domenica 16 giugno 2013

Furto della pisside contenente le ostie consacrate nella Cattedrale di Nicotera



Nicotera Quando ieri mattina di buon’ora il diacono Filippo Rascaglia è andato ad aprire le porte della concattedrale per dare inizio a una nuova giornata ecclesiale, si è accorto che la porta della sacrestia era stata forzata.
Tra lo sconcerto e il turbamento l’anziano diacono ha dovuto prendere atto che ignoti, presumibilmente durante la notte, erano riusciti a scardinare la porta dell’attiguo edificio che accoglie la sacrestia ed entrare in chiesa.
Tempestivamente il religioso ha allertato il parroco don Francesco e i carabinieri, i quali, prontamente giunti sul posto, hanno effettuato dei rilievi. I militari, guidati da comandante Raffaele Castelli, hanno eseguito un attento sopralluogo nell’edificio sacro per stabilire se e cosa gli scassinatori avessero portato via.  Dalla perlustrazione del luogo di culto è emerso che l’unica cosa sottratta è la pisside, ovvero un oggetto liturgico, simile ad un calice con un coperchio, che è usato per conservare le ostie consacrate dopo la celebrazione eucaristica.
 I malviventi hanno aperto il tabernacolo, che si trova nella cappella della navata laterale destra della cattedrale, e ne hanno estratto il sacro contenitore. Alcune ostie sono state disposte sull’altare ai piedi della statua di Santa Maria delle Grazie, mentre altre, si presume, sono state portate via. Le sacre particole, quando vengono riposte nella pisside, alla fine della messa, non vengono contate, per cui stabilire quante siano state lasciate sull’altare e quante rubate è stato difficile da stabilire.
Prelevati gli oggetti religiosi i ladri sono usciti dalla porta principale laterale e non da quella della sacrestia, dalla quale vi avevano fatto ingresso.
Tra i cittadini grande la costernazione provocata dalla notizia che già nelle prime ore della mattinata si è diffusa in paese, seminando sentimenti di  sdegno e di condanna per un gesto che colpisce dritto al cuore la sensibilità spirituale dei fedeli. La constatazione del fatto che dei ladri siano riusciti ad entrare, con un certa facilità, all’ingresso di un edificio sacro e di un luogo che rappresenta anche la vita sociale di una comunità, spalanca le porte a una duplice constatazione: da un lato viene violata la religiosità collettiva, atto deprecabile gravissimo, ma dall’altro l’accaduto rivela in modo eclatante con quanta semplicità dei malviventi riescano ad attentare alla sicurezza di una comunità.
Ora spetta agli uomini dell’Arma stabilire se l’atto sacrilego possa essere messo alla stregua di una serie di gesti vandalici che dall’inizio dell’anno animano le notti nicoteresi, appurare cioè se sia un’azione firmata dalla stessa mano che ha autografato tutta una serie di episodi incresciosi ad opera da ignoti teppisti che non hanno risparmiato nulla: dalle abitazioni private  alle scuole, da automobili a esercizi commerciali.
Oppure stabilire se possa essere considerato un furto con finalità lucrose. Anche se, in base a quanto è dato sapere, sembrerebbe che la pisside rubata non abbia un grande valore economico. Ultima ipotesi è se questo sia un furto con finalità, per così dire, “esoteriche”. A questo punto collegare i fili di una serie di eventi che negli ultimi tempi si sono verificati tra Nicotera e la vicina Limbadi appare doveroso. Circa un mese fa “vox populi” sosteneva che a Limbadi vi fosse una specie di sottobosco esoterico, e che dei giovani avessero ceduto al fascino dell’occultismo. La fantasia popolare aveva collegato alla misterica evenienza un serie di furti che si erano verificati nella chiesa matrice, dedicata a San Pantaleone, del piccolo centro rurale. Lo scorso natale poi dalla capanna della natività era stato sottratto il bambinello ligneo a grandezza naturale, mai più ritrovato.
Sempre restando in tema di furti e atti teppistici in ambito religioso non si può non citare l’inquietante episodio accorso nella concattedrale di Nicotera nell’agosto del 2004, quando ignoti entrarono nel cuore della notte in chiesa, aprirono il sarcofago ligneo contenente il corpo del santo e martire protocristiano Clemente e ne amputarono il braccio, portandolo via. Anche allora si ipotizzò che la spregevole profanazione potesse avere una matrice esoterica, mentre nel 2005 il “teppismo esoterico” mise a segno un nuovo colpo: nel Natale di quell’anno infatti fu rapito il bambinello di gesso della capanna della natività posta in piazza Santa Caterina.
Enza Dell’Acqua






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