenti sulla centrale a carbone, il colosso del gas non ha abbandonato l’Italia come campo d’azione, e, attraverso la Gepsa, si è incamminata nel campo dell’accoglienza, ma, ad onor del vero, non sempre ha ottenuto risultati encomiabili. Si pensi, ad esempio, alla gestione del Cie di Ponte Galeria.
Il Centro di identificazione ed espulsione è stato aperto nel 1999 nella periferia romana. È stato gestito per molto tempo dalla società Auxilium, che ha dovuto farsi da parte per lasciare il posto alla Gespa&co., vincitrice dell’appalto. Gli ospiti della struttura erano circa cento, ma le loro condizioni erano pare fossero al limite dell’umano tanto che il comitato per i diritti umani “LasciateciEntrare”, l’hanno definita la “Guatanamo italiana”.

venerdì 19 gennaio 2018

Nicotera. Apre il Centro di accoglienza. Arrivati i primi 50 migranti.



Nicotera. Il pullman con a bordo i cinquanta migranti provenienti dal centro di accoglienza di Briatico è giunto a Nicotera verso le due e un quarto del pomeriggio di ieri. Il mezzo, scortato dalla Polizia, ha trovato ad attenderli, davanti all’Hotel Miragolfo, i Carabinieri della locale stazione e la Polizia municipale. Gli ospiti sono tutti maschi, giovani, dai diciotto ai trent’anni. Provengono, per la maggior parte, dall’Africa Subsahariana, ma vi sono anche dei pakistani e altri asiatici, prevalentamente musulmani, tuttavia tra di essi vi è chi professa la religione cattolica. Le persone arrivate ieri rappresentano la prima tranche: sono previsti altri due arrivi, infatti il Centro ospiterà in tutto 140 persone. Con la giornata di ieri, quindi, gli insistenti rumors dell’apertura di un centro di accoglienza a Nicotera, hanno assunto le fattezze della concretezza, trasformandosi in realtà. L’Hotel Miragolfo, magnifico albergo a quattro stelle chiuso da anni, riapre i battenti per una causa umanitaria. Ieri sera i suoi sontuosi lampadari da reggia imperiale illuminavano la hall, mentre gli ospiti, non appena arrivati, già abbandonavano la superba dimora per familiarizzare con la città.  La notizia dell’apertura del Centro di accoglienza, già un anno fa, non era stata accolta in paese con particolare entusiamo; anzi, l’dea di avere nel cuore di Nicotera una struttura del genere aveva sortito una certa apprensione nei cittadini, relativamente alle quesioni di integrazione e sicurezza, in un contesto già gravato da una serie di problematiche connesse a un tessuto sociale disgregato e impietrito dalle azioni della criminalità organizzata. Sull’intero iter che ha portato a questa determinazione, è sempre stato steso un velo di silenzio, difficilissimo da squarciare. Tutta la questione, dall’inizio alla fine, è sembrata una faccenda dai contorni misteriosi, e un po’ privati, in cui cittadini e giornalisti non erano tenuti a ficcarci il naso. Infatti, fino all’ultimo momento Nicotera è rimasta all’oscuro di tutto; e una bella mattina (quella di ieri), ha scoperto di avere in pieno centro una struttura di accoglienza per migranti, che arriverà a contare 150 maschi adulti. Qui vi alloggeranno gli ospiti del Centro di Briatico, destinato alla chiusura dopo le note vicende giudiziarie che hanno condotto il prefetto di Vibo, Guido Longo, a commissariarlo.
La struttura nicoterese sarà gestita dall’associazione culturale agrigentina Acuarinto, che da circa un ventennio opera nel settore, ed è legata alla Gepsa, multinazionale francese specializzata nella gestione delle carceri francesi, e che è, a sua volta, controllata, attraverso la Cofely Italia, dalla Gdf Suez, oggi Engie, un colosso mondiale dell'energia, al secondo posto per fatturato nel 2013 con oltre 80 miliardi di euro. La Gepsa, in Italia, riesce ad aggiudicarsi molti appalti nel settore dell’accoglienza, grazie anche al sodalizio con la nostra Acuarinto, a cominciare dal Cie di Roma, a Ponte Galeria, a quello di via Corelli a Milano al Cara di Castelnuovo di Porto. Come evidenziato dal Quotidiano, in un inchiesta di un anno fa, “la Gespa, cavalcando quel cavallo di Troia che era l’Acuarinto, ebbe vita più semplice, un bel passe-partout dal nome italianissimo per iniziare la florida stagione della mietitura dei successi” nel campo dell’accoglienza migranti nel Belpaese, sempre pronto a spalancare i suoi porti alle navi cariche di speranze e nuove risorse.
Nicotera, che stamattina si sveglierà con gli inattesi ospiti, dovrà cominciare a fare i conti con una nuova realtà, di cui l’integrazione è la vera chiave per conviverci al meglio.

lunedì 10 luglio 2017

Comune. Partito il programma cartaSIA: assegno mensile alle famiglie indigenti.



Nicotera. ​​Tra i tanti aspetti dell’attività amministrativa, la solerte terna commissariale alla guida di palazzo Convento non ha certo dimenticato quelle che sono le politiche sociali, ramo delicatissimo in un paese schiacciato dal peso della crisi economica che vede sempre più famiglie in difficoltà, sempre più persone perdere il lavoro e vivere in uno stato di disagio economico. E’ dunque partito il programma sociale, fortemente voluto dai commissari, “sostegno per l’inclusione attiva”, grazie al quale 16 famiglie nicoteresi, in stato di disagio economico, potranno usufruire della cosiddetta “cartaSia”, ovvero un assegno mensile che va dagli 80 ai 400 euro. Si tratta, dunque, di una misura di contrasto alla povertà.
L’iniziativa, che rientra nella legge di stabilità del 2016, è definita “Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale”: le risorse attualmente disponibili ammontano a oltre 1,6 miliardi di euro. Il programma è stato dapprima sperimentato nelle grandi città e nel settembre del 2016 esteso a tutto il territorio nazionale. Con il Decreto interministeriale del 16 marzo 2017 sono stati modificati alcuni criteri di accesso all’aiuto economico al fine di ampliare il più possibile il numero dei beneficiari. Le 16 famiglie incluse nel progetto Sia hanno superato la soglia minima dei 25 punti previsti. Le prerogative di ammissione all’erogazione del beneficio sono: un modello Isee uguale o inferiore a 3000 euro; figli piccoli o disabili; nessun componente familiare deve possedere beni durevoli di valore. Il Comune, una volta acquisiti i nominativi ammessi al programma,  li invia all’Inps che procederà ad ulteriori controlli. Concluso l’iter sarà Poste Italiane ad erogare il contributo, previa consegna della cartaSia.