venerdì 20 giugno 2014

Museo diocesano. Un giacimento culturale inutilizzato.



Nicotera. Oltre 45 sale espositive, suddivise in sei sezioni: marmi; argenti; paramenti sacri; mobili; statue; manoscritti. Stiamo parlando del museo diocesano d’Arte Sacra di Nicotera, uno dei più ricchi di reperti dell’intera regione, sito nel trecentesco palazzo vescovile. Esso ha, inoltre, un’area etnografica; una biblioteca che comprende almeno 12 mila volumi dal 1500 in poi; un’area dedicata alla numismatica che espone 1400 monete, dal VI secolo a. C.; la preziosissima pinacoteca, che conserva 135 tra quadri e disegni, tra i più noti autori di arte religiosa: Caivano, Ricciolino, Rubino, Girolamo Imparato, Domenico Russo; l’archivio storico vescovile, che annovera matrimoni, nascite e morti del territorio nicoterese, a partire dal 1500.
Insomma, un portentoso patrimonio artistico e culturale, dal valore inestimabile.
Nato nel 1975, il museo ormai da qualche tempo è al centro di una serie di polemiche. Infatti, benchè esso sia inserito nel paragrafo Luoghi della cultura nel sito del Ministero dei beni e delle attività culturali, sembrerebbe che non sia pienamente fruibile da parte del pubblico. Il sabato, la domenica e i festivi, giorni di maggior afflusso di turisti nella cittadina costiera, rimane chiuso; mentre, nei giorni infrasettimanali, è lo stesso personale che, pur non avendo i titoli necessari per espletare questo genere di incombenza, si offre di guidare i gruppi di visitatori o eventuali le scolaresche.
Il 12 giugno dello scorso anno è stata firmata una convenzione tra la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e l’ente Provincia. In tale convenzione sono disciplinati i rapporti tra le parti, per potenziare e razionalizzare al meglio la fruizione del patrimonio museale.
Inoltre, l’articolo 5 di detta convenzione precisa che «spetta alla Diocesi il diritto di nominare un direttore responsabile di fiducia che potrà avvalersi come supporto di associazioni di valorizzazione culturale e turistica», e l’articolo 9 stabilisce che «i rappresentanti dei due enti sostenitori, di comune accordo, stante l’impegno profuso nel corso degli anni con passione e dedizione da parte del signor Natale Pagano stabiliscono di conferire allo stesso la nomina di direttore onorario del museo di arte sacra».
In pratica, non è chiaro, nel testo in oggetto, se il direttore onorario sia altra figura rispetto a quel direttore responsabile di fiducia che la Diocesi si riserva di nominare, e che può avvalersi del contributo di associazioni. Ma senza disquisire troppo sull’ambiguità del testo, è più opportuno soffermarsi su un dato di fatto, e cioè che il museo d’arte sacra è un patrimonio della Chiesa e dell’intera collettività e che ha assoluta necessità di essere inserito nel circuito di quel turismo culturale che sembra prendere piede sempre più velocemente in Italia. E’ necessario, soprattutto, che venga smantellato quell’arcaico modello di museo, secondo il quale esso altro non è che una mera esposizione di reperti. In teoria, ma soprattutto in pratica, dovrebbe attenersi allo  statuto dell’International Council of Museums, secondo il quale esso è «un'istituzione al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell'umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto». Dovrebbe avere, dunque, un carattere dinamico, attivo, volto ad indottrinare i cittadini sulle origini del loro territorio, a raccontare la storia della loro città, a promuovere eventi culturali.
Il fatto che attragga dei turisti è un inequivocabile valore aggiunto per la città, ma esso ha, principalmente, un valore pedagogico, a completo beneficio di una società che deve di riappropriarsi del proprio senso di identità.
Ma sembra che qualcuno abbia già intuito tutto ciò. Infatti alcuni cittadini si sarebbero recati dal vescovo della diocesi Nicotera-Tropea-Mileto, mons. Luigi Renzo, per sottoporre alla sua attenzione la necessità di rendere il museo più “aperto” al pubblico.




2 commenti:

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  2. Sono decine di volte che mi reco a visitare il museo diocesano ed e' sempre chiuso.

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