domenica 1 settembre 2019

Gaetano Saffioti racconta la sua avvincente ed emozionante storia ad un pubblico rapito dalla sua vicenda di riscatto e libertà.


Nicotera. “Questione di rispetto”. Questo il titolo del libro presentato ieri sera da Gaetano Saffioti, l’imprenditore 58enne che nel 2002 ha deciso di denunciare i suoi estorsori, facendo arrestare 48 persone, tutte esponenti dei clan più potenti della mafia del territorio reggino. Una storia di coraggio, la sua, ma soprattutto una storia molto bella, di riscatto, di rivincita delle persone oneste sulla logica del malaffare e della brutalità della mafia. L’evento, che è stato organizzato da Libera, con la collaborazione dell’associazione Nicotera Nostra,  rientra nella rassegna itinerante della nota associazione antimafia dal titolo, non casuale, “Tarallucci e vino”. Infatti, come ha specificato il referente Giuseppe Borrello, nel discorso d’apertura, «nel corso delle varie serate è possibile degustare il vino del Salento e i taralli pugliesi prodotti con il marchio “Libera Terra” dalle Cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie». Un pubblico attentissimo, nel chiostro di palazzo Convento, ha seguito in religioso silenzio il racconto di Saffioti. L’imprenditore, intervistato dal giornalista Antonio Ricottilli, ha ripercorso la sua vita e quella della sua famiglia, un’esistenza segnata dalle soperchierie degli ndranghetisti, finchè il collaboratore di giustizia ha deciso di dire basta. Presenti all’evento il prefetto di Vibo Valentia, Francesco Zito; il questore Annino Gargano: il Colonnello della Guardia di Finanza  Roberto Prosperi; il Colonnello dei Carabinieri Gian Filippo Magro; il Capitano del Comando dei Carabinieri di Tropea Carmelo Alimonda; il Comandante della stazione di Nicotera, Luca Caravaglio; segretario generale della Cgil dell’area centro Raffaele Mammoliti; il direttore di Confindustria Anselmo Pungitore, il sindaco di Vibo, Maria Limardo. Tra le vittime della mafia: i genitori di Stefano Piperno e di Matteo Vinci; Carmine Zappia, l’imprenditore vittima di usura che con la sua denuncia ha fatto arrestare i suoi persecutori; Domenico Luppino, ex sindaco di Sinopoli, oggetto di gravi intimidazioni da parte della cosca Alvaro, e attualmente sotto scorta; l’imprenditore Vito Antonio Pata, la cui azienda ha recentemente subìto un grave attentato da parte della criminalità organizzata.
«Non è un caso se siamo qui a Nicotera- ha detto Giuseppe Borrello- la nostra rassegna itinerante si è fermata qui per rendere omaggio all’imprenditore Carmine Zappia. Zappia e Saffioti sono esempi di coraggio e di ribellione- ha aggiunto- ma questi atti non devono restare isolati». Un ricordo doveroso è stato rivolto all’imprenditore Libero Grassi, di cui, lo scorso 29 agosto, sono ricorsi 28 anni della sua morte. Il prefetto Francesco Zito ha offerto al pubblico, come spunto di riflessione, le parole della figlia dell’imprenditore assassinato: «“Buona parte della gente continua a negare di essere vittima del pizzo oppure lo trova conveniente. Purtroppo lo sappiamo, non è cambiato. Ma è cambiata una cosa: ora puoi decidere da che parte stare”». «Essere qui- ha aggiunto il rappresentante governativo- significa aver deciso da che parte stare: dalla parte giusta». La parola è, dunque, passata all’ospite della serata. La sua storia ha colpito ed emozionato i presenti, perché egli ha saputo farsi portatore di un messaggio di riscatto e liberazione dalle catene della criminalità organizzata. La parola “speranza” è bandita dal suo vocabolario, «perché l’implica l’attesa di un aiuto, una forma di passività che non è ammessa per chi si ribella alla mafia». «La mia- ha rivendicato- è una storia bella; non è una storia triste. E’ quando si denuncia che la vita migliora, non certo quando si vive sotto scacco dei mafiosi». Incalzato dal giornalista Ricottilli sul tema della paura che può accompagnare chiunque scelga di mettersi contro ai clan, ha rimarcato: «non bisogna aver paura di morire, ma paura di non vivere la vita. Si deve e si può reagire», anche perché, ha sottolineato Saffioti, questo sistema di taglieggiamento presente in Calabria non finirà mai se tu lo alimenti pagando». L’imprenditore ha inoltre voluto ricordare il magistrato Roberto Pennisi che nella sua vicenda ha avuto un ruolo chiave. «Non ci si deve rifugiare dietro un alibi, dicendo che denunciare non serve a niente», ha precisato.
Una bella serata per la cittadina costiera, all’insegna del desiderio di riprendersi la propria dignità e di sputare in faccia ai mafiosi, certi che la liberazione è possibile. Ad allietare la serata il coro “Musica Nova”, di Nicotera, accompagnato dal maestro Donato Arcuri e condotto dal direttore artistico e maestro Romolo Calandruccio.

Museo Diocesano: in arrivo il nuovo direttore.

Nicotera. Cambio di guardia ai vertici del Museo Diocesano della cittadina medmea. Con la morte del direttore onorario, Natale Pagano, avvenuta lo scorso aprile, il presidio culturale attende una nuova direzione. Da fonti accreditate si apprende che molto presto dovrebbe essere siglata una convenzione tra la Diocesi e l’ente costiero. Una stipula che prevede un accordo tra le parti al fine di tutelare l’immenso patrimonio artistico contenuto nel palazzo vescovile, ma anche di renderlo fruibile ai visitatori, sul solco di una moderna concezione delle strutture museali, che non sono più considerate mere esposizioni di reperti ma punto di riferimento per studi, ricerche ed apprendimento. Il museo nicoterese è, infatti, stato per anni poco accessibile da parte dei visitatori a causa di una mancata organizzazione dell’orario delle visite. Ma ora la musica dovrebbe cambiare, perché la struttura non avrà solo un direttore, ma è prevista anche la nascita di un consiglio direttivo, che affiancherà il lavoro del dirigente. La convenzione pare preveda anche un comitato tecnico-scientifico, composto da personale esperto in storia dell’arte, biblioteconomia, numismatica e archivistica, in grado di comprendere e divulgare l’immenso patrimonio custodito nell’avamposto culturale.
Al vescovo Luigi Renzo il compito di individuare il direttore, sul cui nome vige la più assoluta riservatezza. Mentre i nomi dei componenti del consiglio direttivo sono appannaggio del comune, così come l’intercettazione del comitato tecnico- scientifico. Insomma, una squadra nuova di zecca grazie alla quale il Museo diocesano potrà cambiare volto. Il patrimonio culturale che esso contiene è disposto in 45 sale espositive, suddivise in sei sezioni: marmi; argenti; paramenti sacri; mobili; statue; manoscritti. Al suo interno vi è, inoltre, un’area etnografica; una biblioteca che comprende almeno 12 mila volumi dal 1500 in poi; un’area dedicata alla numismatica che espone 1400 monete, dal VI secolo a. C.; la preziosissima pinacoteca, che conserva 135 tra quadri e disegni, tra i più noti autori di arte religiosa: Caivano, Ricciolino, Rubino, Girolamo Imparato, Domenico Russo; l’archivio storico vescovile, che annovera matrimoni, nascite e morti del territorio nicoterese, a partire dal 1500. Insomma, un portentoso patrimonio artistico e culturale, dal valore inestimabile. Il museo d’arte sacra è un patrimonio della Chiesa e dell’intera collettività che ha assoluta necessità di essere inserito nel circuito di quel turismo culturale. Per cui si auspica che il nuovo direttore sia di mentalità moderna, aperta e illuminata.

CIMITERO: emergenza loculi. Salme trasferite nei camposanti di altri comuni.


Nicotera.  Emergenza loculi al cimitero. Il Comune non ha più posti per poter seppellire i morti. La salma di una signora deceduta è rimasta cinque giorni nella cappella centrale del camposanto in attesa di trovare un posto che poi non è arrivato. Così la defunta è stata trasferita nel cimitero di Rombiolo, dove i familiari hanno potuto reperire un loculo. La famiglia in questione non era indigente, quindi la sepoltura non poteva essere eseguita a carico del Comune, per come prevede la legge. Si riapre, così, l’emergenza spazio per il cimitero di Nicotera. “Anche morire è diventato un lusso”, osserva sconsolato il custode, che conosce bene la situazione.
Urge, dunque, un ampliamento, ma urge, nel contempo, la necessità di rivedere il regolamento comunale, oltre che l’opportunità, già ventilata dal sindaco nel corso della campagna elettorale, di affidare tutti i servizi cimiteriali ad una ditta esterna, dato che, come sembra, le cose sono gestite con una certa anarchia. Un modus operandi, a carico delle famiglie, che spesso non rispetta le norme previste dalla legge in materia, in specie nelle operazioni di estumulazione e gestione dei rifiuti cimiteriali. Il sindaco Giuseppe Marasco fa sapere che i lavori dell’ampliamento del cimitero sono già in agenda. Un progetto esiste già: è stato redatto, nell’ottobre del 2013, dall’allora assessore ai Lavori Pubblici Federico Polito. Un prospetto che non riguardava solo la parte squisitamente tecnica, ma anche le politiche cimiteriali; ad esempio: la rielaborazione del regolamento, la questione delle tasse di concessione dei lotti e un censimento globale e anagrafico del luogo sacro. Un vero e proprio organigramma che il sindaco ha deciso di adottare in quanto in tal modo si abbattono i tempi di realizzazione delle opere previste. Il progetto nel suo insieme ha un costo di 200 mila euro. Nelle spese sono incluse il frazionamento del terreno in lotti, le spese tecniche, la realizzazione dei muri di recinzione e quella dei canali di scolo per le acque bianche, illuminazione e pavimentazione, anche di aree per le quali non è mai stato costruito un selciato decente. In tutto verranno espropriati 2278 metri quadri di terreno. Solo la fase espropriativa ha un costo di circa 28 mila euro. Ma qui l’amministrazione ha trovato il modo di abbattere i costi di espropriazione: l’ente è infatti riuscito ad addivenire ad un accordo con il proprietario del terreno in questione: cessione dell’area edificabile in cambio di due lotti. Con le tasse di concessione si procederà ai lavori di pavimentazione, illuminazione e raccolta delle acque piovane. Occorrerà, inoltre, eseguire il censimento delle antiche edicole gentilizie dei cui proprietari si è persa la memoria, nonché l’abbattimento di altre ormai decadenti, come una, sita nella parte più antica del luogo sacro, a cui anni fa qualcuno ha dato fuoco, distruggendola.

Atto vandalico ai danni della sede di Casapound: escrementi sulla porta di ingresso.


Nicotera. Nuovo atto vandalico ai danni della sezione nicoterese di Casapound. Ignoti vandali hanno imbrattato di escrementi la porta di ingresso della sede del partito, in Corso Cavour. A scoprire il gesto teppistico gli stessi militanti quando si sono recati presso i locali della sede. Il fatto segue a ruota un’altra azione perpetrata ai danni del medesimo gruppo politico: all’indomani del grave incidente in cui è rimasto ferito un giovane di Nicotera Marina, e in cui emerse, più urgente che mai, la necessità di chiedere la postazione di emergenza urgenza nella città medmea, gli attivisti di Casapound affissero un mega striscione nei pressi della sede del Comune in cui si rivendicava con forza il 118 in paese: qualcuno lo ha strappato, benchè nello stesso vi fosse espressa una battaglia di civiltà. A distanza di pochi giorni giunge un nuovo atto vandalico, questa volta contro la sede del partito. Il referente comunale Antonio La Malfa ha inteso non rilasciare dichiarazioni, né i militanti, precisano, intendono infilarsi nel ruolo delle vittime. Il gesto vandalico ha incontrato la condanna di molti cittadini, convinti che le liberà di professare la propria fede politica è sacra.

Il sindaco Marasco convoca associazioni e parti politiche: “proclamata la mobilitazione generale per il 118 a Nicotera”.


Nicotera. Il grave incidente stradale in cui è rimasto gravemente ferito un commerciante del posto, ha fatto riesplodere la questione irrisolta dell’assenza del 118 in città. Il malumore e il disappunto in queste ore aleggia sulla città: il fatto che il ragazzo ha rischiato di morire per l’assenza di un’ambulanza è una cosa che i cittadini faticano a mandar giù, anche perché episodi del genere sono già accaduti in passato, e qualcuno, per la verità, è anche deceduto a causa della mancata tempestività dei soccorsi. Una situazione, questa, che nessuno vuole più accettare. Per questo motivo il sindaco, accogliendo in pieno la proposta dell’associazione Kreonte che si è mobilitata in tal senso, ha indetto una conferenza delle associazioni e delle parti politiche, affinchè si possano concertare nuove e più efficaci strategie di mobilitazione per il rispetto del più elementare dei diritti, che è quello di salvarsi la vita.
«L'Amministrazione comunale- si legge sulla pagina Facebook istituzionale del Comune- dopo la sua presa di posizione diramata alla stampa e la mobilitazione spontanea di alcune realtà associative locali, in seguito all'incidente stradale avvenuto stamattina, ha deciso di convocare d'urgenza tutte le parti politiche e sociali (partiti, gruppi consiliari di maggioranza e di minoranza, associazioni, parrocchie) al fine di costituire un tavolo di coordinamento sull'emergenza sanitaria, per discutere ed elaborare iniziative concrete su questa tematica di interesse collettivo che deve vedere unità tutta la comunità. Il sindaco, nel ringraziare quanti si sono già mobilitati in queste ore, ha pertanto convocato le suddette parti sociali, domani sera, alle ore 18.30, presso la Casa comunale».
Ieri pomeriggio si è dunque svolta la riunione tra le parti, della quale vi daremo notizia domani. Le cose da discutere sul tappeto riguardano l’eterna lotta sostenuta dalla città per avere una postazione Suem. Il punto è che i vertici dell’Asp hanno sempre sostenuto che le risorse umane a loro disposizione per poter dotare Nicotera, e l’annesso territorio, dell’ambulanza sono ridotte, per cui nulla si può fare per il comprensorio medmeo. Nulla, nonostante il primo ospedale disponibile disti ben 29 kilometri. Nonostante Nicotera e paese limitrofi contino più di 20 mila abitanti che triplicano durante il periodo estivo. Nonostante che il tempo impiegato dall’ambulanza per raggiungere il centro costiero, caricare il malcapitato e trasportarlo in ospedale  è pari a un’ora e mezza, se tutto va bene. Nonostante tutto questo (ed è un “nonostante” enorme quanto una casa), per il territorio della bassa vibonese non c’è nulla da fare, né niente da dare. L’Azienda sanitaria provinciale, dal canto suo, ribadisce che le risorse a disposizione quelle sono. Eppure fa specie che Serra San Bruno, già dotata di un Pronto Soccorso, è stata munita recentemente di una seconda ambulanza: già ne aveva una, però evidentemente la vita dei cittadini di Serra vale più di quella di quelli di Nicotera; anche perché Soriano (a soli dieci kilometri di distanza) è dotata di un’ambulanza, e a pochissima distanza c’è l’ospedale di Vibo. A conti fatti, un’area geograficamente ristretta è oltremodo presidiata dal punto di vista dei servizi di emergenza urgenza. Per il territorio nicoterese invece “niet”. Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare questa differenza di trattamento tra due aree della stessa provincia.