lunedì 14 luglio 2014

L'uomo Boutique. Mohamed e il suo negozio ambulante.



Sono quasi le quattro del pomeriggio. La calura è impietosa: sulla spiaggia si trova riparo sotto l’ombrellone hawaiano o direttamente nelle acque del Tirreno. Immersi in un “meriggiare pallido e assorto”, ecco che i vacanzieri intravedono avanzare all’orizzonte una strana figura: marcia ballonzolando sotto un sole che non perdona, in un caleidoscopio di colori estivi. Si tratta dell’uomo boutique: un ragazzo porta un appendiabiti munito di due ombrelloni alle estremità a cui bordi sono attaccati abiti per signora, d’ogni genere e sorta: prendisoli, camicette, tubini alla Audrey Hepburn, costumi da bagno.
A reggere l’insolito e variopinto negozio di abbigliamento ambulante è Mohamed, un algerino di vent’anni: occhi neri, pelle scura, magrolino ed emaciato che non sospetteresti possa avere tanta forza per trasportare sulle gracili braccia, nella spiaggia bollente e scoscesa, il suo negozio e l’unica fonte di sostentamento. Il ragazzo, con la sua impresa itinerante, fa delle pause, poggia  la pesante struttura sulla sabbia, beve un sorso d’acqua e riparte. I turisti, sprofondati nelle loro comode sdraio, lo osservano divertiti. Nei suoi pit stop si guarda intorno sperando che qualche signora si avvicini per visitare la sua boutique e comprare qualcosa; osserva un gruppo di ragazzi giocare al pallone, magari avrebbe voluto unirsi alla squadra, fare un goal di destro, improvvisandosi calciatore, ma la timidezza lo blocca e poi il lavoro lo chiama, e mettere insieme il pranzo con la cena è dura impresa da intraprendere ogni santo giorno. Se ci avviciniamo a parlare con lui, scopriamo che è gentile e sorridente, nonostante la lunga marcia con il fardello di vestiario sulle spalle. E’ un abusivo, non vuole farsi fotografare, ci dice solo di essere diplomato, di credere in un futuro migliore e di pensare sempre agli amici e ai parenti che ha lasciato in Algeria. Mohamed è riuscito a piazzare un prendisole. Un’esigente signora ben piazzata, dai capelli di un mogano acceso, ne ha provati decine prima di effettuare l’acquisto. Alla fine il ragazzo ha messo in cassa 5 euro. Riprende fiducioso la sua marcia: ha un’aria dolorante, sembra un Cristo che porta la sua croce, e piano piano lo vediamo sparire, inghiottito dalla lontananza, con quel suo incedere traballante e insicuro.
L’uomo boutique è solo uno dei tanti esempi di commercio itinerante estivo. Come tanti suoi colleghi, si aggira per le assolate spiagge, tra i turisti che cercano sole, relax e divertimento, per tentare di racimolare qualche soldo. Sugli arenili adibiti a lidi privati, in un florilegio di ombrelloni dai diversi colori, ne sfilano tantissimi ogni giorno. Provengono quasi tutti dall’Africa, sono extracomunitari, e vendono la loro merce contraffatta poiché non trovano niente di meglio in un territorio assai avaro di lavoro e possibilità per i residenti, figurarsi per i cugini africani. Sfidando la calura estiva passano con i loro espositori di occhiali, fermagli per capelli, mollettine e foulard. Altri con le spalle ricolme di asciugamani di spugna d’ogni grandezza e colore. Ragazze thailandesi propongono massaggi, mentre alcuni pakistani oltre a vendere cavigliere, pashmine e  vistosi anelli degni di una notabile sunnita, promettono si realizzare sulla pelle dei disegni, da scegliere in un apposito catalogo, con una speciale penna all’hennè.
In questa passarella di uomini e donne alle prese con una vita grama e incerta, quello che rimane impresso agli occhi dell’osservatore è Mohamed: la sua giovane età, quegli occhi neri in cui ci leggi paura e speranza, e soprattutto quel suo ingombrante negozio ambulante, che porta a spasso nei mesi estivi.  In inverno, il ragazzo cerca di arrabatarsi come può, con i lavori più disparati. Ma intanto vende abiti femminili sulle spiagge affollate e assolate. Dopo una giornata di lavoro, rimette la sua merce nei sacchi scuri, che adagia in un angolo al fresco e vi si adagia sopra per dormire profondamente, stanco morto com’è. L’indomani mattina, ricomincerà la dura marcia.

venerdì 11 luglio 2014

Salvatore Campisi, avvocato del Comune di Nicotera, rinuncia a rappresentare l’ente costituitosi parte civile contro la Sogefil



Nicotera. Non sarà Salvatore Campisi, avvocato del Comune di Nicotera, a rappresentare l’ente costituitosi parte civile contro la Sogefil nel procedimento penale presso il tribunale ordinario di Cosenza.
Il Comune, con precedente deliberazione, lo scorso 30 maggio si è costituito parte civile. L’avvocato, però, l’11 giugno chiedeva di essere esonerato. Motivazione: “la mole di lavoro cui è oberato per conto del Comune” e  “la brevità del termine di costituzione parte civile”.
L’ente ha quindi indicato e nominato l’avvocato Colistra Alessio, del Foro di Vibo Valentia.
Una vicenda, questa della Sogefil, assai complessa e a tratti misteriosa, avvolta da una nebbia che attende ancora di essere dipanata.
L’avvocato Campisi ha vissuto anch’egli in prima linea l’affaire Sogefil, infatti, in quegli anni oscuri di cinica ruberia, egli era già avvocato del comune costiero. Nella cronistoria della vicenda, delineata dalla Procura di Cosenza, si fa menzione delle gravi anomalie in merito al mancato versamento nelle casse dell’ente da parte della società dei tributi, e di come l’avvocato Campisi e la collega Giulia Russo avessero scritto delle missive in cui diffidavano la Sogefil a fornire conto giudiziale per l’anno 2008. Il comune costiero è, notoriamente, l’ente maggiormente depauperato dalla Sogefil.
8.350. 623 (fatti sparire tra il 2004 e il 2010). Questa la somma che la Sogefil deve al comune di Nicotera. Volendo essere precisi, 3.600.000 euro è la cifra indebitamente trattenuta dalla società. 150.425 gli interessi maturati. 4.600.202 euro quale somma non riscossa dalla Sogefil, al netto dei discarichi.
Allo stato attuale sussiste scarsa liquidità in quanto le entrate tributarie riescono solo a finanziare le spese correnti per il mantenimento dell’ente.  Gli inquirenti hanno voluto vederci chiaro fino in fondo, nelle carte dell’inchiesta si legge infatti che: «Al fine di poter meglio comprendere le motivazioni sottese alla differenza tra le comunicazioni formulate dalla Sogefil e dal comune di Nicotera, riguardo al credito vantato da quest’ultimo, nonché per determinare le responsabilità dei mancati riversamenti ed individuare i relativi responsabili, si è proceduto a svolgere accertamenti diretti presso l’ente, con l’acquisizione di specifica documentazione».
Sono, tra le altre cose, emersi «elementi di criticità anche riguardo alla determinazione dei residui attivi stralciati nei bilanci delle pregresse annualità dell’ente».
La documentazione fornita dal comune è definita «frammentaria» dagli inquirenti. Quel che emerge inoltre dalle carte dell’inchiesta è che in questi sei anni di criminosa gestione Sogefil dei tributi comunali, si sono viste solo delle lettere di diffida.
Tiepide appaiono le reazioni al perpetrato furto da parte dei commissari prefettizi, i quali si sono limitati a  intimare  alla Sogefil (notiziando la procura, il prefetto e la Guardia di Finanza di Vibo, la Corte dei conti di Catanzaro) di trasmettere, con urgenza, la documentazione relativa a tutte le procedure avviate e, in particolare, i rendiconti di gestione degli anni dal 2004 al 2010, nonché a riversare con tempestività tutte le somme incassate e non riversate nel corso del tempo.
In seguito al dietrofront della Eticofidi, partì finalmente dai commissari la denuncia –querela alla Sogefil. Era il 21 agosto 2012.
Nonostante il “sacco”, nel 2008 l’ente aveva in cassa 3.000.000 di euro. Erano questi fondi destinati a investimenti.
«In sostanza- si legge nelle carte- parrebbe che l’Ente non abbia vincolato fondi destinati ad investimenti (verosimilmente accreditati a seguito del commissariamento) e che, per questo motivo, si sia potuto utilizzarli, ovviando così ai mancati riversamenti della Sogefil».

Recensioni su Nicotera da parte dei vacanzieri tratte dai siti web.



Nicotera. Fine maggio, l’estate è alle porte. Liceali ansiosi di mettersi il latinorum alle spalle, mentre i primi vacanzieri già assaggiano l’acqua splendida del mare tirreno, diversa e sempre uguale da decenni, specchio di spiriti liberi e cornice di storie, personali e popolari. Da un ventennio le storie sono però sempre le stesse, o meglio la storia. Tutti si domandano se le acque a luglio diventeranno ancora marroni, di mucillaggine per le autorità, di fogna per il resto dell’ecumene, che pur nel rispetto della scienza ufficiale, si arrende alla proprie percezioni. E di storie di questo tipo, su Nicotera Marina, internet è pieno. Tutte tremendamente, stranamente, concordanti. Alle 9.30-10.00 del mattino acqua marrone, fogna a cielo aperto e kaput: Nicotera i turisti non la vogliono più vedere. Bei racconti sull’ospitalità popolare, potenzialità a iosa, ma oltre alla fogna proprio non va giù la storia di essere squadrati nei bar deserti e di stare a passeggiare tra le decine di bancarelle sul lungomare, abusive, rumorose, disordinate, nello squallore di una città «tenuta male». Quasi un pezzo d’Africa sofferente: assenza di servizi, strade trascurate, quando la spazzatura e i tombini maleodoranti non completano il quadro. Su internet, ma anche nella piazza reale, se ne dicono tante e se ne denunciano ancora di più. Gli esposti, le telefonate alla capitaneria, alla procura, non si contano, nelle mattinate con 35° gradi all’ombra e un mare da schifo. I capitani giurano che di funghi si tratta, traendo spunto da rigorosissime analisi, che di più non si può. Ma il turista non si vuol convincere.  Ma c’è chi giura che non si tratta di fogna. Ne è convinto il primo cittadino, che lo scorso hanno ha denunciato e battagliato, ripresosi dall’attentato, contro chiunque si fosse azzardato a denigrare la sua Nicotera.
Ma ecco qualche stralcio raccolto dalle varie recensioni su Nicotera, tratta da siti e forum sul tema delle vacanze.
Trip Advisor, il noto portale viaggi dei vacanzieri, ne regala a iosa. Quasi tutti i commentatori concordano sulle condizioni, assai critiche, del mare nostrum. Dito puntato anche contro la pineta: «non curata», sentenziano i visitatori.
«Il mare è forse la nota più dolente- osserva Federico S. di Gallarate- dopo le ore 10.30 l'acqua assume un colorito marrone/verde e molte volte con tratti di schiuma e sporcizia varia. La pineta è poco utilizzabile vista l'assenza di manutenzione».
Chiara33 racconta: « Purtroppo ci sono ricascata: a distanza di tre anni sono tornata a Nicotera Marina. Ho trovato il mare ancora più sporco. La mattina dopo le 9,30 circa il mare diventa di colore marrone. La spiaggia è quasi sempre pulita, ma la pineta dietro la spiaggia stessa è diventata quasi una discarica. Circa 15 o 20 anni fa, quand'ero bambina e ci venivo con i miei genitori, era quasi un paradiso terrestre. L'unico aspetto positivo: l'ospitalità della gente del posto...sempre straordinaria!!».
Ancora Angelocos67: «Nota dolentissima: il mare. Presenza di acqua sporca, strisce scure, effetto salmastro e con bolle colorate.
C'è qualcosa che non quadra per questo tratto di mare, forse la vicinanza al porto di Gioia Tauro e quindi liquami o scarichi che non davano una bella impressione e la sensazione di un mare pulito».
Un altro vacanziere tuona: «Spero che il mare sia pulito perchè ho speso 2000 euro per una casa a Nicotera e gli altri anni era una (bip) allo stato puro. Ma possibile che i cittadini che hanno interessi economici non si lamentano?».
Gabriele M. Roma: «Mare che puntualmente verso le 11 diventa sporco e inquinato, per liquami provenienti da qualche scarico lì vicino». Francesco P., Roma: «una chiazza marrone che esce tutti, e dico tutti, i giorni alle 10,30 circa!». E altre decine di commenti più o meno dello stesso tenore.
Interessante anche la recensione inserita da Binnie, le cui osservazioni spaziano anche sul resto della città.
«Lo scorso anno ho trascorso a Nicotera le mie vacanze, due settimane nel mese di agosto: io, fidanzato e cane.
Pensavamo che sarebbe stato un periodo rilassante, senza sveglie che suonassero e orari da seguire ed invece così non è stato.
Per riuscire a farci un benedetto bagno al mare dovevamo puntare la sveglia! Ebbene sì signori, il mare ha gli orari come il capoufficio.
Spiego subito il motivo, il mare fino le 10 del mattino al massimo era pulito, più tardi compariva una striscia marrone che non se ne andava per tutta la giornata. Non è bello nemmeno prendere il sole davanti alla fogna galleggiante».
«Il resto il paese- osserva ancora Binnie- è lasciato un po' andare: il lungomare è abbastanza nuovo, ma i caseggiati in "centro" non sono tenuti molto bene. Ci sono poi ristoranti e bar soprattutto sul lungomare, peccato che la sera siano tutti stranamente vuoti. Per carità, non voglio dire che si debba uscire solo per andare al bar, ma quella volta che ti capita non devi sembrare un alieno.  La sera la gente la passa seduta sul muretto del lungo mare, oppure passeggiando avanti indietro sempre sul marciapiede guardando le bancarelle degli abusivi, ce ne sono tantissimi, probabilmente tutti quelli che gli altri scacciano dai loro comuni si ritrovano lì. Un po' triste come scenario.. Peccato per un posto che ha tutte le potenzialità per essere bello, proprio di fronte allo Stromboli con un panorama fantastico, una collina alle spalle e un mare perfetto».
A detta dei vacanzieri, cui molti hanno sporto denuncia per la vacanza andata male, v’è l’assoluta certezza delle potenzialità di Nicotera, ma anche del degrado imperante, a cominciare dal mare: intollerabile quel colore verde-marrone che scolora le acque di questo imboscato scorcio di tirreno. Ma, per dirla con Fabrizio De Andrè, si ricordino prima di straparlare che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.” Le gioiellerie di Capri sono avvisate!

sabato 5 luglio 2014

Unioni civili:il consiglio dice si, ma il paese è oberato dalle criticità.



Nicotera. “L’albergo dei poveri” è un dramma dello scrittore russo Gorkij, dato alle stampe nel 1902. In quest’opera sempre attuale, l’autore russo affronta il tema dell’umanità ferita e derelitta in cerca del suo riscatto personale, morale e sociale. Un gruppo di uomini e donne vivono in un mondo sotterraneo, una specie di discarica dove trovano riparo durante la notte. Qui si intrecciano i destini amari e infelici di anime in pena colpite dai tristi eventi della vita. In una sorta di forzata convivenza emergono meschinità e miseria morale.
Ad instillare in loro la speranza è il filosofo vagabondo Lukas: dà ai derelitti la fede e gli promette il sogno di una società giusta ed emancipata, in cui saranno sciolte le catene che li lega all’arretratezza morale.
Questo capolavoro della letteratura russa, in cui brilla Lukas, il personaggio chiave, ci è utile per raccontare ciò che è avvenuto nell’ultimo civico concesso. Il sindaco, dato sfogo ai soliti fuochi dell’ira contro il nemico di turno, ha reso noto che Nicotera avrà il suo registro delle unioni civili. Come Lukas, Pagano affronta temi altisonanti. Un bel passo di civiltà per la cittadina costiera. Una promessa di emancipazione e un invito a stare a passo con i tempi uscendo dall’arretratezza morale. Da oggi Nicotera è dunque più moderna. Un’iniziativa lodevole che però si staglia sullo sfondo di una serie di criticità che rendono la città costiera degradata e stretta in una morsa di problematiche che ne abbassano la qualità della vita.
Sanità. Per quanto riguarda la sanità la questione del 118 è sempre aperta. Un territorio vasto come quello nicoterese, non dispone dell’importante presidio. Si sono avute le solite passerelle di politici e commissari che hanno promesso quel servizio che rende davvero una società più civile. Come non ricordare la visita di Nazzareno Salerno, militante del Ncd, che ha promesso pubblicamente di impegnarsi? La città lo ha rivisto in occasione delle europee, al seguito della corte di Scopelliti, fastosamente accolta dalla giunta Pagano.
Viabilità. Strade dissestate. Nei bordi cresce indisturbata l’erbaccia. Senza poi contare la soppressione di molti treni locali che di fatto tagliano fuori la cittadina costiera dai circuiti turistici.
Ambiente. Le dolenti note. Della scogliera e della pineta abbiamo già parlato, mostrando anche delle foto molto esplicative. A ciò si aggiunga che la spiaggia della pineta non viene pulita dal comune. Vi saltellano allegramente pulci ed insetti.
Carenza idrica. Una vasta area della città viene lasciata senz’acqua, senza una reale motivazione e senza preavviso. Un comitato spontaneo a difesa dei diritti dei cittadini di Via Filippella, sta raccogliendo le firme nella speranza di poter fare qualcosa per togliere il quartiere dalla continua situazione di emergenza.
Lavori pubblici. Ancora fermi i lavori per la qualificazione di via Baglio. Ciò sta comportando una serie di problemi non solo per i commercianti di piazza Cavour, che hanno già alacremente protestato contro il comune, ma anche per il centro storico paralizzato dall’immobilismo dei cantieri.
Sogefil. L’ammanco di oltre otto milioni euro è la vera spina del fianco della giunta Pagano, ma anche lo scudo magico, l’ostacolo perenne e l’alibi perfetto.
Per concludere, l’aver dedicato la casa della cultura al rosarnese Valarioti, vittima della mafia, è stato salutato dall’opposizione come una sorta di smacco nei confronti dei tanti intellettuali nicoteresi che hanno dato lustro alla città. Ma potrebbe esserci anche del non detto, ossia che l’invocazione di un grande e ridondante nome dell’antimafia sia tesa ad esorcizzare un paventato scioglimento. Semplice ipotesi, come non detto. Ma la verità assume spesso le fattezze di una bambola a due facce, finemente decorata.