giovedì 9 gennaio 2014

Don Sisto. 27-12-2013




Nicotera. Per i funerali di don Sisto De Leo, parroco della chiesetta di Santa Croce, sono accorsi in tantissimi dall’intero entourage nicoterese: Joppolo (suo paese natale), Limbadi, le rispettive frazioni. Le strade della città, in genere desolate alle tre del pomeriggio, ieri erano invase dagli automezzi. Ma in molti sono giunti a piedi, complice il sole che inondava la città: nessuno ha voluto mancare al funerale di un uomo mite che ha consacrato la sua vita a Dio.
Il lungo corteo funebre si è snodato dalla sua chiesetta, dove è stata allestita la camera ardente, e si è diretto verso la cattedrale. Presenti alla muta processione, chiusa nel silenzio della preghiera e della riflessione, tutti gli amati parrocchiani di don Sisto. In testa all’accompagnamento le autorità civili e militari, nelle persone del sindaco Franco Pagano e del luogotenente dei Carabinieri della stazione di Nicotera, Raffaele Castelli.
Ad accogliere il feretro in chiesa, il vescovo della diocesi Mileto-Nicotera-Tropea ,monsignor Luigi Renzo e uno stuolo di sacerdoti. Messa solenne e sontuosa ufficialità scandita da cori altisonanti e notevoli discorsi per un uomo semplice e buono, un sacerdote sempre dietro le quinte, a fianco dei malati e dei bisognosi, e la cui immagine è forse collegata a una antica consuetudine nicoterese, ovvero la benedizione nelle case; mansione  questa svolta da don Sisto ogni anno, nel mese di maggio: seguito da uno nugolo di turbolenti chierichetti, il sacerdote di Santa Croce girava casa per casa benedicendo cose e persone, declamando preghiere, e ricordando agli abitanti delle case che esiste un Dio misericordioso.
Don Sisto era stato anche un insegnante di lettere presso l’istituto agrario di Joppolo. Nel 1988 è giunto a Nicotera. Qui gli fu affidata la parrocchia di Santa Croce, mentre da circa sei anni, svolgeva la sua missione anche presso la chiesa di San Francesco.
Nonostante le precarie condizioni di salute, don Sisto ha celebrato la messa fino ai suoi ultimi giorni. Agli occhi dei fedeli era sembrato nelle scorse settimane abbattuto e dimesso. Ciò nonostante, senza battere ciglio e senza lamentarsi, aveva continuato a svolgere la sua missione sacerdotale, aveva offerto sostegno e vicinanza ai molti parrocchiani; nell’officiare la messa aveva spiegato con le poche forze che gli erano rimaste le parole del Vangelo, le braccia stanche avevano sollevato l’eucarestia, mistero del culto cristiano, e aveva distribuito la comunione ai fedeli. Benché stremato aveva celebrato fino alla fine la funzione sacra. Ma prima di congedarsi aveva impartito una sentita benedizione ai suoi amati parrocchiani, che però compresero che il gesto donato da quelle mani ormai esauste aveva il sapore di un addio, come un bacio di commiato che un padre, giunto al termine della sua vita terrena, dona ai propri figli.
Tutti i suoi parrocchiani hanno voluto salutarlo, anche al di fuori dell’ufficialità del funerale solenne. E le così le tante persone anziane, la cui vita semplice e scarna è spesso scandita dalle funzioni religiose della parrocchia di appartenenza, la sera di giovedì hanno voluto sfidare un tempo da lupi. Sotto un’implacabile pioggia battente, avvolti nei cappotti e nelle sciarpe di lana, cercando di proteggersi dalla pioggia sotto fragili ombrelli che il vento tentava di strappare via, hanno aspettato davanti alla chiesetta di Santa Croce che giungesse dall’ospedale di Vibo la salma di don Sisto. Lo hanno atteso, nonostante la bufera inclemente, semplicemente per dirgli “grazie di tutto, ci mancherai”, con i loro gesti semplici hanno declamato il più vibrante e commovente discorso.
Enza Dell’Acqua

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