domenica 21 febbraio 2016

Questione mare nicoterese. Parla l'ingegnere Antonio D'Agostino portavoce del Forum delle associazioni di Vibo Valentia



Nicotera. La questione mare, per una città dalle marcate ambizioni turistiche, merita di stare al centro dell’attenzione di politica e istituzioni. Per avere delle idee più chiare in merito ad una vicenda spesso avvolta da troppe ambiguità, abbiamo interpellato l’ingegnere Antonio D’Agostino, portavoce del Forum delle associazioni di Vibo Valentia e attivista in prima linea in difesa dell’ambiente.
-Ingegnere, come sta il mare nicoterese?
«Secondo l’Arpacal, l’agenzia regionale per l’Ambiente, il mare nicoterese è di qualità eccellente. Un dato che contraddice palesemente la realtà. Ciò dipende essenzialmente dal fatto che, a mio avviso, i risultati pubblicati, essendo correlativi ad un monitoraggio insufficiente, finiscono con l’essere scarsamente significativi». 
-Può argomentare meglio.
«L’Arpacal effettua il monitoraggio su alcuni punti (Praicciola, Medameo, Oasi, Sayonara, Valtur e foce del Mesima). La qualità è risultata “eccellente” in tutti meno che negli ultimi due dove è stata classificata “scarsa” (acque non balneabili) per presenza eccessiva di Enterococchi ed Escherichia coli (dovuti a scarichi fognari). La criticità, dal 2010 (hanno in cui è cominciata un’azione di controllo prevista dal decreto legge 116/2008) al 2015, secondo l’Arpacal è circoscritta a tali aree. E questa verità ufficiale è quella che è sempre stata tenuta in considerazione a livello istituzionale, benché le percezioni visive (e aggiungerei olfattive) dicessero ben altro».
-Ma come mai l’Arpacal è sempre stata considerata un po’ come l’ipse dixit aristotelico ?
«In effetti l’ente si è sempre vestito di autorevolezza, pretendendo di detenere l’esclusiva dell’autenticità delle analisi; in realtà, val la pena di segnalare, come prima cosa, che l’Arpacal, per quanto mi risulta, contrariamente a molte altre Arpa italiane, non sarebbe nemmeno accreditata presso gli istituti ad hoc. Per il resto giova ricordare che non è solo la gente comune a dare un giudizio fortemente negativo, ma anche la Goletta verde di Legambiente, che ogni anno ci mette agli ultimi posti della graduatoria».
-Quanta politica c’è dentro l’Arpacal ?
«Direi che il titolo (Mare sporco o mare inquinato, ndr) dell’intervento della dirigente provinciale dell’Arpacal, Angela Diano, nel corso del convegno tenutosi di recente a Nicotera sulla tematica in oggetto, sia molto significativo: ci ha fatto venire in mente l’indimenticata affermazione pubblica di Giuseppe Scopelliti, quando era presidente della Regione, che dichiarò che il mare era sporco, ma non inquinato. Una definizione che, malgrado la sua palese contradditorietà, è stata spesso ripresa dall’Arpacal. Ma Scopelliti lo diceva da una postazione politica, mentre l’Arpacal in quanto struttura tecnica, dovrebbe dimostrare anche sul piano formale la sua terzietà. Non possono inoltre essere sottaciute alcune nomine apicali molto discusse e che hanno innescato alcuni procedimenti giudiziari di cui ha dato ampio conto la stampa».
-Eppure, c’è stata una piccola svolta: l’Arpacal ha dichiarato di non poter garantire la salubrità delle acque.
«E’ vero. Ma ciò è venuto alla fine di una polemica intervenuta nel corso dell’ultima stagione estiva  tra il sottoscritto e la dirigente del dipartimento prima citata. Anche in quella sede avevo sostenuto che i profili redatti dall’Arpacal si basavano su campionamenti insufficienti (1 prelievo al mese per 6 mesi) e che non tenevano nel dovuto conto il fenomeno dell’”inquinamento transitorio” che è quello che maggiormente affligge il nostro mare in concomitanza con il movimento ciclico delle correnti. E se il mare è, realmente o solo potenzialmente, inquinato, il principio di precauzione (sancito dal Codice dell’Ambiente) impone alle autorità competenti di applicare tempestivamente le misure atte a prevenire possibili danni alla salute dei cittadini e, nel contempo, di determinare le cause dell’inquinamento al fine di eliminarle. Ma ciò dalle nostre parti non si è mai verificato».
-Come definirebbe i profili forniti dall’Arpacal?
«Profili scadenti e giudizi eccellenti. Il monitoraggio, per dare risultati realmente rappresentativi, deve basarsi su osservazioni ripetute su appropriate scale spazio-temporali. “La caratteristica dei sistemi acquatici rende l’osservazione puntuale scarsamente rappresentativa della condizione ambientale”; non sono parole mie, ma si trovano scritte nel Piano di Tutela delle Acque della nostra Regione».
-Da cosa dipende l’inquinamento marino che sta mettendo in ginocchio il nostro turismo ?
«E’ lecito parlare di una multifattorialità. Si va dal problema mai risolto dei sistemi depurativi, agli scarichi abusivi di fanghi di processo nei corsi d’acqua, alle commistione di acque bianche e nere (come avviene nella rete fognante di Nicotera), alla scarsa funzionalità degli impianti di sollevamento che portano le acque reflue alla Iam di Gioia Tauro».
-Parliamo proprio della Iam.
«Sulla IAM andrebbe aperto un capitolo a parte, non avendo qui lo spazio necessario. Intanto parliamo delle stazioni di sollevamento gestite dal nostro comune. Nell’estate del 2013, insieme a Toni Capua del comitato “Mare pulito del Golfo”, abbiamo effettuato un sopralluogo, regolarmente documentato fotograficamente, di detti impianti ed abbiamo verificato che erano assolutamente privi di manutenzione con pompe non funzionanti e prive della seconda pompa di emergenza, pozzetti privi di chiusini, ecc. E’ inoltre risultato completamente assente un sistema di telecontrollo che avvisi tempestivamente in caso di guasti. Di recente poi, lo stesso Capua ha postato su Facebook una foto, fatta in località Timpa, di un imponente sversamento a cielo aperto di acque di fogna provenienti da Nicotera sopra».
-Quale potrebbe essere il ruolo dell’amministrazione comunale nella risoluzione del problema?
L’amministrazione prima ancora di qualsiasi altra opera pubblica dovrebbe guardare all’ambiente con la consapevolezza che la crescita di un territorio non può prescindere dalla qualità delle sue componenti. Il nostro mare è ormai l’unica fonte di lavoro sia per gli operatori turistici che per i pescatori locali che ancora esistono e resistono. Concludo dicendo che non usciremo da una situazione che appare sempre più incancrenita se non ripristinando il principio di responsabilità esteso a tutti i livelli ed a tutti i ruoli (e, aggiungo, mettendo da parte la deprecabile pratica dello scaricabarile). Gli amministratori pubblici, i funzionari degli uffici, gli operatori, devono interagire tra loro, perseguendo un unico fine: quello della difesa del territorio, della sua economia e della salvaguardia della salute dei cittadini. Chi sbaglia andrebbe sanzionato e chi è inadeguato dovrebbe lasciare il campo ad altri. Ma alla luce delle cronache quotidiane la vedo dura».

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