sabato 25 gennaio 2014

400 euro attesi dal Comune. Braccio di ferro tra Pina Lapa e il sindaco Franco Pagano.



Nicotera. Tutto comincia il 29 agosto 2013. Pina Lapa si reca in comune per chiedere al sindaco Franco Pagano l’autorizzazione per poter realizzare una serata in piazza Garibaldi. Lei, insegnante di portamento, è da qualche mese tornata a Nicotera, dopo molti anni trascorsi nella capitale. Ha deciso di festeggiare il suo rientro organizzando per il suo paese natale una sfilata di moda, in cui le protagoniste saranno le donne, tutte le donne, nel loro intramontabile fascino, al di là dell’età e dei chili di troppo. Compila la richiesta, che contiene la domanda di autorizzazione, e nella quale, tra le altre cose, l’insegnante chiede a Franco Pagano “un piccolo compenso per le spese a suo buon cuore”. Stando al racconto di Pina Lapa, il sindaco, in virtù di tale richiesta, «si impegna verbalmente, in presenza di testimoni, di fornire un rimborso spese, a spettacolo avvenuto, di 400 euro». La domanda viene regolarmente protocollata e la professoressa comincia i preparativi della manifestazione che ha luogo il 14 settembre. L’evento è un successone, più di mille persone accorrono nella centralissima piazza Garibaldi, a vedere sfilare, in sontuosi abiti da sera, molte signore di Nicotera. Casalinghe, mamme, impiegate, studentesse, magre o oversize, non importa: quella sera diventano tutte speciali, delle Kate Moss in salsa calabra, al di là di ogni inibizione o pregiudizio. Anche il sindaco Pagano sale sul palco per ringraziare l’organizzatrice della serata e le tante neo modelle, che hanno dato vita a una splendida manifestazione, in una serata settembrina di fine estate, quando la gente cominciava ormai a rintanarsi in casa. Fin qui tutto bello e tutto magico. Pina Lapa viene inondata di complimenti e inviti a riprovare a regalare serate così originali alla sempre più sonnacchiosa Nicotera.
I problemi per l’insegnante di portamento arrivano quando si reca al comune per chiedere il rimborso spese verbalmente pattuito con il sindaco. A dire della Lapa, essa viene regolarmente invitata a ritornare il giorno seguente, o dopo una settimana, in quanto le veniva detto che «i soldi non si trovano nel cassetto».
«Ogni volta tergiversavano- accusa Pina Lapa-  si inventavano nuove scuse». L’insegnante asserisce che gli amministratori, in primis il sindaco, le abbiano detto che «il Comune non può liquidare la somma senza una delibera, e che quindi l’avrebbero presto emanata per poterle corrispondere quanto stabilito». Il pellegrinaggio di Pina Lapa al municipio prosegue per tutti questi mesi. Intanto cresce il suo disappunto e la sua amarezza: i problemi economici l’attanagliano, il lavoro non va per il verso giusto, la crisi bussa anche alla sua porta. Le scade l’assicurazione, il che compromette l’uso dell’automobile, indispensabile per il suo lavoro. Quelle 400 euro le farebbero comodo per pagare la rata assicurativa, e attenuare un po’ la morsa dentro la quale si sente stritolata. Ad aggravare il suo stato di sconforto, è l’atteggiamento elusivo degli amministratori, essa sostiene, «nei confronti del debito contratto ». L’umiliazione aumenta quando viene mandata in banca a ritirare il compenso, ma dopo un’ora e mezza di fila, per lei non c’è nemmeno un centesimo. Avvilita e demoralizzata, l’insegnante urla il suo sdegno al sindaco, per l’ennesima presa in giro. La lunga sequela di mortificazioni la gettano in uno stato di protrazione dal quale fatica a risollevarsi. Un giorno poi comincia ad accarezzare il terribile proposito, come estremo gesto di protesta, di farla finita, e annuncia il drammatico intento su Facebook.
Il noto social network mette in moto una poderosa macchina della solidarietà. Pina viene sostenuta e invitata a reagire. Essa confessa ai suoi tanti amici, virtuali e non, che la sua rabbia e il suo sdegno, nascono dal sentirsi presa regolarmente in giro, in un momento difficile della sua vita.
La vicenda però è più ingarbugliata di quella che sembra, perché, a detta degli amministratori, non ci sarebbe mai stato alcun accordo pattuito tra l’insegnante e il Comune. Tant’è vero che non esiste una delibera in cui vi sia contemplato tale impegno di spesa. Non vi è niente di niente. L’unica carta scritta è la domanda protocollata fatta da Pina Lapa al sindaco. Che, in teoria, non le darebbe diritto al benché minimo compenso. Qualcuno sostiene che si potrebbe trattare di un impegno spesa fuori bilancio, che comunque troverebbe giustificazione nel corso del prossimo civico consesso. Mentre Pina Lapa attende i suoi soldi, ha intorno il mondo di Facebook che con estrema delicatezza tenta di asciugarle le lacrime. Ma non si vive di solo affetto. L’insegnante, corazzata dal sostegno di uno stuolo di amici virtuali, proverà ancora a combattere per ottenere ciò che le spetta. Ormai è una questione di principio.


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