mercoledì 13 novembre 2013

Nicotera: Riapre il Museo Archeologico. Intervista a Maria Teresa Silvana Iannelli, funzionaria della Sovrintendenza ai Beni acheologici della Calabria.




Nicotera. Dopo 25 anni è pronto a riaprire a Nicotera il museo archeologico. Sarà allocato al primo piano del palazzo municipale, proprio alle spalle del chiostro del Convento. Qui vi sono delle stanze ristrutturate tra il 2007 e il 2008, proprio per ospitare il nuovo museo archeologico.
Finalmente la cittadina costiera potrà tornare ad esporre i reperti storici risalenti all’età greca, romana e medievale. Ovvero quanto vi era esposto nel vecchio museo archeologico, sito fino al 1987, nei locali del Castello Ruffo. Quell’anno, un furto di monete risalenti ad epoca greco-romana, ha decretato la chiusura dell’importante presidio culturale. I suoi preziosi reperti sono stati messi al sicuro e custoditi; e da allora attendono, rinchiusi nel loro nascondiglio, di trovare una degna esposizione per gli occhi dei cittadini, turisti e appassionati del genere.
A parlare della storia del museo di Nicotera e dei tanti siti archeologici presenti sul territorio è Silvana Iannelli, archeologa funzionaria della Sovrintendenza per i Beni archeologici della Calabria, direttore del museo archeologico di Vibo e responsabile dell’area archeologica del vibonese. La super referenziata archeologa è la persona giusta se si vuole comprendere qualcosa in più dell’immenso patrimonio archeologico dislocato nel territorio. Un patrimonio spesso ignorato dalla gente, bistrattato dalla politica ed erroneamente non percepito come un’incredibile risorsa culturale ed economica per l’intera comunità.
«Fosse stato per la Sovrintendenza- ha dichiarato la dottoressa Iannelli- il museo avrebbe riaperto all’indomani della sua chiusura, dopo il furto dell’87. Purtroppo ci siamo sempre scontrati con la superficialità e l’indifferenza dei vari enti, sia amministratori comunali che l’ente Provincia, i quali propinavano promesse mai mantenute. L’amministrazione Pagano si è detta, fin dal suo esordio, pronta a combattere per la riapertura del museo. Quindi, grazie anche al costante interessamento di questa amministrazione, ora siamo quasi in dirittura d’arrivo».
L’ufficio tecnico sta infatti espletando tutte le procedure per gli impianti di illuminazione e di un sofisticato sistema di allarme.
Sarà un museo “misto” annuncia Silvana Iannelli, perché ospiterà anche il museo di demoantropologia, meglio conosciuto dai cittadini come museo d’arte contadina. Finalmente, i segni emersi da un passato ricco di storia  e civiltà, potranno essere disponibili al grande pubblico. Ma il museo, così come lo concepisce la funzionaria della Sovrintendenza, «ha un carattere dinamico, attivo, volto ad indottrinare i cittadini sulle origini del loro territorio, a raccontare la storia della loro città, a creare un senso di appartenenza con il luogo in cui si vive, attraverso la conoscenza della sua storia; non vuole essere una mera esposizione di reperti archeologici, ma, anzi, un polo culturale che svolge una serie di attività atte a risvegliare l’interesse e la partecipazione delle persone».
In questo senso, per la Iannelli, il museo deve essere principalmente al servizio dei residenti più che dei turisti, «perché è nei residenti che deve nascere e germogliare l’amore per la cultura, e per il proprio ambiente».
Il fatto che poi il museo attragga dei turisti è un inequivocabile valore aggiunto per la città, ma il ruolo di questi luoghi della cultura e della storia ha un valore pedagogico, a completo beneficio di una società che ha bisogno di riappropriarsi del proprio senso di identità.
La piaga dei centri storici calabresi abbandonati I centri storici nicoteresi, al pari di molti altri dislocati su tutto il territorio regionale, non godono certo di buona salute. Abbiamo chiesto alla funzionaria della Sovrintendenza, dove bisogna ricercare le cause dell’inarrestabile degrado. «Si tratta di concorso di colpe- ha argomentato la Iannelli- ma direi che la politica ha avuto, ed ha, una responsabilità determinante. Poi certo, gli uffici tecnici, i cittadini hanno le loro responsabilità. La mancanza di senso civico, in tutti, gioca un ruolo notevole». Vi è poi un altro dato da tenere in considerazione: in genere, ad uno scarso senso civico in taluni fa da contraltare una radicata tendenza al piagnisteo. Per la Iannelli «vi è una tendenza al vittimismo quando viene chiuso un museo o un polo culturale che non determina una concreta reazione costruttiva».
I Pisl In merito ai Pisl, finanziamenti regionali per i comuni classificati come “borghi di eccellenza”, l’archeologa ha manifestato sorpresa e disappunto, in quanto ha potuto apprendere che Nicotera era beneficiaria delle prebende regionali dalla cronista, e non dall’ente Comune. «Apprendo adesso che Nicotera fa parte dei Pisl- ha detto la Iannelli- e non comprendo perché la Sovrintendenza non è stata resa edotta da tale progetto, infatti abbiamo stipulato delle convenzioni con la stragrande maggioranza dei Comuni beneficiari dei Pisl».
La Iannelli sarà direttore scientifico del museo archeologico. Ovviamente sarà stipulata una convenzione con  il comune di Nicotera, il quale potrà, a sua discrezione, nominare dei funzionari.



Siti archeologici nel territorio nicoterese Nicotera ha un notevole patrimonio archeologico. Silvana Iannelli delinea i vari giacimenti storici e culturali esistenti sul territorio.
 La cittadina costiera, come ormai appurato da una serie di scavi archeologici, non può essere identificata con l’antica Medma, ma nel suo territorio vi erano distribuite, prima del II° secolo a.C., una serie di complessi agricoli, delle ville rustiche commerciali greche. Contrada Timpa e località Rinazzi erano considerate aree sacre, ovvero luoghi dove i greci si riunivano per pregare. Dal II° secolo a.C., in seguito alle guerre sannitiche, Nicotera, venne accorpata a Roma. Si cominciarono quindi a edificare ville romane, complessi agricoli o laboratori per la lavorazione dei più svariati materiali o del marmo. Come a esempio la Cava Romana. Nei suoi pressi, con ogni probabilità, doveva esserci un porto, dove le navi attraccavano per traportare le portentose colonne di marmo presso le capitali dell’antichità. Una complessa prospezione archeologica negli anni ’90, non ha trovato tracce del porto, è tuttavia oltremodo plausibile che presso la cava vi fosse un attracco per le navi.
A località Mortelleto troviamo poi una villa di epoca romana, i cui reperti rinvenuti all’interno saranno esposti presso il museo archeologico. In località Sovereto è stata identificata un’area archeologica, forse di carattere commerciale, sempre di epoca greco-romana. Località La Rota ha invece consegnato al presente reperti dell’era protostorica.
Insomma un immenso patrimonio storico culturale che sarebbe delittuoso non tutelare.
Enza Dell’Acqua




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