mercoledì 14 agosto 2013

Mare: esercenti ed operatori turistici nicoteresi sul piede di guerra



Nicotera. Per nulla persuasi, e nemmeno intimiditi, del proclama del sindaco Franco Pagano che, nel corso del consiglio comunale straordinario del 26 luglio, aveva stabilito che il mare non è inquinato, un comitato spontaneo di cittadini ha redatto un documento in cui si mette in evidenza, con estrema chiarezza, che le condizioni di salute dello specchio d’acqua di fronte Nicotera Marina sono tutt’altro che buone, anzi, esse rappresentano un attentato alla salute dei bagnanti, oltre che una condanna a morte per l’unica risorsa che possiede la città costiera, il turismo. Il cocente documento, è stato firmato e sottoscritto da quattro associazioni, che sono: SOS Rosarno, Nicotera Nostra, AbraCalabria e Africalabria, e da ben 62 pubblici esercizi di Nicotera e Nicotera Marina. Ecco il testo della petizione che già approdata sul web, trovando ampia condivisione.
Grazie per aver scelto il nostro mare
«La sera del 13 luglio, dal palco allestito in occasione di una manifestazione di piazza, il nostro sindaco si rivolgeva al pubblico per  ringraziare tutti coloro che avevano scelto di soggiornare a Nicotera Marina per godere del nostro bel mare… bel mare? Evidentemente il sindaco si sarà espresso male, ma voleva ringraziare tutti coloro, in realtà  sempre di meno con il trascorrere degli anni, che irriducibilmente e nonostante tutto scelgono di soggiornare da noi, sopportando tutta la melma di colore marrone che a orari scanditi, tutti possono vedere transitare nella fascia di balneabilità del nostro mare».
Il 26 luglio
«Durante il consiglio comunale aperto avente come tema la questione mare, il sindaco dichiarava, in tono di proclama, “il mare è pulito” (il Quotidiano di Domenica 28 Luglio 2013). Evidentemente dobbiamo pensare che Franco Pagano non si era espresso male, ma le sue dichiarazioni, così come scrive il Quotidiano “suffragate dai rappresentanti delle autorità delle Capitanerie di porto di Vibo e Gioia Tauro, Marzio e Tomat, dall’Arpacal, insomma il fior fiore delle istituzioni“ intendevano consciamente affermare una supposta realtà confermata da dati scientifici inoppugnabili, di cui gran parte dei cittadini non ne hanno conoscenza, e se pur ne avessero, difficilmente se ne convincerebbero, a meno che non si pensi di essere tutti preda di un fenomeno di allucinazione di massa, tale da farci vedere in acqua oltre alla melma anche cose come assorbenti e altre robette che è meglio non descrivere, o sé, peggio ancora, ci si convinca che adottare la strategia della “negazione dell’evidenza” possa contenere i danni, ma peggio di così, c’è da aspettarselo?»
Dimasi, il dissidente
«Oltre ai cittadini comuni, fa specie notare, come il morbo allucinatorio abbia  contagiato anche il consigliere di maggioranza Dimasi, al punto che ne è scaturito un articolo di giornale a descrizione delle sue visioni (il Quotidiano Domenica 21 luglio 2013 ), ma molto probabilmente sarà stata soltanto una crisi episodica rientrata  di lì a poco negli alvei istituzionali».
Un bavaglio nell’era democratica
Ma se di pandemia allucinatoria non si tratta, e neanche di voci incontrollate e allarmistiche, come si vorrebbe far credere, risultano paradossali e inaccettabili, i toni autoritari e intimidatori utilizzati dal nostro sindaco,  rivolti ai liberi cittadini e alla stampa, cosi come riportate dai giornali “Ribadisco con forza che in futuro non tollereremo messaggi veicolati anche a mezzo stampa tali da inficiare la bontà delle nostre acque. Nel momento in cui ci troveremo degli articoli di stampa che contrastano con i dati oggettivi in nostro possesso andremo a tutelare l’immagine della nostra città “ (sempre, il Quotidiano di Domenica 28 Luglio ), in definitiva un bavaglio nell’era democratica».
Mesima, la causa di tutti i mali
«La cosa non è nuova, la storia si ripete da una ventina d’anni a questa parte, come si ripetono a riguardo le tesi sostenute da tutte le precedenti amministrazioni  comunali che, allorché costrette dalle evidenze, individuano come principale imputato e capro espiatorio il fiume Mesima, che certo non è uno stinco di santo e sul quale bisognerà anche pensare di intervenire, monitorando gli eventuali scarichi abusivi, ma che altrettanto certamente non è il responsabile delle chiazze marroni in questione».
Gli interrogativi
«A tal proposito invitiamo tutti a porsi le seguenti domande: forse il fiume Mesima non esisteva vent’anni fa o prima ancora? Forse il Mesima scorre solo a luglio e agosto? E’ possibile che il Mesima arrivi a orari scanditi? Com’è possibile che allorché si innalza il livello di attenzione si riesca, come per incanto, ad avere un mare pulito? Miracolo?»
Sistema di depurazione dell’intero territorio
«E’ assolutamente evidente che sostenere le solite demagogiche tesi fa comodo, in quanto permette al singolo comune di scaricarsi del problema evitando di intraprendere faticose e impegnative iniziative e sinergie istituzionali di più ampio respiro tali da attivare forze capaci di incidere sul tema. Tutto sommato forse non conviene a nessuno smuovere le acque, tanto più se sono melmose, nonostante sia risaputo, ed è di pubblico dominio il fatto che il principale imputato del reato che genera questo tipo di inquinamento visibile a tutti è il sistema di depurazione dell’intero territorio, costiero e non, oltre ad eventuali scarichi abusivi, ed è indifferente se la cosa interessi il mare o i corsi d’acqua che al mare arrivano,  come è chiaro che non è nelle possibilità del singolo Comune affrontare e risolvere un problema così serio e ampio».
Un’emergenza confinata ai mesi estivi
Fintanto che non ci sarà una coscienza diffusa, la volontà ferma e non si attiveranno tutte le energie possibili (operatori turistici, cittadini, ma in primo luogo istituzioni e forze dell’ordine) la questione sarà trattata come una emergenza estemporanea, confinata i mesi estivi. Essa invece deve essere affrontata attraverso un  lavoro continuativo che porti verso una soluzione strutturale; ma se invece si sosterranno tesi di comodo per lavarsene le mani, il problema non verrà mai risolto, con le prevedibili conseguenze sull’economia, sulla salute, sulla pesca, sull’ambiente in generale, ma più di tutto, sulla capacità di immaginare un futuro migliore per noi e i nostri figli»


Enza Dell’Acqua

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