mercoledì 8 gennaio 2014

Un giovane neodiplomato e le opportunità lavorative del Vibonese.



Nicotera. Giovanni si è diplomato lo scorso anno. Non ha intenzione di proseguire gli studi: la sua famiglia non può sostenerlo. Il giovane decide quindi di intraprendere l’unico percorso possibile: tentare di inserirsi nel mondo del lavoro. Una strada non semplice. Giovanni non conosce ancora tutte le incognite che nasconde il suo territorio, sa che è infestato dalla criminalità; sa che molti suoi amici si sono trovati davanti a un’unica alternativa al vagabondare in paese, al diventare preda dal malaffare- che guarda ogni giovane squattrinato come possibile soldato da arruolare nell’esercito della manovalanza- e questa alternativa era, ed è, per molti, la valigia.
Giovanni non vuole lasciare il paese natìo. Le scelte che gli si presentano davanti non possono definirsi variegate, anzi sembrano piuttosto limitate. Infatti, nel Vibonese i giovani che cercano lavoro possono battere tre percorsi fondamentali. Il primo è quello correlato all’industria turistica. In questo caso, un giovane dovrebbe orientarsi verso il distretto turistico Capo Vaticano-Tropea. Si parla chiaramente di lavori stagionali, finiti i quali Giovanni si ritrova nuovamente disoccupato, e, se riesce a maturare, gli adeguati parametri richiesti, ad ottenere un sussidio di disoccupazione. Oppure potrebbe orientarsi nell’ambito dell’agricoltura. Ma tale settore è vistosamente in crisi. Sempre nell’area di Capo Vaticano va per la maggiore la coltivazione, la raccolta e l’esportazione della cipolla rossa di Tropea. Ma, a quanto è dato sapere, anche questo settore sta andando incontro ad un preoccupante calo.
Inoltre, quell’agricolo è un settore in cui crescono in modo esponenziale, le assunzioni di manodopera straniera. Le mancanza di pretese di questi lavoratori che vivono sotto il livello di povertà, è un prerogativa che favorisce la loro assunzione, a scapito dei lavoratori italiani.
A questo punto Giovanni, potrebbe orientarsi verso una di quelle pochissime aziende sparse sul territorio che resistono alla crisi e agli artigli della criminalità. Si tratta di aziende che operano prevalentemente nel settore alimentare. Giovanni prepara un curriculum (piuttosto scarno per la verità) e lo invia alle varie aziende. Mentre attende fiducioso una convocazione, gli passa per la testa che forse avrebbe fatto meglio a trovare una buona raccomandazione, e farsi assumere tramite qualche conoscenza. Crescendo, ha sempre sentito storie di gente che ha trovato un posto di lavoro attraverso la classica spintarella, e che tutte le pastoie burocratiche e la stesura dei curriculum sono solo delle inutili perdite di tempo.
La storia e la mentalità di Giovanni, ragazzo pieno di buone intenzioni e di paure per l’incerto futuro, fotografa la storia di tanti ragazzi che si affacciano nel mondo del lavoro, in un territorio depresso e privo di opportunità come il Vibonese. Non è che uno dei tanti numeri che si trova inserito in quelle impietose statistiche che puntualmente ci fornisce l’Istat.
«I giovani residenti nelle regioni meridionali- raccontano le analisi demografiche- presentano un numero di ingressi nel mercato del lavoro decisamente inferiore al resto del territorio, segnalando le condizioni di maggiore disagio nell’inserimento occupazionale.
Le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro sono, determinate dalla scarsità dei canali di informazione e soprattutto dalle inefficienze del sistema pubblico di intermediazione. La maggior parte dei primi ingressi nel mercato del lavoro avviene, difatti, grazie al ricorso a forme tradizionali di comunicazione che sfruttano le conoscenze dirette: circa il 55% dei giovani trova la prima occupazione attraverso le segnalazioni  di parenti e amici. La quota dei giovani meridionali entrati nel mercato del lavoro entro un anno dalla conclusione degli studi (15,8% del totale)- incalza impietosa la statistica- è nettamente inferiore a quella tipica del Nord e del Centro, rimarcando, ancora una volta, le maggiori difficoltà di inserimento sperimentate al Sud».
Poche opportunità e scarsità di inserimento. La valigia non viene mai deposta sull’armadio, è sempre pronta per contenere vestiario e speranze.

Nessun commento:

Posta un commento