martedì 15 ottobre 2013

La Giudecca: l'antico quartiere ebraico da grande risorsa culturale a rione dimenticato.









Nicotera. Tra i punti di maggior rilievo e interesse storico culturale di Nicotera troviamo il quartiere ebraico della Giudecca, fondato nel 1239 da Federico II. La nascita di questo antico quartiere, la sua storia, la notevole risorsa economica e culturale che ha rappresentato per la cittadina costiera sono aspetti che vengono magistralmente delineati dal giornalista e cultore di storia Giovanni Durante. «Il nostro territorio- spiega Durante- nei secoli XI e XII è stato crocevia di uno dei fenomeni politico-istituzionali più importanti della storia europea espressi dal sorgere e svilupparsi del regno normanno. Il regno Federico II, era caratterizzato da multietnicità matura  e civile che favorì anche nel territorio del Vibonese la presenza ebraica».
«Gli ebrei -continua Durante- furono sicuramente attratti dalla nostra terra, poiché, avendo essi un fiuto per gli affari non comune ed essendo continuamente in cerca di luoghi dove esercitare indisturbati le proprie attività, si accorsero ben presto che le regioni meridionali, soddisfacevano in pieno queste esigenze, giacché i Normanni, non possedevano gli scrupoli religiosi dei passati dominatori bizantini e arabi, dote che li rendeva equanimi e tolleranti nei confronti delle minoranze religiose. E gli ebrei si stabilirono anche nelle nostre zone, seppero ricambiare l’ospitalità accordata del sovrano svevo, infondendo nuova linfa nell’industria e nell’artigianato stesso».
A Nicotera gli ebrei vennero accolti nel quartiere che dalla loro presenza prese il nome di Giudecca. «Erano in tutto 14- precisa Durante- le comunità ebraiche calabresi, come si può leggere nel Regesto angioino del 1270». Le Giudecche rappresentavano degli autentici volani di sviluppo dell’economia locale di allora, caratterizzata dall’allevamento del baco da seta.
A Nicotera la presenza degli ebrei significò lo sviluppo della coltura del gelso e della produzione «“tussah”, una qualità di seta poco fine e di colore scuro- argomenta lo studioso- e della “bissah”, filatura candida».
Un quartiere insomma che era il centro propulsore dell’economia nicoterese. Nel 1511, ad opera di Filippo II, gli ebrei furono espulsi dal regno: la motivazione ufficiale era l’esigenza religiosa di estirpare ogni forma di eresia. «Una sorta di pulizia etnica ante litteram- spiega Durante- che si risolse a tutto danno della Spagna e dei suoi possedimenti italiani dal momento che con gli ebrei se ne andò anche un immenso patrimonio di conoscenze, abilità e di ricchezze».
Ma adesso, com’è ridotto questo quartiere che rappresenta non solo il passaggio del popolo ebraico nella città tirrenica, ma anche uno dei punti più suggestivi e affascinanti dell’intero entourage nicoterese? A raccontare le sue condizioni sono queste foto, che mostrano come l’abbandono e il degrado divorano, anno dopo anno, un luogo che ha visto passare la storia, i secoli, gli eventi e i destini di migliaia di persone. Quello che potrebbe essere un incredibile punto d’attrazione per i tanti visitatori e turisti è invece in balìa di un’incuria che domina incontrastata. Nel corso del sopralluogo la cronista è stata guidata da Anna Maria Giofrè, rappresentante dell’associazione Nicotera Nostra, civico sodalizio sempre in prima linea nel tentare di portare in salvo le bellezze culturali del territorio.
Dal punto di vista architettonico, la Giudecca ha una compattezza perimetrale; è caratterizzata da una serie di viuzze a raggiera; case con portoni semplici che segnano l’ingresso nei microambienti a piani, perché gli ebrei per loro consuetudine, tenevano al piano basso le loro botteghe o gli animali, e i propri alloggi al piano superiore.
Tutto adesso è abbandonato e lasciato morire. Cercare i responsabili di tale degrado non è semplice, perché in realtà i responsabili sono tutti: dagli amministratori democraticamente eletti nel corso dei decenni, alle commissione prefettizie che hanno guidato Palazzo Convento. Vi erano sempre altre incombenze cui prestare attenzione, e così per noncuranza e superficialità la Giudecca è stata consegnata a un destino di fatiscenza.
Almeno fino a trent’anni fa l’antico quartiere era abitato, ciò faceva sì che le cure dei privati cittadini lo salvassero dall’incuria. Poi con l’urbanizzazione selvaggia di via Filippella e via Foschea, intere famiglie si sono trasferite altrove. Da quel momento è cominciato il processo di decadenza della Giudecca. Adesso ci vivono solo quattro famiglie. Il resto delle abitazioni è ormai pericolante, e potrebbe altresì diventare un pericolo per i temerari visitatori. I pochi residenti hanno denunciato la mancata pulizia delle stradine, mentre un altro serio problema è costituito dell’illuminazione pubblica che risulterebbe carente e intermittente. Le erbacce crescono rigogliose, le stradine sono dissestate e puntellate da buche qua e là; l’aspetto generale della Giudecca, pur nel suo innegabile fascino, risulta assai malandato.
Gli interventi Ma quali sarebbero gli interventi da mettere in campo? Innanzitutto, le varie casette diroccate dovrebbero essere censite, per capire a chi appartengono, ed eventualmente come intende intervenire un privato. E’ necessario approntare un progetto da presentare alla Regione, affinché ne finanzi la ristrutturazione e la qualificazione. Bisognerebbe altresì, provvedere alla pulizia dei vicoli. Non consentire inoltre a dei privati che intendono ristrutturare una casa di loro proprietà di effettuare dei lavori senza tenere conto dello stile con cui la Giudecca è stata edificata, come purtroppo è già successo; vi sono infatti alcune case che sono state ristrutturate in uno stile moderno: sono stati coperti i caratteristici mattoni a vista dei muri, rovinando di fatto la peculiarità del quartiere. Sarebbe inoltre opportuno mettere delle insegne che guidino il turista, che spesso si aggira nella labirintica Giudecca in preda a un senso di confusione. Superfluo dire che sarebbero necessari dei punti luce, ma questo rientrerebbe nell’ottica di un progetto studiato a dovere. Certo è che è giunto il momento di strappare una grande risorsa cittadina all’incuria  e al degrado.
Enza Dell’Acqua




Nessun commento:

Posta un commento