giovedì 16 gennaio 2014

Ricadi: ufficio tributi nel caos.



Ricadi. Fuochi d’artificio nell’aula consiliare del comune costiero. Sono volate parole grosse tra il sindaco Giuseppe Giuliano e i due esponenti dell’opposizione Gianfranco La Torre e Franco Saragò. Gli argomenti all’ordine del giorno erano delicati, specialmente il secondo e il terzo, che trattavano, rispettivamente, la convenzione con l’unione dei comuni del versante ionico per servizi economico-finanziario e tributario, e l’approvazione dello schema di convenzione per Sua e Lavori Pubblici.
Argomenti che hanno fatto surriscaldare notevolmente gli animi. L’opposizione ha contestato i primi tre punti, che comunque hanno trovato la piena approvazione della maggioranza. Le delibere contestate sono quindi passate con grande disappunto dei consiglieri di minoranza, che hanno promesso di rivolgersi al prefetto, affinché il rappresentante territoriale del governo ripristini l’ordine delle cose e faccia chiarezza nelle questioni alacremente discusse. «Gli esponenti di minoranza si impuntano su questioni di lana caprina, noi invece facciamo fatti concreti», ha tagliato corto Giuliano. «Abbiamo approvato punti risolutivi a beneficio dell’intero territorio» ha precisato, «non possiamo  perdere tempo dietro fumose questioni, Ricadi attende di essere amministrata, e lo si deve fare cominciando dai punti critici che il comune ha». Uno di questi è il settore tributi, «un buco nero», come l’ha definito il sindaco, un ambito che attende di essere riordinato con estrema attenzione, dopo anni di totale incuria.
Il primo punto all’ordine del giorno era “la lettura e l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti”. Punto questo che, di norma, passa quasi inosservato nei consigli comunali. Invece ieri,  un atto puramente formale, ha dato vita a una bagarre incontenibile: il sindaco e il segretario comunale da una parte, l’opposizione (nelle persone di La Torre e Saragò) dall’altra, si sono scambiati una serie di sentite cordialità: epiteti come “ignorante” e “incapace” ribalzavano vivacemente tra gli scranni dell’aula consiliare, segno evidente di una totale simpatia reciproca. In pratica, l’opposizione contestava alla maggioranza l’aver portato in aula, per essere approvate, ben 57 delibere degli anni precedenti. Cosa inaudita per i consiglieri di minoranza, poiché, secondo gli stessi, è impossibile visionare tale mare magnum di atti amministrativi, senza aver la possibilità di coglierne inesattezze o punti di contestazione. «Portare le delibere in consiglio è stato un atto di cortesia», ha precisato il sindaco, il quale ha tenuto a sottolineare che tali documenti sono sempre visionali nell’albo pretorio del comune.
Con il secondo e il terzo punto si è entrati nella fase più delicata del civico consesso. Si è discusso infatti la questione del disastrato sistema tributario del comune e delle questioni inerenti la Sua e i Lavori pubblici. Entrambe tali convenzioni saranno stipulate con l’Unione dei comuni del versante ionico.
«L’evasione fiscale- ha sottolineato il sindaco- è una piaga per il comune di Ricadi. L’obiettivo della convenzione- ha aggiunto- è quello di mettere ordine in un settore caotico, di creare equità fiscale, di far pagare tutti per far pagare di meno». Questa convenzione, per la maggioranza, rappresenterebbe una svolta nell’ambito di un settore in preda al caos più totale. La convenzione promette di riscuotere quanto dovuto al comune dai cittadini, con una trattenuta, da parte dell’Unione, del 4%. Il risparmio è invece è dell’1% con la convenzione per Sua e Lavori Pubblici. La decennale esperienza dell’Unione, che, è doveroso specificare, è un ente pubblico, costituisce una garanzia per il comune.
Quarto punto, approvato all’unanimità, l’acquisizione a titolo non oneroso dell’ex stazione di vedetta di Capo Vaticano. Giuliano ha precisato che esistono, per la riqualificazione dell’ex vedetta, un finanziamento di 135 mila euro. Soldi già appaltati. Nei progetti del sindaco l’ex vedetta ospiterà un parco marino e un museo del mare, fruibile al pubblico, con grande ritorno economico e culturale per l’ente.  


Il no dell’opposizione.


Ricadi. Critica e pungente l’opposizione sui punti in discussione. La minoranza, che ha parlato per lo più per bocca di Gianfranco La Torre, fuoriuscito dalla maggioranza, dove ricopriva la carica di vice sindaco, e di Franco Saragò, ha motivato con grande solerzia il perché dell’alacre contestazione, in specie sui punti inerenti le convenzioni con l’Unione dei comuni del versante ionico. In buona sostanza, la stipula della convenzioni, non possono, per i consiglieri di minoranza, avere luogo per il semplice fatto che manca un parere di legittimità, parere che deve giungere dal dirigente dell’ufficio tributi e dell’ufficio tecnico. In mancanza di tale fondamentale sigillo di regolarità, la convenzione difetterebbe di un requisito fondamentale per poter decollare. L’ufficio tributi, ha fatto notare l’opposizione, non ha un dirigente dal 1 gennaio 2014, ragion per cui, Gianfranco La Torre si è fattore promotore di una proposta, non accolta dalla maggioranza. La Torre chiedeva, in pratica, un rinvio dell’approvazione della delibera, in attesa della presenza di un dirigente che acquisisse piena cognizione della criticità del settore. Il parere di legittimità è, per gli esponenti dell’opposizione, «un protocollo di legalità irrinunciabile». Per tale motivo, non solo hanno votato parere contrario all’approvazione della delibera ma hanno annunciato di rivolgersi alla prefettura. Per La Torre l’ufficio tributi è stato «smembrato»; la politica non si è mai impegnata per ristabilire l’ordine, per occuparsi del pregresso, dell’evasione fiscale.
Una delibera dell’ottobre del 2013, ha rammentato Saragò, prevedeva l’assunzione di tre dipendenti, dato che al momento ce ne sono soltanto due, i quali annaspano in un incuria senza precedenti. «Siamo a gennaio- ha sottolineato il consigliere- e quanto approvato in quella delibera non è ancora diventato un fatto concreto». L’ufficio tributi è al momento sguarnito di un responsabile, e tale evenienza, secondo la minoranza, rende proibitivo l’affidamento di un settore cosi ingarbugliato a un ente esterno.
E’ necessario occuparsi dei tributi, e ciò rappresenta un lavoro immane. Il comune, ha precisato Saragò, ha un residuo attivo in bilancio di ben dieci milioni di euro, mica briciole, soldi che risolleverebbero il comune da alcune evidenti criticità. Altro no dell’opposizione alla minoranza sulla convenzione sempre con l’Unione dei comuni del versante ionico per Sua e Lavori Pubblici.
L’opposizione ha tenuto a sottolineare che il comune ha una convenzione con la Provincia, sede della prefettura, ma anche con la CRE (acronimo per Calabria, Roma, Europa), la quale deve essere disdetta, prima che il comune sottoscriva una nuova convenzione con un altro ente.
Per l’opposizione appare oscura la motivazione che ha spinto l’amministrazione a scegliere la stipula della convenzione con l’Unione, e non è altresì tollerabile che settori così delicati che riguardano il futuro e lo sviluppo del comune di Ricadi, debbano avere dirigenti non locali, ma di un’altra area della Calabria.
Parere favorevole sull’ultimo punto, relativo all’acquisizione dell’ex vedetta di Capo Vaticano. Anche qui però, i consiglieri di minoranza hanno tenuto a sottolineare, che questa è battaglia che si combatte da anni, e il sindaco non può prendersi il merito di tale vittoria.



Caos e confusione nell’ufficio tributi, cui protest ?

Ricadi. Completamente nel caos il settore tributi del comune di Ricadi.
Spesso privo di un dirigente, con soli due dipendenti che hanno l’onore di gestire un’immensa mole di lavoro. Dipendenti sulle cui teste spesso pendono le ire di cittadini e stessi amministratori, in quanto gestirebbero con difficoltà la riscossione delle tasse. Se una responsabilità c’è, invece, a quanto è dato sapere, dovrebbe essere imputata ai vari politici e amministratori che si sono avvicendati nelle cabine di comando, e che non hanno mai affrontato e messo in ordine un importante e delicato settore, un settore che frutterebbe all’ente, decine di milioni di euro annui, che permetterebbero di alleggerire i cittadini dei vari balzelli di cui sono oppressi. E invece niente. Anno dopo anno, permane la confusione, l’anagrafe tributaria non è da rifare, ma proprio da elaborare. Si fatica a rintracciare i tanti contribuenti, a scovare gli evasori. Addirittura molti tributi sono caduti in prescrizione e addio denaro.  Il comune ha in bilancio un residuo attivo di dieci milioni di euro. Un ufficio, insomma, «smembrato», come l’ha definito La Torre.
Ma il comune di Ricadi non è un comune come tanti altri, il suo l’ufficio tributi è un luogo da cui, in teoria, ma solo in teoria, dovrebbero passare milioni e milioni di euro. Stiamo parlando di un territorio che conta più di 170 strutture ricettive, 17 mila posti letto, un vero patrimonio in termini tributari. E invece no. Caos e confusione. Cui prodest?






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