mercoledì 8 gennaio 2014

L'ospedale di Nicotera-







Nicotera. Se esistesse il turismo del degrado e della mala politica, l’esigente visitatore dovrebbe fare tappa obbligata a Nicotera. Qui, in via Filippella, affacciato sull’incantevole piana di Gioia Tauro, si trova uno dei più portentosi fulgidi esempi dello spreco pubblico e della brutta politica. E’ l’ospedale di Nicotera. Simbolo delle false promesse, dell’incuria, dell’indifferenza e dello spregio del diritto basilare dei cittadini, che è il diritto alla salute.
L’ultima promessa vuole che l’ospedale di Nicotera ospiti quella che di chiamerà la “casa del sorriso”, ovvero una specie di casa della salute, moderna concezione della sanità al servizio delle persone. Tuttavia l’edificio che dovrebbe veder nascere l’innovativo progetto si mostra agli occhi degli osservatori assai malconcio.
Eppure quando è stato concepito e costruito, l’ospedale di Nicotera avrebbe dovuto essere un baluardo per il diritto alla salute dei cittadini, in un bacino di utenza di 25/ 30 km, al servizio di oltre 20 mila abitanti che aumentano in modo esponenziale nel periodo estivo.
I lavori nel nosocomio nicoterese sono iniziati nel 1975. Nell’82 l’ospedale era pronto per essere messo in funzione. Tuttavia il tasto start non è mai stato azionato, o meglio, azionato solo a metà. Per una serie di ragioni, tutte correlate, da quanto è dato sapere, alle beghe politiche che rallegrarono la cittadina costiera in quegli anni. Anni di grandi prospettive e di occasioni da non perdere. Tuttavia, sembrerebbe che, in quegli anni, chi rappresentava politicamente Nicotera si sia fatto scappare un treno che non passò mai.
Da allora in poi sono state erogate, da parte di politici e istituzioni, una marea di promesse. Stranamente elargite in concomitanza dei periodi elettorali.
In realtà l’ospedale veniva lentamente depauperato delle sue risorse principali: molti ambulatori sono stati progressivamente chiusi, il laboratorio analisi effettua i soli prelievi (le provette sono portare in altre strutture per essere analizzate), non vi è una postazione del 118. Amministratori e cittadini nicoteresi si aggrappano alle speranza che le promesse fatte dai politici e dal management aziendale non siano disattese. In buona sostanza, si campa di belle speranze, mentre sembrerebbe che ciò che conta davvero per la tutela del diritto alla salute a Nicotera (e tutto il suo entourage, ovviamente), è avere qualche santo in paradiso, evenienza questa che viene definita, in modo più politicamente corretto, forza contrattuale degli amministratori locali nelle opportune sedi.
Tre piani, 120 posti letto. Cosa rimane adesso della grande struttura ospedaliera? Innanzitutto estenuanti lotte per mantenere in piedi i pochi servizi esistenti (anche il centro di obesità rischia la chiusura), e poi un’incuria disarmante. Benché l’Asp si sia impegnata in questi giorni di rimuovere le erbacce che crescevano da secoli a margine della struttura, il degrado fa bella mostra di sé in vari punti della struttura. Vetri rotti, umidità divorante sui muri, porte lesionate, intristiscono, ma sembrano il meno peggio quando sul davanzale di una finestra interna, nei pressi delle stanze dell’h24 e del laboratorio analisi giace un cumulo, in progressivo aumento, di deiezioni di piccione. Tale materiale è notoriamente nocivo e pericoloso per la salute umana, in specie per i neonati e i soggetti immunodepressi, in quanto contiene un fungo,  criptococco neoformans, che provoca la temibile meningite.
Questo scenario inquietante cozza pericolosamente con le buone intenzioni dei politici passati da qui. Intenzioni che al momento sono rimaste tali.
Resiste allo scempio il servizio dialisi, bell’esempio di servizio erogato ai pazienti che giungono anche da zone fuori dalla provincia.
Le prossime lotte che si sono prefissati di condurre cittadini e amministratori sono quelle della postazione del 118 e della “casa della salute”. Ma per ogni lotta, ci vuole tanta fede, e la benedizione della politica, sembra infatti ormai ovvio ai disillusi cittadini che non si può combattere senza una buona corazzata politica.
Enza Dell’Acqua





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