lunedì 23 giugno 2014

Torre Parnaso a rischio crollo.



Nicotera. La torre di Parnaso è in pericolo. Negli ultimi giorni sono stati registrati dei cedimenti strutturali della facciata esterna. La torre, definita impropriamente di Joppolo, ricade in realtà nel territorio di Nicotera, e su di essa già in passato sono stati lanciati sporadicamente degli allarmi in merito al deterioramento che ne attenta la struttura.
Da quanto è dato sapere, non si è mai provveduto a mettere in sicurezza uno dei più antichi avamposti di monitoraggio dei mari dell’intero territorio. Adesso il peso dei secoli comincia a farsi sentire, specie nella facciata sud, lato Nicotera. Nell’indifferenza generale, rovina al suolo un baluardo che racconta la storia di un popolo, delle sue strategie di difesa dalle temibili incursioni saracene.
La torre di Parnaso è stata edificata nel XIV secolo. Il materiale usato per la sua costruzione è pietra granitica locale. Strutturalmente più spesso nella parte rivolta verso il mare (per resistere ai colpi di artiglieria che giungevano dai navigli nemici), il presidio militare conserva ancora all’interno un enorme focolare e una canna fumaria, che serviva per lanciare segnali di fumo, mentre di notte in cima ardevano le torce.
Siamo in un’epoca drammatica per la storia del territorio. Da Sud, via mare, giungevano navi cariche di predatori saraceni, capaci di mettere a ferro e fuoco le città, seminare orrore e spavento, saccheggiando e devastando ogni cosa. La costruzioni di queste torri (sulle coste ce n’erano tante, alcune hanno sopportato le ingiurie del tempo) servivano per avvistare le navi dei corsari arabi, e per concertare tempestivamente strategie di difesa. Oltre alla torre di Parnaso ve ne era un’altra, simile, in località Santa Maria dell’Agnone, nei pressi dell’odierna stazione ferroviaria nicoterese. Ma di quest’ultima non c’è più traccia. Non è un caso se le due torri siano state edificate in quelle aree. Il perché lo spiega Silvana Iannelli, funzionaria della Sovrintendenza dei Beni Culturali di Reggio Calabria.
«Si tratta di punti di avvistamento di particolare importanza per la difesa del territorio- precisa- esse (Parnaso e Santa Maria dell’Agnone) sono state poste su quei costoni rocciosi perché più vicini alle Eolie rispetto ad altri. E ciò garantiva non solo la difesa ma anche un più facile scambio commerciale con le Eolie».
«Inoltre- ha argomentato ancora la Iannelli- negli anni ’70 sono stati effettuati degli scavi che hanno provato l’esistenza, in quell’area, in età paleolitica, di agglomerati umani, nonchè di rapporti commerciali che già all’epoca gli abitanti intrattenevano con i dirimpettai isolani. Infatti- svela la funzionaria- sono stati trovati dei suppellettili in pietra ossidiana, vetro vulcanico che è tipico delle isole prospicienti». In merito ai rischi di crollo, Silvana Iannelli ha palesato vivo rammarico ma, ha precisato, «la torre Parnaso e l’eventuale restaurazione, sono di competenza della Sovrintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici delle provincie di Reggio Calabria e di Vibo Valentia. Ciò che io posso fare- ha promesso la funzionaria- è segnalare il pericolo cui è esposta la struttura alla Sovrintendenza di riferimento».
Intanto, come auspicato da più parti, sarebbe necessario che anche il comune di Nicotera si desse da fare affinchè non si perda un importante baluardo storico-culturale. Perché Nicotera, si sa, è la città della cultura.

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