mercoledì 27 agosto 2014

Nicotera. Tutti a lezione da Gratteri. La "lectio magistralis" tenuta dal Procuratore aggiunto antimafia di Reggio Calabria.



(In questo articolo la conferenza tenuta a Nicotera il 20 agosto 2014 dal Procuratore aggiunto antimafia Nicola Gratteri, uomo di legge da sempre in prima linea nella lotta contro il crimine organizzato e impegnato a diffondere una “cultura della legalità”. La conferenza di Gratteri è durata più di due ore, nel corso della quale molti cittadini hanno avuto facoltà di porgli diverse domande. Brillante e interessantissimo convegno che io, per esigenze di stampa, ho dovuto raccontare in “5400 battute”, che non sono certe poche, visti gli spazi consentiti dai giornali, ma nemmeno tantissime. Per tal motivo, ho dovuto essere oltremodo sintetica, ma, spero, esauriente. In ogni caso, mi prefiggo di ritornare in argomento, approfondendo le tematiche affrontate dal coraggioso uomo di giustizia).



Nicotera. Una affollatissima platea, in religioso silenzio, ha ascoltato, mercoledì sera, la lunga conferenza sul tema della legalità tenuta dal Procuratore aggiunto antimafia Nicola Gratteri. Le persone accorse ad ascoltarlo erano tante: la piccola piazzola, presso il locale “Le terrazze di Martina”, organizzatore della conferenza, era stracolma di gente.  Moltissimi in piedi, per due ore di fila, non si sono persi una virgola dell’intervento del Procuratore aggiunto, a cui poi sono seguite le domande del pubblico a cui l’uomo di giustizia ha risposto in modo esaustivo, mostrando estrema attenzione alle problematiche, sociali o personali, esposte dalle persone. Gratteri ha parlato della malavita organizzata, in tutti i suoi aspetti. Le sue parole sono state come un fendente che squarcia il velo dell’omertà, del silenzio, della paura. Forse per la prima volta in assoluto, a Nicotera, cittadina il cui consiglio comunale è stato per ben due volte sciolto per infiltrazioni mafiose, qualcuno ha parlato, in modo chiaro e diretto, della ndrangheta, della sua presenza sul territorio, della sua forza economica, della sua struttura tentacolare.  
Si è parlato di beni confiscati, della cocaina, motore economico della ndrangheta, e quindi del narcotraffico, in un’analisi appassionante e trasversale, partendo dall’Onu fino ai cocaleros, i poveri contadini, gli “sciancati” coltivatori di coca. Dei rapporti della ndrangheta con la massoneria, e di come essa si sia evoluta, grazie al tramite della Santa, che le ha garantito di interagire con i poteri forti, e deviati, dello Stato. Ma anche del coraggio nel lottare contro le mafie. E il coraggio, ha sottolineato Gratteri, «è una virtù che devono possedere, in primis, gli uomini dello Stato, dal carabiniere al magistrato». Per il procuratore aggiunto, chi non ha il coraggio di contrastare la mafia, deve fare altro, o chiedere un trasferimento, in un luogo più tranquillo, ma non bisogna far finta di non vedere o non sapere.
Gratteri ha rivelato, in seguito a una domanda del pubblico, dello sfiorato Dicastero alla Giustizia. «Avevo chiesto garanzia di carta bianca,- ha detto- non solo nella composizione del Ministero, ma anche la possibilità di cambiare i codici. Sognavo di fare la rivoluzione, per questo avrei messo in discussione tutto, e una volta conclusa la mia missione , avrei fatto l’agricoltore, hobby che coltivo con passione. Ma qualcuno non ha voluto che io svolgessi quell’incarico. Subito dopo- ha rivelato- mi hanno proposto tanti incarichi, anche da 20 mila euro al mese, con tanto di benefit, non ho accettato. Non era quello che mi interessava».
Gratteri insegna gratuitamente, all’Università di Reggio Calabria, "economia della criminalità", ovvero, il modo in cui le mafie si arricchiscono. E l’insegnamento è, per il procuratore aggiunto, uno dei punti di forza nella lotta contro il crimine organizzato. «La scuola ha un ruolo fondamentale, perché prepara nuove generazioni, qui andrebbe insegnata la legalità». Entrando in merito alla radicalizzazione della mafia nel territorio vibonese, si è parlato di due tematiche molto attuali, che, come ha sottolineato Peppe Cavallari, un giovane insegnante, intervenuto nel dibattito, «rendono il nostro territorio spettrale», ovvero il numero di discoteche, ristoranti, villaggi turistici, hotel chiusi perché sequestrati alla mafia, senza che si sia messo a punto un meccanismo volto a riaprire l’attività per creare un indotto pulito, con conseguente impoverimento del territorio. «Il problema dei beni confiscati e sequestrati- ha spiegato Gratteri- è un problema gigantesco».
«Intanto- ha aggiunto- abbiamo una legge che va modificata in tante sue parti. A capo dell’Agenzia dei beni confiscati non deve starci il prefetto, perché il prefetto è stato programmato per fare il prefetto, e non è in grado di leggere e di capire il bilancio di un’azienda o come si gestisce un  supermercato. Dopo due anni di agonia e amministratori giudiziari, questi beni confiscati muoiono per vari motivi: intanto, molte volte queste attività commerciali sono delle “anomalie” del mercato, finanziati con i soldi della cocaina, eventuali mancati guadagni vengono integrati con i soldi provenienti dal narcotraffico». Per Gratteri la soluzione potrebbe essere un'asta in cui coinvolgere le grandi multinazionali, che garantiscano il lavoro per le famiglie assunte.
Altro tema caldo, gli scioglimenti dei consigli comunali.
La legge sul commissariamento dei comuni, per Gratteri, «deve essere mantenuta». Non è possibile, ha argomentato il procuratore, «che un capomafia sia, in un paese, l’uomo del monte che decide il respiro e il battito cardiaco di tutti. Però- ha osservato- è anche vero che bisogna cambiare la legge nella parte che prevede che questi prefetti si rechino nei comuni loro affidatigli solo una volta, o due, a settimana».
La proposta di Gratteri, per ovviare a quello che viene percepito come un’assenza da parte dello Stato, è, oltre che modificare la legge in materia, «creare una scuola formazione per amministratori giudiziari. Mi piacerebbe- ha svelato il Procuratore- creare una scuola di formazione per commissari prefettizi, che ascoltino le persone, che vivano la città, giorno per giorno, perché essi rappresentano lo Stato. Devono interagire con i bisogni della gente, perché, in quel momento, sostituiscono il sindaco, “muro del pianto”, a cui i cittadini si rivolgono, dimostrare efficienza, e non esseri freddi burocrati».

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