giovedì 19 settembre 2013

Pace fatta tra don Francesco Vardè e il sindaco Franco Pagano, in seguito a un incontro chiarificatore.




Nicotera. Quando la vigilia del Natale del 1946 Giovannino Guareschi pubblicò il primo racconto della più importante epopea narrativa del ‘900. incentrata sulle vicende di Don Camillo e Peppone era consapevole di dipingere «la storia del Paese riflessa nella cronaca del paesello». Un Paese che vede protagoniste le due istituzioni fautrici  di una  rinascita politica e sociale ovvero lo Stato e la Chiesa. Ma nel «paesello» vagheggiato dal Guareschi c’è qualcosa in più, ovvero la Chiesa e l’ideologia comunista. Due grandi protagoniste della storia del Novecento, divise da una scissione ideologicamente troppo profonda per essere sanata. Tuttavia Don Camillo e Peppone, benché spesso in lite per motivi politici, nei momenti gravi e difficili, fanno prevalere il buon senso e l’umanità, nella consolatoria speranza di far nascere un mondo migliore.
Questa breve immersione in uno dei romanzi più politici del secolo scorso, fa da antefatto alla vicenda tra sindaco e parroco, accorsa a Nicotera, la scorsa settimana. Si tratta di una tenzone dal sapore fortemente guareschiano perché il sindaco in questione è anche un comunista incallito, insomma un degno discendente di quel Peppone filo-bolscevico che chiamò il figlio Lenin e che porta in processione il vessillo del Partito. L’altro protagonista è un parroco che somiglia a Don Camillo per la dedizione totale ai fedeli e il suo impegno sociale, a favore dei più deboli.  La questione tra il sindaco Franco Pagano, l’assessore Polito e l’arciprete della Cattedrale don Francesco Vardè, nonché coordinatore del Forum delle associazioni, sembra essersi conclusa nella giornata di martedì scorso. Ma andiamo con ordine. Tutto è cominciato quando l’assessore Federico Polito ha accusato la Chiesa locale di fare politica, accuse prontamente condivise da Franco Pagano, che, in altre occasioni, ha pensato bene di rincarare la dose in tal senso. Don Francesco Vardè ha inteso replicare con un’osservazione molto semplice ma efficace, ovvero se «essere dalla parte dei bisognosi, aiutare le persone in difficoltà accogliendole, dando loro il giusto sostentamento, anche materiale, riunendo le varie associazioni in anni di appiattimento sociale, significa “fare politica” allora- scrisse in quell’occasione il ministro di Dio- do le dimissioni da parroco; se invece tutto questo fa parte del ministero apostolico sancito anche dalle leggi canoniche e civili, allora sono fiero di dare un contributo alla crescita religiosa, morale, culturale della bellissima città che cerco di servire da 15 anni». A queste parole, il sacerdote univa però l’invito al dialogo e al sereno confronto. Il passaggio dalle parole ai fatti, per il parroco di Nicotera, è stato breve, perché, nella giornata di domenica, don Francesco invia un’ambasceria presso il sindaco. Egli chiedeva al primo cittadino un incontro chiarificatore, in cui il dialogo e il confronto avrebbero dovuto essere le pietre miliari sulle quali costruire un nuovo progetto di collaborazione e intesa. Il ramoscello d’ulivo, cristianamente offerto da don Francesco, è stato accolto da Franco Pagano.
«Non abbiamo mai inteso contestare il ruolo della chiesa- ha dichiarato il primo cittadino- anzi le riconosciamo un’alta funzione sociale. Abbiamo sempre intrattenuto rapporti cordiali con i rappresentanti del clero, tant’è vero sono stato io personalmente a scegliere il presidente dell’Ente morale Scardamaglia Longo, e la scelta è caduta proprio su un sacerdote (don Nunzio Maccarone), questo a comprova di mancanza di schermaglie nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti. Non intendiamo fare alcuna guerra di religione- ha ribadito Pagano- anzi stigmatizziamo ogni contrapposizione sterile. Spero che, nell’interesse comune, questa incomprensione venga cestinata, e si pongano le basi per una rinnovata amicizia. Considero la Chiesa un punto saldo della società, pur non essendo credente, perché- ha precisato- come sosteneva don Gallo, “non è importante essere credenti ma essere credibili”, questo è importante agli occhi di Dio».
Enza Dell’Acqua



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