domenica 1 ottobre 2017

Quando il nipote di "Fernando", il disabile chiuso in un pollio, diceva che lo zio stava bene e non gli mancava nulla.



Nicotera. La notizia delle condizioni di vita del povero Fernando e del terribile bugigattolo dove era costretto a vivere ha commosso e indignato la città che si è chiesta come sia stato possibile che per così tanto tempo nessuno si sia accorto di quella tragedia domestica che si consumava lentamente in paese. Teatro di questa triste storia una delle tante arterie interne poste sul lungo percorso di contrada Timpa, all’ingresso di Nicotera Marina. In fondo a uno di questi bracci, dalla strada sterrata e da cui si intravedono i dirupi millenari della “Timpa”, si trova la prigione di Fernando. Ma adesso lui è stato portato via da quello squallore: si trova in un altro luogo, in attesa di essere trasferito in un centro specializzato per la cura e l’assistenza di persone con disabilità mentale. Così ha infatti deciso il giudice tutelare. A mezzogiorno circa il sole è inclemente e in quella strada brulla e solitaria la canicola si fa insopportabile. La gente osserva dalla finestra i giornalisti che si aggirano in quella via silenziosa cercando di individuare la casa dove abitava Fernando. Nessuno ha voglia di parlare. Dell’esistenza di Fernando qualcuno se ne era persino dimenticato, tanto il tempo che non lo si vedeva più. Per qualcun altro poteva essere andato a vivere altrove, ma non qui, dato che la sua presenza si era come volatilizzata. Ci avviciniamo al cancello oltre il quale c’è l’abitazione di quelli che gli inquirenti hanno definito gli aguzzini del 59enne segregato, una struttura a metà tra una villetta e una casa di campagna. Si avvicina un giovane, avrà poco meno di trent’anni, il viso arso dal sole. Ci guarda con aria ostile e diffidente. Dice di essere il nipote di Fernando. Alle nostre domande su come stesse lo zio, risponde seccamente che l’uomo “stava benissimo”. «Non gli mancava niente: mangiava, beveva e dormiva». Elencando i bisogni elementari dell’essere umano ritiene di raccontare una vita felice e dignitosa. Gli chiediamo perché la Polizia municipale e i Carabinieri abbiamo rilevato tutt’altro. Ci risponde girando i tacchi e andandosene, farfugliando che su quanto è stato detto non c’è niente di vero. Ma ciò che adesso conta è Fernando possa vivere un vita più dignitosa e amorevole.

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