venerdì 20 aprile 2018

Scatta la protesta degli ospiti del Cas di Nicotera. .Salma del migrante morto nel campo di calcio custodita nel deposito delle bare. .



 Questo articolo è uscito l'11 aprile.
Nicotera. Mentre è ancora viva la costernazione, dentro e fuori il centro di accoglienza, per la morte nel campo di calcio di Abdul Ba, il giovane richiedente asilo senegalese, è scattata la protesta degli altri ospiti dell’Hotel Miragolfo, intorno alle 16, davanti all’agenzia funebre dei fratelli Solano. Ad innescare la miccia il fatto che il corpo del giovane migrante si trovava custodito all’interno dell’Agenzia funebre e non all’obitorio di Vibo Valentia, come in un primo momento era stato loro detto. Gli amici di Abdul l’hanno presa malissimo: hanno interpretato la consegna della salma al deposito delle bare come una gravissima mancanza di rispetto nei confronti del giovane colpito dal tragico destino; come una forma di intollerabile discriminazione ai danni di una persona di colore, lontana da casa e senza diritti e dignità. Un nutrito gruppo di ospiti del Centro ha stazionato imperterrito davanti all’agenzia, chiedendo di poter vedere il loro compagno deceduto, di ottenere spiegazioni in merito al trattamento, considerato lesivo della sua dignità, riservato al suo corpo, e che soprattutto la salma fosse trasportata immediatamente all’obitorio dell’ospedale di Vibo, in attesa di fare rientro in patria, in Senegal. Con il passare del tempo, il gruppo dei manifestanti andava ingrossandosi sempre di più, in quanto, man mano che si spargeva la notizia che la salma del giovane Abdul si trovava in ciò che era considerato un magazzino cresceva l’indignazione degli ospiti che in un gruppetti di quattro o cinque persone a passo veloce e deciso si recavano davanti alla sede dell’Agenzia funebre. Non sono mancati attimi di tensione: qualcuno, in preda alla collera, ha inveito contro i responsabili della società Acuarinto, rei, a quanto sembra, di non aver trasportato il corpo di Abdul all’ospedale di Vibo e di averlo trasportato invece presso il deposito delle bare.
Chi di loro masticava un po’ di italiano ha espresso senza tanti giri di parole il perché di quel palpabile risentimento: «Nemmeno a un cane viene riservato questo trattamento. Anche questo è razzismo! Se si fosse trattato di un cittadino italiano non sarebbe stato trattato così». Bocciata, d’altra parte, la proposta di trasportare la salma al camposanto: di cimiteri cattolici non volevano proprio sentir parlare. Abdul era musulmano e il suo funerale deve essere svolto con rito rigorosamente musulmano, e nel suo Paese d’origine, il Senegal. Per sedare gli animi provvidenziale è stato l’arrivo dei Carabinieri della locale stazione. Il Comandante Luca Caravaglio, con pazienza e spirito conciliatore, è riuscito a far comprendere ai manifestanti che nessun trattamento discriminatorio è stato messo in atto nei riguardi di Abdul. Nel dolore e nello sconcerto di una morte incomprensibile, la vicenda si è chiusa all’insegna della solidarietà: grazie alla costante mediazione del Comandante della Polizia municipale, Maurizio Marino, che agiva anche in rappresentanza del Comune, il Cas di Nicotera si farà totalmente carico del trasporto in patria del giovane senegalese: costo 15 mila euro.

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