sabato 25 gennaio 2014

I soci della BCC di San Calogero dico no alla fusione: ecco le ragioni del “NO”.



San Calogero. Soci della BCC di San Calogero sul piede di guerra. Dicono di no alla paventata fusione con la BCC di Maierato. E per dare voce e concretezza a questa opposizione, si sono ritrovati circa in settanta, sabato scorso, presso i locali dell’ex Saub della cittadina dell’entroterra vibonese. Qui hanno discusso della possibilità, sempre più reale, che venga riconsiderato l’attuale assetto della banca di San Calogero, operando la fusione con l’istituto di Maierato. Il fine di tale iniziativa, da quanto è dato sapere, sarebbe quello di rafforzare le potenzialità patrimoniali, organizzative e professionali presenti nelle due banche. Ma i soci non ci stanno, e le argomentazioni dei supporters della fusione non li convincono affatto. La BCC di San Calogero non si tocca, dicono, per tal motivo porteranno avanti, senza se e senza ma, la loro campagna anti accorpamento. La prossima assemblea è già stata fissata per sabato. Gli organizzatori stanno cercando di coinvolgere altri aderenti e, c’è chi giura, che nei locali dell’ex Saub che accoglierà ancora una volta la riunione, saranno più di duecento. Il prossimo step dunque prevede un incontro “allargato” ad altri consociati; incontri che potrebbero “allargarsi” a dismisura se si pensa che essi sono, in tutto il Vibonese, 1478, non certo quattro gatti dunque, e se tutti la pensano come gli agguerriti promotori del fronte del No, allora il progetto fusione potrebbe essere messo in discussione. Da indiscrezioni si evince che nella prossima adunanza gli associati discuteranno della necessità di raccogliere le firme per chiedere un’assemblea  che veda presente il presidente del consiglio di amministrazione Antonino Barone, e con lui ridiscutere l’annosa quaestio.
Per adesso, per combattere una degna battaglia, si è già costituito un comitato, ma si vocifera che nella resistenza saranno presto coinvolti anche i cittadini di San Calogero, i quali sarebbero anch’essi agguerriti riottosi. Alla cittadinanza si chiederà di dire no con la democratica arma della sciopero: sit in e serrate per salvare il perno intorno al quale gira l’economia della cittadina pedemontana.
Si perché, la ragione principale che anima i sancalogeresi nella loro battaglia per mantenere l’autonomia della loro banca, è proprio il fatto che essa rappresenta il motore economico pulsante della cittadina. Ma non solo. San Calogero si identifica con la sua banca, che riceve e soddisfa ogni giorno le esigenze di una vasta utenza, che giunge da ogni dove. Essa è nata nel 1977, dalla volontà di 120 soci fondatori.  Il 28 novembre di quell’anno alle 8 del mattino venne aperto al pubblico lo sportello ed iniziava il suo cammino con un solo dipendente. Oggi la Banca di san Calogero ha 24 dipendenti, un patrimonio di oltre 19 milioni di Euro e tre filiali operanti (Mesiano, Ricadi, Spilinga), mentre una nuova dovrebbe presto essere aperta a Vibo Valentia.
«Fondendosi con l’istituto di Maierato- argomentano i fautori del no- la nostra banca perderà il suo logo, la sua identità. Diventerà la BCC di Vibo Valentia e il nostro istituto diventerà una semplice succursale».
C’è addirittura chi ipotizza che la fusione servirebbe a “salvare” la Banca di Maierato, i cui bilanci non sarebbero eccellenti. Sta di fatto che ormai da qualche anno la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo ha concertato delle strategie di crescita di cui la fusione si prefigura come la mossa vincente. In realtà, tale operazione continua a lasciare molti scontenti su tutto il territorio nazionale.
Per adesso qualcuno dovrà dialogare con gli scontenti di San Calogero, che tengono stretta la loro banca e, c’è da giurarci, non molleranno facilmente la presa.


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